Progetto di Lacasadargilla al Teatro India di Roma
Tra i manufatti di archeologia industriale della Mira Lanza sulla riva del Tevere, sotto la sagoma metallica del Gazometro, gli ambienti dell’ex stabilimento ospitano le gradinate del teatro India, polo culturale del Teatro di Roma che nella stagione estiva si apre a molteplici attività, anche all’aperto.
Dal 31 agosto al 6 settembre è andata in scena la tredicesima edizione del progetto multidisciplinare che lacasadargilla ha dedicato alle scritture e ai temi della fantascienza, di matrice antropologica e scientifica, mondi alieni e alterati pervasi da qualcosa di realistico che inquieta o mondi in cui l’iper-tecnologia disegna una realtà aumentata che intravediamo già nel nostro presente. Questioni che, nel XXI secolo, escono dagli argini della letteratura di genere invadendo il campo della filosofia politica di ultima generazione con le mutazioni genetiche e ambientali e l’evoluzione umanoide dell’intelligenza artificiale.
Spettacoli multimediali e melologhi sci-fi, performance non frontali, workshop e laboratori di alta formazione con formati inediti e innovativi, istallazioni immersive multimediali site specific, una conferenza tra letteratura e filosofia e un ricco palinsesto radiofonico quotidiano sono state le attività a latere.
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico “Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno”.
L’installazione visiva e sonora sulla facciata in laterizi THE GOLDEN PATH, di Alessandro Ferroni e Maddalena Parise, è la prima puntata di un’opera in divenire che si strutturerà lungo i 5 anni dedicati alla saga, con visioni e paesaggi sonori di un universo abitato da tempeste di sabbia, vermi giganti e minuscoli topi del deserto, popoli e sorellanze che coltivano il dono della prescienza.
Proseguiva all’interno con IF/INVASIONI (dal) FUTURO_LEGACY*2026, Dune Parte I, Dune Parte II, Messia di Dune progetto de lacasadargilla, regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, adattamenti Roberto Scarpetti, drammaturgia musicale a cura di Gianluca Ruggeri, Veronica Aracri, Alessandro Ferroni, Ivano Guagnelli, ambienti visivi Maddalena Parise, costumi Federica Terracina, opere di Martina Biolo, drammaturgia delle luci Omar Scala, disegno sonoro Pasquale Citera e con Veronica Aracri al canto, Alessandro Ferroni agli Electronic Devices, Ivano Guagnelli al piano, Gianluca Ruggeri alle percussioni.
La saga popolare Dune di Frank Herbert dal 1965 ha vinto i massimi riconoscimenti della narrativa fantascientifica, con traduzioni in oltre 20 lingue.
Il pianeta Arrakis (Dune) è abitato dai Fremen, umani che vivono di stenti in rifugi protetti, indossando tute distillanti per risparmiare acqua, e venerano il Verme delle sabbie. Tra le casate Atreides e Harkonnen si scatena una sfida ecologica per il controllo del pianeta, landa desertica e unico luogo di produzione della Spezia (Melange), sostanza psichedelica che potenzia le facoltà mentali, allunga la vita, fa prevedere il futuro e permette di pilotare le astronavi per il commercio fra i mondi dell’impero. La sostanza è necessaria anche ai computer umani e alla sorellanza delle Bene Gesserit, che ricorrono all’ingegneria genetica con un programma di accoppiamenti per generare un maschio con poteri di preveggenza e accesso alla memoria genetica completa di tutti gli antenati.
Lady Jessica disobbedisce alle regole delle Bene Gesserit e, esercitando le sue capacità di controllo delle funzioni biologiche, concepisce un erede maschio per il duca Leto. All’inizio della storia è Paul Atreides, poi Lisan al-Gaib, lo ‘straniero’ che le profezie raccontano li libererà dal giogo degli Harkonnen e dell’Impero. Si adatta alla vita del deserto, rispettato dai Fremen per il suo talento militare e genera il figlio Leto con la concubina Chani. Jessica successivamente mette al mondo la figlia Alia, che, come previsto, possiede la caratteristica di prenata, con discorsi e atteggiamenti da adulta.
Uccidendo il padre, Paul diventa duca di Arrakis, quindi Usul, il ‘pilastro’, poi Muad’Dib, il leader carismatico dei Fremen e infine il Qwisatz Haderach, l’essere supremo capace di trascendere tempo e spazio. E, dopo aver sconfitto i suoi nemici, ottiene il titolo di Imperatore dell’universo e sposa nominalmente la principessa Irulan, ma il suo cuore appartiene a Chani.
Mentre Paul diventa il nuovo imperatore della Galassia, i Fremen creano in suo nome una nuova religione, con cui Paul, eroe distruttivo e messia sanguinario, scatena una sanguinosa crociata (la Jihad) nell’universo, che provoca miliardi di morti.
L’esistenza di Paul è un viaggio iniziatico e trascendente, che esplora i temi della religione e della politica, e lancia un monito sui pericoli del fanatismo verso leader carismatici che sconfinano nella tirannide.
Un mondo distopico, in cui i nomi e la filosofia dei Fremen sono fortemente influenzati dalle culture nomadi del deserto, da elementi mediorientali e dal mondo islamico.
Come in tutti i mondi possibili, il caso e l’errore sono i fondamenti dell’universo e il male peggiore che possa capitare agli umani, compresi i Fremen, è non avere emozioni. Solo l’amore può governare le relazioni fra umani, quindi cedere la propria responsabilità a un deus ex machina che decide autoritariamente significa andare incontro a un destino catastrofico.
Oggi, come fra 24.000 anni, gli stessi temi. E gli stessi rischi.
La scena, popolata alternativamente dai vari personaggi, è cupa e alienante, cosparsa degli oggetti in lattice di Martina Biolo a terra e sospesi, che evocano galassie e pianeti, elementi naturali calcificati, scarti del nostro presente, una foresta in via di estinzione, una natura residuale che dialoga con il deserto e con il possibile destino del nostro pianeta. I suoni acuti e stridenti delle percussioni si sovrappongono alle voci recitanti, amplificandone la drammaticità come elementi di disturbo. La recitazione agli stalli non sottrae dinamicità alla messinscena, che anzi è animata da modulazioni tonali, chiaroscuri vocali, piccoli gesti e movenze mimiche, come il braccio fluttuante con ritmica sinuosità della principessa Irulan che riempie l’aria, mentre introduce la storia e fornisce citazioni.
Un’esperienza visiva e immersiva.
Altre opere in lattice dell’artista Martina Biolo, calchi di oggetti preesistenti, erano allestite nel foyer del Teatro, secondo il focus narrativo MI CAPITA DI PENSARTI di IF_ART dedicato alle arti visive.

