Dal 16 al 18 gennaio a Roma
Nel gennaio 2026 il Teatro della Cometa ospiterà la prima residenza artistica della nuova stagione, guidata dalla coreografa di fama internazionale Sharon Eyal e dal suo partner creativo Gai Behar, fondatori della compagnia S-E-D.
Sharon Eyal è una delle figure più influenti della danza contemporanea. Ha danzato con la Batsheva Dance Company dal 1990 al 2008, ricoprendo il ruolo di Associate Artistic Director dal 2003 al 2004 e quello di coreografa residente dal 2005 al 2012. Durante questo periodo ha creato sedici nuove opere, contribuendo in modo determinante all’evoluzione del linguaggio del movimento associato alla tecnica Gaga. Dal 2005 collabora strettamente con Gai Behar, con il quale ha fondato S-E-D nel 2013, oggi riconosciuta come una delle realtà più innovative della scena internazionale.
La residenza a Roma riunirà otto danzatori della compagnia insieme all’intero team creativo per una settimana di prove, ricerca e messa a punto di Into the Hairy, che verrà riallestito appositamente per gli spazi del Teatro della Cometa.
L’architettura intima del teatro — caratterizzata dalla forte prossimità tra scena e pubblico — offre a Eyal e Behar l’opportunità di sviluppare un adattamento site-specific, intensificando la relazione fisica ed emotiva tra interpreti e spettatori.
La residenza culminerà in tre rappresentazioni di Into the Hairy (16, 17 e 18 gennaio 2026), presentate in una versione pensata per valorizzare l’unicità del luogo e la sua storica vocazione all’ospitalità di forme artistiche d’avanguardia.
Con questa residenza inaugurale, il Teatro della Cometa avvia un nuovo ciclo di collaborazioni internazionali dedicate alla danza contemporanea, riaffermando la propria missione come spazio di ricerca, sperimentazione e produzione di nuovi linguaggi performativi.
Da precedentI interviste, la stessa Sharon Eyal ha dichiarato “Non voglio vedere la coreografia, voglio vedere la magia. Voglio sentire e voglio che le persone sentano quello che voglio dare loro”. E proseguendo, “per quanto mi riguarda, forma mentale, impegno fisico e tecnica di danza sono un tutt’uno. Quando si è esausti, quando i muscoli sono come in fiamme, l’emozione sale in superficie e diventa impossibile fingere o costruire un discorso. Si può essere solo nel presente”.
In merito, Eyal ha anche parlato delle danze ideate Georges Ivanovič Gurdjieff. Gurdjieff affermava che l’essere umano, nella quotidianità, vive in una condizione di falsa veglia, molto simile a uno stato onirico. Per oltrepassare questo torpore ipnotico, sviluppò un metodo basato sul movimento e sulla danza, concepito come strumento per accedere a un livello più alto di energia vitale e arrivare al Ricordo di Sé. Un percorso che passa inevitabilmente attraverso uno sforzo fisico intenso, spinto fino al limite della resistenza. Into the Hairy — espressione che può assumere molteplici significati ma sempre riconducibili a una dimensione originaria dell’essere, al ruvido, al selvatico, all’oscuro e all’istintivo, fino a evocare simbolicamente l’interno del principio generativo femminile — diventa così uno spazio-tempo di metamorfosi. Un luogo in cui il corpo attraversa una soglia, passando da una veglia superficiale a uno stato di consapevolezza piena. Questa trasformazione avviene attraverso un’esperienza di danza che potremmo definire contemporanea, ma che, secondo la visione gurdjieffiana, assume una funzione ben più profonda: facilitare un passaggio interiore, quasi iniziatico, da un livello di coscienza a un altro. Un gesto che trascende il tempo, un’azione sospesa, capace di agire direttamente sull’anima.

