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Reading: “West Side Story” al Manzoni di Milano: uno spettacolo approssimativo
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Teatrionline > Blog > Senza categoria > “West Side Story” al Manzoni di Milano: uno spettacolo approssimativo
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“West Side Story” al Manzoni di Milano: uno spettacolo approssimativo

Nicola Bano
Ultima modifica: 3 Ottobre 2016 14:38
Nicola Bano
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fotoAffrontare una pietra miliare del teatro musicale come West Side Story non è un compito facile. La bellissima partitura di Leonard Bernstein non prevede orecchiabili virtuosismi o melodie strappalacrime ma, come spesso accade, per rappresentare una semplice bellezza sono necessari grande talento e una tecnica impeccabile.

In questo musical, che in fondo non è solo un musical, ma uno dei primi tentativi di trasformare il teatro musicale in qualcosa di moderno (per i canoni del 1957, anno della prima), i momenti di pathos vengono messi tutti nelle mani degli attori, evitando con onestà intellettuale sensazionalismi sulle armonie, assoli di violino o variazioni cromatiche ad effetto.

Proprio per questo l’opera del compositore americano ha una sua bellezza che è popolare nel senso vero del termine: solo un grande genio può infatti trovare quell’equilibrio perfetto tra la semplicità e la forma, mescolando elementi diversi in un amalgama che possa essere recepita con sfumature differenti dai più e dai meno colti.

L’opera può quindi risultare bellissima o bruttissima: e questo dipende molto, oltre che dai gusti personali dello spettatore, da come viene eseguita, molto più di quanto avvenga con altri libretti.

Purtroppo, questa produzione del Teatro Manzoni appartiene al gruppo delle rappresentazioni approssimative, prive di anima e decisamente da evitare (soprattutto da chi non ha mai visto altre rappresentazioni di West Side Story), senza mezze misure.

Errori sulle coreografie, evidenti problemi di coordinazione, cantato approssimativo su una base registrata, con anche qualche problema di gestione dell’impianto audio, e una recitazione tutt’altro che empatica, hanno reso questa prima un noioso e lungo polpettone privo di anima.

A partire dalle traduzioni del testo di Arthur Laurents, con un lessico improbo forzato per mantenere le metriche: una scelta scontata per un teatro italiano? Forse sì, ma immaginate l’indignazione se qualcuno si sognasse di tradurre Puccini in inglese. Viene quindi da chiedersi: ha Bernstein meno dignità? Evidentemente così ha pensato chi ha messo in piedi questa produzione.

Le coreografie originali di Jerome Robbins, riprese da Gail Richardson, devono essere state fraintese dagli attori sul palco, che sembravano a tratti quasi fuori posto, spesso senza coordinazione e decisamente approssimativi.

Ma le note più dolenti sono arrivate sicuramente dalle voci.

Il Riff di Giuseppe Verzicco è quasi convincente nell’interpretazione sul palco, ma manca purtroppo di capacità vocali, con difficoltà evidenti soprattutto sui fiati più gravi, così come il Tony di Luca Giacomelli Ferrarini, che è riuscito forse ad essere credibile nel delineare il suo struggimento amoroso, ma è caduto in un imbarazzante vibrato privo di qualsiasi espressività in Maria, con evidenti problemi di morbidezza nell’acuto, e non solo.

A sua volta la protagonista femminile Eleonora Facchini deve aver preteso troppo dalla sua ugola e dalle sue capacità d’intonazione, tanto da essere spesso calante in modo evidente ed arrivare ai fiati più acuti con dei suoni al limite del lamento, senza qualsiasi espressività. Cose da pelle d’oca, e non in senso buono.

Unica nota positiva la Anita di Simona Distefano, che ci ha regalato una America divertente e convincente, salvo qualche problema con il coro, che non è riuscito ad intonare con precisione l’armonia.

Una nota a parte va fatta per il pubblico, inspiegabilmente generoso di applausi a scena aperta (pur senza particolare entusiasmo), tanto da farci mettere in dubbio il senso stesso di quel gesto così consolidato: è forse diventato dovuto? O forse l’entusiasmo di vedere finalmente su un palcoscenico italiano quest’opera ha prevalso sul giudizio critico? Preferiamo pensarla in questo modo.

———-

West Side Story

Autore: Jerome Robbins

Arthur Laurents: libretto

Stephen Sondheim: parole delle canzoni

Leonard bernstein: musiche 

Federico Bellone: Regia Italiana

Jerome Robbins: Coreografie Originali

Gail Richardson: Riproduzione Coreografie

Franco Travaglio: Traduzione Italiana

Moira Francesca Piazza: Direttore Casting

Simone Giusti: Direttore Musicale

Valerio Tiberi: Disegno Luci

Produzione: Wizard Productions

———-

Cast

Luca Giacomelli Ferrarini: Tony
Eleonora Facchini: Maria
Giuseppe Verzicco: Riff
Salvatore Maio: Bernardo
Simona Distefano: Anita
Simone Leonardi: Il Tenente Shrank
Gipeto: Doc
Silvano Torrieri: Agente Krupke
Samuele Cavallo: Action
Federico Colonnelli: Anxious
Giorgia Arena: Anybodys
Giovanni Abbracciavento: A-Rab
Pasquale Vicenti: Baby John
Davide Monterotti: Big Deal
Luca Peluso: Chino
Emanuela Puleo: Consuelo
Mirko Ranù: Diesel
Michela Delle Chiaie: Francisca
Marta Melchiorre: Graziella
Simone Nocerino: Indio
Monica Ruggeri: Minnie
Noemi Marta Nazzecone: Pauline
Jose Antonio Dominguez: Pepe
Martina Cenere: Rosalia
Simone Sassudelli: Snowboy
Giulia Patti: Teresita
Federica Nicolò: Velma

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