Per quattro giorni Soverato è diventata un laboratorio diffuso di ricerca, creazione e confronto, accogliendo spettacoli, open studio, residenze artistiche, incontri professionali e momenti di dialogo
Si è conclusa domenica 21 giugno la seconda edizione di IRA Festival, il progetto
internazionale dedicato alle arti performative contemporanee che dal 18 al 21 giugno ha
trasformato Soverato (Catanzaro) in una piattaforma di incontro tra artisti, operatori culturali, direttori di
festival, curatori, produttori e pubblico provenienti da numerosi Paesi del mondo.
Per quattro giorni la città calabrese è diventata un laboratorio diffuso di ricerca, creazione
e confronto, accogliendo spettacoli, open studio, residenze artistiche, incontri professionali
e momenti di dialogo che hanno attraversato teatri, cortili, palestre, campi da basket, sale
parrocchiali e spazi non convenzionali, confermando la vocazione di IRA come progetto
capace di intrecciare comunità locale e reti culturali internazionali.
Ideato e diretto da Settimio Pisano e Pietro Monteverdi, IRA – International Institute for
Performing Arts – si conferma una delle esperienze più innovative del panorama
nazionale, un modello che unisce festival, piattaforma professionale e programma di
residenze in un unico ecosistema dedicato alla crescita delle nuove generazioni artistiche
e alla circolazione internazionale delle opere.
LE ULTIME DUE GIORNATE: TRA RICERCA, SPERIMENTAZIONE E SGUARDI SUL
FUTURO
Le giornate del 20 e 21 giugno hanno rappresentato in maniera esemplare l’identità di IRA
Festival, alternando momenti di creazione in divenire, spettacoli compiuti e occasioni di
incontro tra artisti e operatori provenienti da differenti continenti.
Tra gli appuntamenti più significativi di sabato e domenica, si è distinta la prima assoluta di
“Stanza (Soverato)” di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, una performance one-to-
one sviluppata l’interno di una camera l’albergo. Un lavoro radicale e intimo che ha
invitato gli spettatori a confrontarsi con una dimensione sospesa tra sonno, vulnerabilità,
esposizione e abbandono, ridefinendo il rapporto tra performer e osservatore.
Grande attenzione anche per l’Open Studio “MALIA – studio sull’incanto” della compagnia
Parini Secondo, una ricerca scenica che intreccia suggestioni provenienti dalla musica
trance e dal black metal, immaginari esoterici e dinamiche della seduzione
contemporanea, dando vita a un universo performativo ipnotico e perturbante.
In serata il Teatro sul Mare ha accolto “Manifestus” di Jacopo Jenna, una riflessione
coreografica sul potere delle immagini, sulla costruzione dei simboli e sulla memoria
collettiva, in un lavoro che conferma la capacità dell'artista di coniugare ricerca storica e
linguaggi performativi contemporanei.
Tra gli appuntamenti più seguiti della giornata anche “Special K” della compagnia cilena La
Mona Illustre, spettacolo che intreccia teatro fisico, umorismo e dimensione onirica per
raccontare fragilità, desideri e contraddizioni dell’essere umano attraverso una scrittura
scenica visionaria e coinvolgente.
Grande partecipazione inoltre per “Daughter of the Sea”, creazione della performer e
coreografa hongkonghese Stella Chan, un lavoro che intreccia danza contemporanea,
memoria e identità territoriale, evocando attraverso il corpo un dialogo profondo tra
appartenenza, migrazione e rapporto con il mare.
A chiudere la giornata è stato “Under Control” dello sloveno Luka Piletič, intenso lavoro
teatrale che mette in discussione i meccanismi del controllo sociale, dell’identità e della
rappresentazione del corpo, portando in scena una riflessione sui limiti tra libertà
individuale e condizionamento.
L’ultima giornata del festival ha proseguito il percorso di apertura ai processi creativi
attraverso gli Open Studios delle residenze artistiche internazionali.
“Chucao: Sensitive Interface Biome” di María Catalina Jorquera ha proposto un
ecosistema performativo ispirato al canto del Chucao, uccello endemico delle foreste
australi cilene. Un dialogo continuo tra corpo, suono e tecnologia generativa che ha
esplorato nuove forme di relazione tra esseri umani e ambiente naturale.
Con “Vorreië ca scisse la lunë”, casagrande//giorgini ha presentato un concerto
performativo nato da una ricerca sui canti di tradizione agricola abruzzese. Una partitura
vocale e musicale capace di trasformare la memoria popolare in esperienza
contemporanea e immersiva.
“NU” di Virginia Spallarossa ha invece offerto al pubblico uno studio essenziale e
raffinato sul corpo e sulla sua capacità di generare senso attraverso il movimento,
confermando il valore della ricerca sviluppata all’interno del programma residenziale. Su
musica barocca, dolcezza e tormento, piacere e dolore, vita e morte, si intrecciano unendo
l’integrità e la sacralità dei corpi dei due danzatori.
Tra gli appuntamenti più attesi della serata conclusiva, “NICO, DESERTSHORE” di
Giovanfrancesco Giannini ha costruito un intenso dispositivo site-specific dedicato
all’universo poetico e musicale di Nico, figura iconica della cultura europea del Novecento,
mentre il Teatro Comunale ha accolto la prima europea di “Todo lo que me falta” di Juan
Pablo Galimberti, lavoro teatrale che affronta il tema dell’identità, della mancanza e della
costruzione della memoria personale attraverso una scrittura scenica potente e
profondamente contemporanea.
UNA PIATTAFORMA INTERNAZIONALE NEL CUORE DELLA CALABRIA
A caratterizzare IRA Festival non è soltanto la qualità della proposta artistica ma
soprattutto la sua dimensione internazionale.
Nel corso delle quattro giornate, Soverato ha ospitato direttori artistici, programmatori,
produttori e curatori provenienti da numerosi Paesi, coinvolti in incontri professionali, momenti di networking e occasioni di confronto che hanno permesso agli artisti ospitati di
presentare i propri lavori e costruire nuove opportunità di circuitazione internazionale.
In questo senso IRA non rappresenta semplicemente una vetrina di spettacoli ma un vero
e proprio dispositivo di sviluppo culturale capace di creare connessioni concrete tra la
Calabria e alcune delle più importanti reti internazionali delle arti performative
contemporanee. La presenza di operatori provenienti da realtà di primo piano del panorama mondiale
conferma il crescente interesse verso un progetto che, in soli due anni, è riuscito a
costruire una credibilità riconosciuta ben oltre i confini nazionali.
UN BILANCIO CHE GUARDA AL FUTURO
La seconda edizione di IRA Festival consegna al territorio un risultato importante: avere
dimostrato che la Calabria può essere non soltanto luogo di ospitalità artistica ma anche
centro di produzione culturale contemporanea, spazio di confronto internazionale e
laboratorio permanente di innovazione.
L’intreccio tra spettacoli, residenze, piattaforma professionale e coinvolgimento della
comunità ha generato un’esperienza che va oltre il formato tradizionale del festival,
contribuendo a costruire nuove prospettive per il sistema culturale del Mezzogiorno.
A sintetizzare il significato di questo percorso sono le parole del co-direttore Pietro
Monteverdi:
«Soverato è da ora sulla mappa delle arti performative mondiali. Abbiamo iniziato un
percorso virtuoso e i continui attestati di stima che ci arrivano dai nostri colleghi da tutto il
mondo ne sono la prova. Soverato e la Calabria sono nomi ora pronunciati a San Paolo,
Santiago del Chile, Ginevra, Bruxelles, Hong Kong, Berlino e tanti altri luoghi del mondo.
Le grandi professionalità che hanno partecipato, direttori di alcune delle realtà più
importanti del mondo, hanno dimostrato grande interesse verso il nostro progetto,
riconoscendo l’enorme potenziale della nostra terra e il grande lavoro che abbiamo fatto in
soli due anni di permanenza.
Adesso è il momento che il territorio risponda, si stringa intorno a noi e ci dia ancora più
forza per crescere e stabilizzarci. Vi aspettiamo, abbiamo bisogno di voi».
È proprio in queste parole che si concentra il lascito più significativo dell’edizione 2026: la
consapevolezza che, per alcuni giorni, la Calabria sia stata il centro di una rete
internazionale di relazioni artistiche e culturali, e che da questa esperienza possa nascere
un progetto stabile capace di generare opportunità, visibilità e nuove traiettorie di sviluppo
per l’intero territorio.
IRA Festival chiude dunque la sua seconda edizione confermando la propria missione:
costruire ponti tra periferie e centri, tra Sud Italia e mondo, tra ricerca artistica e comunità,
trasformando Soverato in uno dei luoghi più dinamici e promettenti della scena
performativa contemporanea internazionale.

