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Caproni!

Redazione
Ultima modifica: 5 Novembre 2012 14:20
Redazione
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Foto di Alessandro Gattuso

produzione Teatri Uniti

testi di Giorgio Caproni

musica Federico Odling

suono Daghi Rondanini

costumi Ortensia De Francesco

direzione tecnica Lello Becchimanzi

regia Andrea Renzi

durata della rappresentazione 70’ circa, senza intervallo

La Sala Assoli di Napoli ospiterà, martedì 6 novembre 2012 alle ore 20.30 (in scena fino a domenica 11), il debutto di Federico Odling e Andrea Renzi in Caproni!, invenzione a due voci che unisce poesia e musica e s’ispira all’opera di Giorgio Caproni, uno dei protagonisti del Novecento letterario italiano.

Presentato da Teatri Uniti, nell’ambito delle attività della Fondazione Salerno Contemporanea, l’allestimento si avvale della musica di Federico Odling, che la eseguirà in scena, il suono di Daghi Rondanini, i costumi di Ortensia De Francesco, per la regia di Andrea Renzi.

Tratta dal poema-melodramma Il Conte di Kevenhaller, che lo stesso Caproni definì “un’Operetta a brani … finita e infinita”, la pièce mette in scena una fusione di parole e melodia, attraverso il racconto di un cacciatore alle prese con un’allegorica bestia assassina che rappresenta il male assoluto.

“Uno spettacolo a due voci in cui – spiega Renzi – mettiamo in gioco la nostra natura d’interpreti, convinti che Poesia e Musica possano costituire la risposta meno provvisoria all’imbarbarimento da consumo”.

Il viaggio intrapreso all’interno dell’opera di Caproni è un’escursione ad alta quota, che va ben oltre l’occasione del centenario della nascita e il doveroso omaggio a una delle voci più alte della letteratura italiana contemporanea. Ogni giorno di lavoro dedicato alla sua poesia è un’esperienza di crescita.

Fin dalla prima collaborazione teatrale, per Santa Maria D’America nel 2004, Renzi e Odling ipotizzarono una messinscena del poemetto Il Conte di Kevenhuller, datato 1986. Un denso testo della maturità, in cui Caproni gioca, nella composizione, a disporre l’azione del protagonista tra le pieghe di un libretto musicale e questa sua scelta è stata raccolta come un’istigazione al teatro.

Ma Il Contedi Kevenhuller è solo una vetta di una più vasta catena montuosa ed è stato naturale prolungare l’esplorazione ai Versi livornesi, dedicati alla madre, al famoso Congedo, ai sorprendenti e anarchici “versicoli”, alle nitide prose.

“Abbiamo incontrato, distribuite in tutto l’arco della sua opera, – aggiunge Renzi – numerose parole estratte dal lessico musicale: orchestra, concerto, cabaletta, partitura, cadenza. E’ uno dei segnali che hanno catturato la nostra attenzione”.

L’amore mai sopito per la musica, che il giovane violinista Caproni, una volta abbandonati gli studi compositivi, ha riversato nella scrittura, la sua dichiarazione di poetica sintetizzata nel “far musica nuova senza abbandonare il linguaggio tonale”, la limpida cantabilità ma al confine del nulla, hanno fatto da guida nell’allestimento, per attraversare, così, la sua opera in forma di concerto.

 

Inizio delle rappresentazioni ore 20.30 (feriali), ore 18.00 (domenica)

Info e prenotazioni al numero 08119563943 – email: botteghino@fondazionesalernocontemporanea.it

NOTE DI REGIA

Il viaggio intrapreso all’interno dell’opera di Caproni è un’escursione ad alta quota, l’aria è buona, fina e talvolta è bene sedersi a contemplare il paesaggio. Ben oltre l’occasione del centenario della nascita e il doveroso omaggio ad una delle voci più alte della letteratura italiana contemporanea, ogni giorno di lavoro dedicato alla sua poesia è un’esperienza di crescita.

Fin dalla nostra prima collaborazione teatrale, per Santa Maria D’America nel 2004, con Federico Odling abbiamo ipotizzato una messinscena del poemetto Il Conte di Kevenhuller del 1986, un denso testo della maturità dove un cacciatore insegue un’allegorica Bestia Feroce e ingaggia un corpo a corpo con il male assoluto.Caproni gioca nella composizione a disporre l’azione del protagonista tra le pieghe di un libretto musicale e abbiamo raccolto questa sua scelta come un’istigazione al teatro.

Ma Il Conte è solo una vetta di una più vasta catena montuosa ed è stato naturale prolungare l’esplorazione ai Versi livornesi dedicati alla madre, al famoso Congedo, ai sorprendenti e anarchici “versicoli”, alle nitide prose.

Abbiamo incontrato, distribuite in tutto l’arco della sua opera, numerose parole estratte dal lessico musicale: orchestra, concerto, cabaletta, partitura, cadenza. E’ uno dei segnali che hanno catturato la nostra attenzione. L’amore mai sopito per la musica che il giovane violinista Caproni, una volta abbandonati gli studi compositivi, ha riversato nella scrittura, la sua dichiarazione di poetica sintetizzata nel “far musica nuova senza abbandonare il linguaggio tonale”, la limpida cantabilità ma al confine del nulla, come scrive di lui Calvino, hanno fatto da guida alla nostra sensibilità e ci hanno spinto ad attraversare la sua opera in forma di concerto.

“La poesia di Caproni non è “musicale”: si è fatta essa stessa musica” scrive Giovanni Raboni. Il lavoro di scavo nell’opera omnia di Caproni ci ha fatto scoprire zone meno frequentate, come quella dei Versicoli del“contro Caproni”, una sorta di ironico diario in versi. Si chiamano così, scrive Caproni, “ perché mi fanno il verso” e illuminano di una allegria elettrica, magra e asciutta, di uno sprezzo di sé, la personalità schiva, acutissima e libera di questo nostro grandissimo poeta.

O come la bellissima lettera scritta a Antonio De Benedetti di cui il giovane e squattrinato poeta, da poco giunto a Roma , è stato “ precettore”. Ilare testimonianza di un senso di aggraziata disobbedienza al dovere. Fino alle poesie più celebri, il Congedo del viaggiatore cerimonioso o il Lamento o boria del preticello deriso, due prosopopee, come lui stesso le definisce. Una conferma che questo materiale, per intenzione del suo stesso autore, rifiuta la forma rappresentativa anche dove si affacciano figure dai contorni teatrali.

Ci siamo, con sempre maggiore convinzione, mossi esclusivamente all’interno della forma concerto, cercando soluzioni ritmiche e di contrappunto dentro la tessitura dei versi, in un lavoro di composizione per numeri poetici, articolati in un programma musicale.

Quel suo desiderio di“far musica nuova senza abbandonare il linguaggio tonale” e la limpida cantabilità ma al confine del nulla , come scrive di lui Calvino, ha fatto da guida alla nostra sensibilità. Comunicare attraverso rinnovate forme della tradizione, è la sfida che ci lancia Caproni. Un viatico per superare il Novecento e iniziare a guardare oltre.

Nel territorio spurio e di confine del Teatro, in una invenzione a due voci, in una suite con personaggi, mettiamo in gioco la nostra natura di interpreti, convinti che Poesia e Musica possano costituire la risposta meno provvisoria all’imbarbarimento da consumo.

Andrea Renzi

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