Dal 29 ottobre al 1° novembre al Teatro Olimpico
In prima nazionale dal 29 ottobre al 1° novembre al Teatro Olimpico, nell’ambito del percorso costruito con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels. Lo spettacolo del collettivo francese ispira anche il titolo della quarantunesima edizione del Festival, ‘Il Passo del Mondo’, scelto da Fabrizio Grifasi.
Dopo aver inaugurato il Romaeuropa Festival nel 2021 con Möbius, spettacolo adrenalinico e poetico dedicato al volo collettivo degli stormi, Collectif XY torna a Roma con Le Pas du Monde, in prima nazionale dal 29 ottobre al 1° novembre al Teatro Olimpico, nell’ambito del percorso costruito con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels. Una nuova creazione che spinge ancora più lontano la ricerca della compagnia francese sul linguaggio acrobatico, trasformando la relazione tra i corpi in una riflessione sulla fragilità, sull’interdipendenza e sul nostro rapporto con il mondo vivente.
Non più soltanto vertiginose architetture umane, ma paesaggi in continua metamorfosi: montagne che si innalzano e si sgretolano, foreste attraversate dal vento, fiumi che scorrono, onde che si infrangono e tornano a comporsi. In Le Pas du Monde i corpi degli acrobati e delle acrobate diventano materia viva, attraversata dal tempo e dalle forze della natura. La scena si trasforma in un organismo in perpetuo movimento, nel quale le forme nascono, si modificano e si dissolvono, rivelando la fragilità e la bellezza di ogni equilibrio provvisorio.
Da quasi vent’anni Collectif XY esplora le possibilità espressive dell’acrobazia attraverso un lavoro corale fondato sulla condivisione delle competenze e sulla moltiplicazione delle individualità. Anche in questa creazione, la prodezza fisica non è mai fine a sé stessa, ma diventa uno strumento per interrogare il presente. Come possiamo continuare a creare insieme in un mondo in costante trasformazione? E come possiamo ricostruire i legami che ci uniscono agli altri esseri viventi?
La risposta prende forma attraverso un gruppo di performer diversi per età, fisicità, esperienza e sensibilità, che mettono le proprie capacità al servizio di un movimento comune. Ogni slancio dipende da chi sostiene, ogni salita presuppone qualcuno pronto a ricevere, ogni caduta contiene la possibilità di essere accolta. L’acrobazia si fa così grammatica della fiducia: una pratica concreta di ascolto, attenzione e responsabilità reciproca, nella quale la fragilità non rappresenta un limite da superare, ma una condizione da riconoscere e trasformare in forza condivisa.
Come racconta Airelle Caen, acrobata e fondatrice della compagnia: «Ci si innalza sempre più in alto quando a spingerci sono cinque persone invece di una sola: si atterra così in più braccia, per cadute più dolci». Un’immagine che racchiude la poetica di Collectif XY e il principio che attraversa l’intero spettacolo: nessun corpo è autosufficiente, nessuna figura esiste senza la rete di relazioni che la rende possibile. Il celebre motto «Da soli si va più veloci; insieme si va più lontano» trova qui una traduzione fisica e scenica, diventando un invito a ripensare il rapporto tra individuo e comunità.
In Le Pas du Monde questa interdipendenza si estende oltre la dimensione umana e abbraccia la natura. Abbandonando una prospettiva antropocentrica, Collectif XY esplora le analogie tra i tempi dell’esistenza umana e quelli, immensamente più lunghi, del mondo naturale. Una fila di corpi può trasformarsi in una catena montuosa, una corsa in un fiume, un insieme di movimenti nel respiro di una foresta. Come il vento attraversa gli alberi e un’onda prende forma dall’incontro di innumerevoli movimenti, così l’impulso acrobatico passa da un performer all’altro, generando forme che nessun individuo potrebbe realizzare da solo.
Il titolo Le Pas du Monde, letteralmente «Il passo del mondo», evoca il ritmo incessante della trasformazione, l’avanzare di un mondo vivente in cui ogni forma è destinata a cambiare. Ma nel gioco linguistico del titolo risuona anche la parola paix, «pace»: una suggestione che apre un’ulteriore prospettiva sul lavoro, indicando la possibilità di intendere la pace non come una condizione immobile e definitiva, ma come la capacità di trovare un ritmo comune, di accordarsi al movimento degli altri e di costruire, insieme, nuovi equilibri.
Presentato questa estate nella Corte d’Onore del Festival di Avignone, dove per la prima volta una compagnia di nuovo circo è stata accolta in quello spazio, Le Pas du Monde arriva ora a Roma come un’esperienza scenica in cui la spettacolarità acrobatica si intreccia a una riflessione sul tempo, sulla natura e sul vivere insieme. Un invito a riconoscere che sostenere il mondo non significa dominarlo, ma imparare ad abitarne le trasformazioni: accogliendo la caduta, ricostruendo i legami e cercando, nel movimento condiviso, un passo possibile per tutti.
Bio
Da quasi vent’anni, il Collectif XY esplora le discipline acrobatiche, ponendole al centro di una pratica artistica pienamente inscritta nell’ambito delle arti del movimento. A partire dai fondamenti di questa tecnica circense, gli artisti giocano con le sue convenzioni, i suoi ritmi e le sue forme, dando vita a un linguaggio espressivo che si dispiega a 360 gradi.
Fin dalla sua nascita, XY ha scelto di lavorare in formazione numerosa, per moltiplicare le possibilità e ampliare i propri campi di ricerca. Questa scelta riflette anche un approccio artistico che indaga i concetti di massa e di folla, così come le loro interazioni all’interno di uno stesso spazio e di uno stesso tempo. Allo stesso modo, questo metodo prende in considerazione la relazione tra l’individuo e il gruppo, o più in generale con un determinato contesto sociale.
In quest’ottica, gli artisti fondatori hanno dato vita a un collettivo fondato sulla condivisione di competenze e idee, adottando una struttura collaborativa e un’organizzazione non gerarchica. L’organizzazione del lavoro e il processo creativo diventano così una componente essenziale delle forme artistiche prodotte.
Su queste basi, il Collectif ha rivolto la propria attenzione anche al pubblico, creando opere di grande formato pensate per il teatro, per lo spazio pubblico e per tutti quei luoghi in grado di accogliere sia dispositivi scenici frontali sia performance in forma circolare.
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