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Reading: L’ambizione delusa, commedia pastorale in tre atti
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Teatrionline > Blog > Opera > L’ambizione delusa, commedia pastorale in tre atti
Opera

L’ambizione delusa, commedia pastorale in tre atti

Giosetta Guerra
Ultima modifica: 14 Agosto 2013 14:50
Giosetta Guerra
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foto(Recita del 30 luglio 2013)Una folle giornata che lascerà tutti gabbatiUna vivace satira sociale dove tutto è burla tranne l’amore

 

Si respira aria barocca nella musica che Leonardo Leo (rappresentante della scuola napoletana, nato a San Vito dei Normanni il 5 agosto1694 e morto a Napoli il 31 ottobre 1744) ha composto nel 1740 per L’ambizione delusa, opera buffa scritta da Domenico Canicà e andata in scena per la prima volta nel 1742 al Teatro Nuovo di Napoli.

Il testo narra l’ambizione di alcuni popolani arricchiti di diventare nobili, ma i parvenus tradiscono sempre il loro background e finiscono per rimanere delusi. Si può immaginare il lavorio d’intrighi, di travestimenti, d’improvvisazioni che succedono in una sorta di commedia dell’arte in cui tutto è finto e costruito perfino il linguaggio, che non riesce ad avere una correttezza formale ma pullula di strafalcioni e spesso sfocia nel dialetto napoletano più stretto, e alla fine chi vuol gabbare gli altri rimane egli stesso gabbato. Fortunatamente tutto si conclude in allegria perché nel frattempo sono nati gli amori che compensano il fallimento dell’ascesa sociale. Al disvelamento finale tutti gabbati ma felicemente accoppiati tranne Lupino.

Il Festival della Valle d’Itria ripropone questa commedia in musica nella revisione dell’autografo conservato alla biblioteca nazionale di Parigi dalla musicologa Luisa Cosi.

I fratelli Lupino e Cintia, contadini arricchiti, si esprimono in un gramelot pieno di strafalcioni ed hanno una gestualità forzatamente garbata quindi ridicola, la loro cameriera Delfina è una scaltra cittadina che parla un buon italiano e aspira a diventar padrona circuendo il finto barone Ciaccone che in realtà è un capraio.

Altri due fratelli Silvio e Laurina e Foresto suo segreto amante sono pastorelli napoletani che parlano toscano. Di Laurina è innamorato anche Lupino.

L’opera è tipicamente barocca, quindi molto lunga nonostante i tagli, con numerosi e lunghissimi pezzi chiusi e recitativi anche in dialetto; grande spazio è riservato alla musica e le difficilissime arie col da capo, che hanno un’introduzione strumentale tematica, sono equamente divise tra registri comici, seri e semiseri.

Troppo bella l’Ouverture per essere disturbata da persone strane mezze nude o bendate o incappucciate che si aggirano in palcoscenico e mimano qualcosa anche in controluce.

La compagnia di canto, composta dagli allievi dell’Acccademia “Rodolfo Celletti”, si è rivelata all’altezza dell’arduo compito; i giovani artisti sono in grado di esprimere il carattere dei personaggi e si muovono molto bene in palcoscenico. Sul piano vocale c’è sempre da migliorare, ma il lavoro fatto è veramente lodevole.

La più completa per vocalità e stile è Federica Carnevale, mezzosoprano en travesti nel ruolo di Silvio, cui sono riservate arie di disperazione (“Nasce da vaghi lumi”) e di dolore (“Dolente dubbioso”); la cantante ha un elegante modo di porgere una voce di spessore e di bellissimo colore timbrico, piena e densa negli affondi e luminosa negli slanci acuti, vibrante (non vibrata) nei cromatismi dolenti, duttilissima nel canto di coloratura, melodiosa e sensuale negli ammorbidimenti, la linea di canto è conforme alla prassi esecutiva barocca. Bravissima.

Bella anche l’altra voce scura, quella del contralto en travesti Candida Guida, che ha il fisico adatto a ricoprire ruoli maschili; valida interprete di Foresto, esibisce un interessante timbro vocale, intensità di suono e d’accento, tecnica e dizione da perfezionare.

Il soprano leggero di coloratura Michela Antenucci (Cintia), anche se un po’ discontinua nello stile, si destreggia bene in tutti i registri, usa morbidezza del canto e melodiosità nelle arie di dolcezza (“Io son qual peregrina”), abilità vocale nei virtuosismi, dovrebbe curare il controllo degli acuti e perfezionare la dizione.

Alessia Martino (Laurina finta baronessa) è un mezzosoprano non troppo esteso con tecnica d’emissione da migliorare, la cameriera Delfina è interpretata dal soprano Filomena Diodati.

Tra gli uomini veri troneggia per presenza scenica ed eleganza del gesto il buffo Giampiero Cicino (Ciaccone), un bravo basso parlante che si esprime in napoletano e nel canto evidenzia buon volume, estensione, agilità poco fluide (“Il cirvello mma fa capotommola”).

Il tenore Riccardo Gagliardi (Lupino) è il meno a fuoco nella prassi esecutiva barocca, un po’ sguaiato sopra una musica raffinata (“Or voi saper volete”), canta di getto ma si capisce quel che dice.

L’opera è stata allestita nel piccolo chiostro del convento di San Domenico su una passerella nuda appoggiata a due pareti dell’edificio, coperte da una serie di archi chiusi o a specchio, alcuni apribili per i passaggi, altri resi trasparenti dalle luci per rendere visibili figure o scene retrostanti o colorati per creare immagini di contrasto. Autore Sergio Mariotti.

I costumi ideati da Cristina Aceti sono austeri e totalmente neri per Silvio e Foresto, leggeri e bianchi per le donne e per gli uomini in mutande e canottiera, scintillanti, pelliccia compresa, per le comparsate di Cinzia che cambia anche colore dei capelli e si fa chiamare “Madaima”.

E poi tanti elementi simbolici (veli, maschere, palloncini gonfiati e lasciati volare, dardi, cuori, specchi, origami, girandole, finte colombe e finte fiere) per arricchire la scena senza la pretesa di cercarne un significato, ha spiegato la regista Caterina Panti Liberovici. Se ai gesti e ai simboli poco chiari, si aggiunge una dizione incomprensibile, un’opera così lunga rischia di annoiare. E, se il regista ha come fin la meraviglia, noi preferiamo capire.

Fortunatamente a tenere desto il piacere dell’ascolto c’è la musica che gioca coi vari registri (comico, serio, sentimentale). L’orchestra ICO della Magna Grecia di Taranto, diretta al cembalo dal maestro Antonio Greco, riesce a trasmettere l’eleganza della strumentazione, l’ordito armonico e i colori della partitura.

foto

“Il Ratto dal Serraglio” di Wolfgang Amadeus Mozart
“Nabucco” – Live from Metropolitan Opera House
In memoriam di Patrice Chéreau
Bianca e Falliero di Rossini all’Opera di Francoforte
CARMEN 
TAGGED:L’ambizione delusa

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