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Commedia

I ragazzi irresistibili

Redazione
Ultima modifica: 24 Marzo 2014 18:54
Redazione
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Foto di Beppe Veruggio
Foto di Beppe Veruggio

di Neil Simon

versione italiana Giuliana Manganelli

con Eros Pagni, Tullio Solenghi, Mariangeles Torres, Massimo Cagnina, Marco Avogadro, Pier Luigi Pasino

scene e costumi Guido Fiorato

musiche Andrea Nicolini

luci Sandro Sussi

regia Marco Sciaccaluga

produzione Teatro Stabile Di Genova

Mercoledì 26 marzo ore 18.00

Eros Pagni, Tullio Solenghi e la Compagnia incontrano il pubblico

Ingresso libero

Eros Pagni e Tullio Solenghi sono I ragazzi irresistibili di Neil Simon diretti da Marco Sciaccaluga, alla Pergola da martedì 25 marzo.

Un classico della risata per due straordinari attori, Eros Pagni e Tullio Solenghi, I ragazzi irresistibili è anche un’occasione per riflettere sui rapporti tra il passato e il futuro, tra la memoria di ciò che è stato e le laceranti passioni che i due protagonisti della commedia portano conflittualmente in scena.

Lo spettacolo è un omaggio alla vecchiaia di due grandi comici e insieme un’affettuosa testimonianza della gloriosa tradizione del vaudeville americano. E’ una commedia attraversata insieme da una comicità calorosa e da una poetica nostalgia con un dialogo scintillante che coniuga perfettamente realtà e finzione.

Scritto negli anni della piena maturità di Neil Simon (classe 1927), I ragazzi irresistibili andò in scena con grande successo nel dicembre 1973, trovando ben presto anche la via dello schermo: sia cinematografico (1975, con Walter Matthau e George Burns), sia televisivo (1995, con Peter Falk e Woody Allen). La commedia appartiene a quel periodo in cui la critica statunitense iniziava a vedere in Simon non solo il “re della risata” (com’era stato definito ai tempi de La strana coppia), ma anche un vero autore teatrale, alla ricerca di un nuovo tipo di “pièce” capace di essere contemporaneamente commedia e dramma, valorizzando sempre più l’attenzione per la complessità umana dei suoi personaggi. E così è stato, pur nel mantenimento di ciò che soprattutto lo aveva reso famoso: la brillantezza del dialogo. Tanto che oggi su Neil Simon (il commediografo contemporaneo più rappresentato a Broadway e nel mondo) è in corso una crescente opera di rivalutazione critica che ha preso il via proprio all’inizio degli anni Settanta, quando Simon tirò fuori dal cassetto dei suoi progetti non ancora realizzati questa storia di due ex comici di vaudeville che, dopo aver trascorso insieme più di quarant’anni della loro vita, si erano separati, ponendo così fine a una coppia di successo. Mentre Al Lewis (Tullio Solenghi) è andato in pensione e vive tranquillamente la propria vecchiaia, Willie Clark (Eros Pagni) non ha mai perdonato al socio di averlo privato del lavoro, mettendo la sua vita e la sua carriera sotto naftalina molto prima di quanto lui avesse voluto. Ora, per iniziativa del nipote e agente di Willie, la coppia ha l’occasione di ricomporsi per proporre davanti all’occhio della telecamera lo sketch che l’aveva resa celebre; ma molti ancora sono gli ostacoli da superare, inaspriti dal trascorrere degli anni e dagli acciacchi dell’età.

Annota il regista Marco Sciaccaluga a proposito dei due protagonisti: «Il loro ritrovarsi dopo anni, il tentare una difficile ripartenza nel loro mare che è il teatro, ci racconta di una sete, di una “joie de vivre” che è esplicitamente contenuta nella metafora del vaudeville di cui sono magnifici, anche se un po’ arrugginiti specialisti. C’è tanto di Cechov in questo capolavoro di Neil Simon: il suo sguardo ironico sull’uomo, la sua nostalgia, il suo scanzonato “refrain” del tempo cha passa… Due vecchi, due attori: in realtà nient’altro che due ragazzi, “irresistibili”, perché irresistibile è l’eterna tentazione che è la vita».

Info: www.teatrodellapergola.com

Orario spettacoli: dal martedì al sabato: ore 20.45, domenica: ore 15.45. Lunedì riposo.

Prezzi biglietti interi: Platea: € 30, Posto Palco: € 22, Galleria: € 15

LA VITA IN UNO SKETCH

Conversazione con Marco Sciaccaluga.

Dialoghi brillanti per attori di classe

In modo alquanto sbrigativo il teatro di Neil Simon è stato così definito, ma pur nella sua verità l’epigrafe non è certo esaustiva per I ragazzi irresistibili dove, al di là dell’indubbia brillantezza dei dialoghi, c’è sempre anche uno sguardo personale sull’uomo, sull’arte e sul teatro: c’è, cioè, quel retrogusto capace d’illuminare la condizione umana che appartiene a tutti i grandi comici.

Dov’è il mondo?

Nella commedia ci sono due mondi concentrici. Da una parte, c’è New York, la Grande Mela che per Willie è sinonimo della vita stessa, mentre per Al è come un fantasma della memoria, avvolto nella nebbia vaporosa della campagna, tra gli alberi e il cinguettio degli uccelli del New Jersey. Ma, dall’altra, c’è anche il grande mondo del teatro nel quale Willie e Al hanno trascorso tutta la loro esistenza: ci sono il vaudeville e l’arte dell’attore, il tempo che ha consumato “i generi” e cancellata la memoria delle stars. Neil Simon ci ricorda come il teatro sia quella cosa che muore nel momento in cui nasce e mi sembra drammaturgicamente molto bello il fatto che il disperato tentativo di far rivivere il passato (lo sketch da recitare nel “revival” televisivo) finisca con l’esplodere a contatto con la vita, con il rapporto di amore-odio che lega i due protagonisti.

Il teatro e la televisione.

Nello spettacolo ho molto accentuato l’incompatibilità di questi due mondi: il teatro di Willie e Al è vitalità, immediatezza e improvvisazione; mentre la televisione è fatta di risate registrate e di formalizzazione. Quei due grandi comici al tramonto vengono calati in un universo che di fatto li nega. Nel paradosso di esternarli, in realtà li disintegra. In questo senso, I ragazzi irresistibili è un grande atto d’amore per quella cosa meravigliosamente effimera che è il teatro, diventando – mi pare – anche una metafora della vita tutta. Un po’ scherzosamente, a modo suo, Simon sembra dirci che la vita è uno sketch, destinato a consumarsi nella insensatezza del suo svolgimento.

Mettere in scena Neil Simon.

Come dice Peter Brook, il testo è musica e il regista deve far risuonare bene le note. La sua funzione è quella del direttore d’orchestra, con tutta la responsabilità interpretativa che questo comporta. Ora, I ragazzi irresistibili non è certo un testo al quale si può sovrapporre una propria arbitraria visione del mondo; ma è anche una partitura comica molto meno meccanica di quella che, ad esempio, contraddistingueva La strana coppia. Qui i personaggi richiedono l’attribuzione di una temperatura emotiva, esistenziale, anche psicosomatica (non psicologica), che non è mai banale. Si prendano ad esempio i due film tratti da I ragazzi irresistibili: le battute sono fondamentalmente le stesse, ma il rapporto di coppia viene di fatto ribaltato: nel primo, il più rimbambito è George Burns (Al), mentre nel secondo è Peter Falk (Willie) a fianco del quale Woody Allen risulta molto più competente a vivere.

Il ruolo degli attori.

Le scelte della regia, secondo me, non possono mai prescindere dagli attori che recitano i personaggi. Certo Willie è più scritto, costruito e trasparente, mentre Al risulta più misterioso e più segreto; ma poi quello che conta è che Willie e Al saranno i plausibili risultati della specificità attoriale di Eros Pagni, con i suoi borborigmi da orso furente, e di Tullio Solenghi, con la sua recitazione comica solo apparentemente distaccata, perché capace di non perdere mai il ritratto di un’anima.

La comicità, tra precisione e divertimento.

Nel teatro comico, quale certo è I ragazzi irresistibili, ci vuole sempre una buona dose di divertimento in chi lo fa; ma non c’è niente più del comico che richiede un lavoro iper-scientifico. Lo sottolineavano già Stan Laurel e Karl Valentin, ma lo ripete molto bene anche Neil Simon quando nel finale della commedia mette in bocca a Willie, rimproverato da Al di non essersi mai divertito veramente, la battuta: «Se volevo divertirmi, compravo un biglietto». Chi si deve divertire è il pubblico, mentre saper far ridere richiede sempre un duro lavoro.

a cura di Aldo Viganò

(da Palcoscenico e foyer, bollettino del Teatro Stabile di Genova, giugno 2013)

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