Il primo videogioco della storia fu Oxo, creato nel 1952 all’Università di Cambridge. Era il famosissimo Tris: si giocava contro il computer, con il disco di un telefono al posto del joypad, un oscilloscopio al posto del monitor e una stampante per vedere i risultati delle partite.
Nel 1958 si sviluppò Tennis for Two, il primo videogioco sportivo della storia, che aprì la strada (siamo nel 1972) al celebre Pong dell’azienda americana Atari: simulava una partita di ping pong che potevi giocare su uno schermo, e fu il primo videogioco di massa.
Ebbene, c’è un luogo a Roma dove possiamo vederli e giocarci di nuovo: è il Gamm Game Museum (in via delle Terme di Diocleziano 36, aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30), uno spazio dedicato alla storia, all’evoluzione e alla valorizzazione del videogioco come forma di espressione artistica, tecnologica e culturale. Nato dall’esperienza di Vigamus, il primo museo italiano (fondato nel 2012) dedicato al videogioco, Gamm ha aperto nel 2024 con l’obiettivo di raccontarne anche l’impatto sulla società, sull’immaginario collettivo e sulle generazioni che lo hanno vissuto.
Lo spazio del Gamm è articolato in diverse aree tematiche: una parte più propriamente storica (con grandi pannelli che raccontano appunto l’evoluzione del videogioco), dove trovano posto diverse postazioni per giocare, oltre a un paio di schermi giganteschi; una “galleria” con decine di cabinati arcade; uno spazio (al piano inferiore) con numerose consolle e piattaforme con videogiochi di ultimissima generazione, cui si aggiunge un’ulteriore sala con visori per vivere l’esperienza della realtà virtuale.
Tutto è interattivo, ovunque ci sono postazioni dove giocare. Dai più adulti ai bambini, ognuno troverà il proprio: il notissimo Pac-Man (nato nel 1980, si sperimentava nella consolle del Commodore 64) e l’altrettanto celebre Tetris (nato nel 1984, era incluso gratuitamente nella confezione del Game Boy), Super Mario e The Legend of Zelda (enormi successi legati al Nintendo 64), Space Quest e Full Throttle, per arrivare ai tanti titoli che hanno fatto le fortune della Playstation, della Xbox, di Wii.
È davvero impossibile enumerarli tutti. Qualche citazione però è d’obbligo: nella “galleria degli arcade” l’iconico Space Invaders del 1978 (lo scopo era salvare la terra da un’invasione aliena, sparando a più non posso con un lanciamissili), Donkey Kong del 1981 (primo esempio dei videogiochi platform, focalizzato sul saltare ostacoli su piattaforme multilivello), e poi Star Wars, Karate Champ, Street Fighter, Battle Shark, R-Type. Per arrivare alle produzioni contemporanee: Resident Evil (cui è dedicata una specifica e ampia panoramica), Fortnite, Roblox, Moto Gp, Final Fantasy, Rocket League, God of War.
Il museo, insomma, è un’esperienza unica, davvero imperdibile. Il Gamm organizza anche mostre temporanee, eventi tematici, tornei, incontri con professionisti del settore, conferenze, presentazioni e attività dedicate a specifiche saghe videoludiche. Una parte importante dell’attività, infine, è rivolta alla divulgazione e alla formazione: il Gamm, infatti, accoglie scuole e gruppi con visite guidate e laboratori didattici che permettono di approfondire l’evoluzione del videogioco, il rapporto tra gioco e tecnologia e il valore culturale di questo medium.

