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I Diari del Cigno Nero Florencia Martinez

Redazione
Ultima modifica: 26 Agosto 2026 08:23
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I Diari del Cigno Nero
Florencia Martinez
24 settembre – 24 novembre 2026
Gilda Contemporary Art – Via San Maurilio 14, Milano

Gilda Contemporary Art inaugura il 24 settembre 2026 la mostra personale di Florencia Martinez, I Diari del Cigno Nero, un progetto inedito nato da un intenso percorso di ricerca durato quasi un anno e mezzo e dedicato alle fragilità del presente, alle trasformazioni della società contemporanea e alle ferite che attraversano il nostro tempo.

Il titolo prende spunto dal celebre saggio Il cigno nero (Nassim Nicholas Taleb) reinterpretandone il significato. Se il "cigno nero ‘rappresenta l’evento imprevedibile capace di modificare radicalmente il corso della storia, i ‘diari’ diventano il luogo in cui quell’imprevedibilità viene registrata, sedimentata e trasformata in memoria visiva. Guerre, migrazioni, violenze, distruzione, controllo e spaesamento: eventi che fino a pochi anni fa sembravano appartenere ai libri di storia e che oggi sono tornati a occupare
il nostro presente. Più che una riflessione politica, I Diari del Cigno Nero propone un'indagine antropologica sull’essere umano contemporaneo. Martinez osserva la nostra quotidiana esposizione alle immagini della violenza, la progressiva assuefazione al dolore collettivo e quella sospensione emotiva che rischia di trasformare l’impotenza in una forma di convivenza con l’orrore.

Curata da Cristina Gilda Artese, la mostra si articola in tre nuclei tematici – Stratificazioni o Morfologia della memoria, Invisibilità e Conquiste – concepiti come capitoli di uno stesso racconto. Il primo presenta Bulldozing, una serie di grandi opere tessili realizzate quasi esclusivamente con materiali di recupero: tessuti dismessi, frammenti e scarti vengono stratificati, cuciti e trasformati in superfici dense di memoria. Toni della terra, aranci bruciati e bruni raccontano un paesaggio continuamente demolito e ricostruito, metafora di una distruzione che investe non soltanto gli spazi fisici ma anche le relazioni sociali, le identità e la memoria collettiva. Ogni opera assume la forma di un diario materico in cui le superfici trattengono le tracce di ciò che il tempo e la cronaca tendono rapidamente a cancellare. Il secondo ambiente accoglie una potente installazione nata da una frase pronunciata inun dibattito televisivo nel contesto del conflitto israelo-palestinese e divenuta rapidamente virale: «Mi definisca bambino». L’artista assume quella domanda,formulata nel tentativo di mettere in discussione l'innocenza delle vittime nei conflitti armati, come simbolo dello smarrimento etico del nostro tempo. Figure infantili imprigionate entro strutture nodali, ciotole che evocano la fame, corvi in ceramica e riferimenti ai sistemi di controllo e alle dinamiche del potere costruiscono un ambiente immersivo che affronta il tema della vulnerabilità senza cedere alla retorica, restituendo allo spettatore tutta la complessità di una tragedia che riguarda l’intera umanità.
Completa il percorso la serie Palazzi di cristallo, opere apparentemente più luminose e decorative che, osservate da vicino, rivelano narrazioni di migrazione, sradicamento, famiglie in cammino e destini sospesi. Una leggerezza solo apparente che invita a oltrepassare la superficie dell’immagine per coglierne la profondità simbolica. Realizzata interamente attraverso il linguaggio della fiber art, questa mostra mette in primo piano una delle direzioni più significative della ricerca di Florencia Martinez. Le opere, come già detto, sono realizzate quasi esclusivamente con materiali di recupero, che l’artista sottrae alla loro funzione originaria per trasformarli in archivi di memoria. Il tessuto, con le sue stratificazioni, cuciture e ricuciture, diventa così metafora delle ferite del presente e della possibilità di ricomporre ciò che appare irrimediabilmente lacerato, inserendosi in un percorso artistico che da sempre attraversa molteplici media e linguaggi. L’attenzione alla sostenibilità che attraversa I Diari del Cigno Nero, anche attraversol’impiego quasi esclusivo di materiali di recupero, trova una naturale consonanza con l’identità di Gilda Contemporary Art. Fin dalla sua fondazione, la galleria porta avanti
un impegno concreto sul fronte ambientale, compensando le proprie emissioni di CO₂ attraverso Phoresta ETS. Una scelta che accompagna la sua attività culturale e curatoriale nella convinzione che anche l’arte possa contribuire a promuovere una più
consapevole responsabilità verso l'ambiente. Per Cristina Gilda Artese, direttrice di Gilda Contemporary Art e curatrice della
mostra, questa esposizione segna una svolta significativa nel percorso dell’artista: ‘Con I Diari del Cigno Nero Florencia Martinez compie un importante salto di maturità. Alla dimensione autobiografica e intimistica delle sue ricerche precedenti si affianca oggi uno sguardo più ampio, capace di interrogare l’essere umano nella sua dimensione collettiva. È una mostra intensa, costruita con grande rigore, che affronta temi complessi senza cedere alla cronaca o alla semplificazione ideologica, scegliendo il linguaggio universale dell’arte.’
La mostra segna anche il ritorno di Florencia Martinez negli spazi di Gilda Contemporary Art dopo Tundra. In occasione del progetto sarà pubblicato un catalogo edito da Arsprima Edizioni, che raccoglierà anche altri lavori sviluppati dall’artista negli ultimi mesi. Nella fase conclusiva dell'esposizione sarà inoltre presentato un nucleo di fotografie realizzate con tecnologia a infrarossi: opere concepite come naturale prosecuzione del percorso espositivo, capaci di aprire uno spiraglio verso una possibile dimensione di speranza e di immaginare nuove prospettive sul futuro.

Florencia Martinez
Nata in Argentina e attiva in Italia, Florencia Martinez sviluppa una ricerca multidisciplinare che attraversa differenti linguaggi espressivi, dalla fiber art all’installazione, dalla fotografia al disegno, fino alla sperimentazione con materiali e pratiche tessili. Ogni medium viene scelto in funzione del progetto, diventando lo strumento più adatto per indagare temi legati alla memoria, all’identità, alle relazioniumane e ai profondi mutamenti sociali del presente. Il suo lavoro si distingue per una forte componente materica e concettuale, nella quale la pratica artistica si trasforma in un dispositivo di riflessione sul tempo contemporaneo, intrecciando esperienza personale e dimensione collettiva. Dal 2014 insegna Fotografia presso ACME – Accademia di Belle Arti Europea dei Media di Milano.

Principali mostre (dalla più recente)
2025 – CHROMA, Pitti Filati, Firenze, a cura di Barbara Santoni.
2024 – MONDO, Gilda Contemporary Art, Milano (mostra bipersonale).
2024 – Radici, Metamorfosi, Mescolanze, II Biennale Internazionale di Fiber Art Contemporanea, Museo
del Ricamo e del Tessile, Valtopina, a cura di Barbara Pavan.
2023 – Nuovi sguardi di bellezza. Geografie del corpo e dell'anima, Civiche Raccolte d'Arte di Palazzo Marliani
Cicogna, Busto Arsizio.
2021 – TUNDRA, Gilda Contemporary Art, Milano, a cura di Cristina Gilda Artese.
2019 – EACHWAY, Shenzhen, Cina, a cura di Barbara Santoni.
2018 – Ricucire il mondo, Triennale Milano, a cura di Alessandra Redaelli e Angelo Crespi.
2018 – Ari del Sud, Museo Macro, Roma.
2017 – I M-H, Gilda Contemporary Art, Milano, con testi di Alessandra Redaelli e Cristina Gilda Artese.
2017 – Donne di colore, Perugia, a cura di Giorgio de Finis.
2017 – Face to Face, Montefiascone, a cura di Giorgio de Finis.
2016 – To Fill a Gap, IIA, Graz (Austria).
2011 – 54ª Biennale di Venezia, Padiglione Italia.
2010 – Ritratto Italiano, Pinacoteca di Cento, a cura di Vittorio Sgarbi.

2008 – Arte Italiana, Palazzo Reale, Milano, a cura di Vittorio Sgarbi.
Informazioni
Florencia Martinez
I Diari del Cigno Nero
24 settembre – 24 novembre 2026
Gilda Contemporary Art
Via San Maurilio 14, Milano
Orari
Dal mercoledì al sabato, ore 10.30 – 19.30
Oppure su appuntamento.

Cesare Tacchi. Una casa di foglie e fogli
Il Barbiere di Siviglia – alla Scala
“Cara Venezia, Saluti da Cortina”
Al Santo di Padova la personale di Paolo Marcolongo
LA SECONDA SORPRESA DELL’AMORE

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