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La leggenda del grande inquisitore

Redazione
Ultima modifica: 7 Novembre 2014 13:39
Redazione
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fotoda I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij

drammaturgia Babina-Capuano-Orsini

con Umberto Orsini

e con Leonardo Capuano

scene Federico Babina, Pietro Babina

costumi Gianluca Sbicca

musiche Alberto Fiori

soundesign Alessandro Saviozzi

video effects Miguel D’errico

regia Pietro Babina

produzione Compagnia Orsini

 

 

Non una rivisitazione del celebre monologo tratto da I fratelli Karamazov, ma una nuova e attualissima riscrittura scenica intorno a Dostoevskij partendo dal capitolo autonomo del celebre romanzo. Ne La leggenda del Grande Inquisitore Umberto Orsini torna nuovamente nella sua straordinaria carriera d’attore a confrontarsi con la complessità del personaggio più controverso e tormentato della letteratura di tutti i tempi.

“Quando tantissimi anni fa interpretai il ruolo di Ivan Karamazov – racconta Orsini – in un famoso sceneggiato televisivo ebbi un successo che oggi è inimmaginabile.

Dopo molto tempo mi era venuta voglia di tornare ai temi di quel romanzo e di pronunciare parte delle parole che costituiscono la zona più incandescente del racconto che Ivan faceva al fratello Alioscia e che è generalmente citato come La leggenda del grande inquisitore. Assieme a Pietro Babina e a Leonardo Capuano abbiamo immaginato un Ivan sopravvissuto all’immagine che il romanzo ci offriva e che, in un tempo fuori dal tempo, viene continuamente interrogato e perseguitato da un personaggio che potrebbe essere anche una proiezione della sua delirante fantasia, dei suoi sensi di colpa, del desiderio di punizione, del radicato disprezzo per l’umanità intera, della sua paura di confrontarsi colla propria giovinezza così faustianamente invocata e respinta.

Ne è uscito uno spettacolo che cerca di staccarsi dai Karamazov toccandone però i temi di fondo che sono il delitto, la perversione, la negazione della fede e la sfiducia che l’uomo di oggi possa gestire la propria libertà così pesantemente minacciata dalla politica e dalla religione. Sono tre anni che porto in giro questo lavoro e sono gratificato dal consenso che attraverso un percorso apparentemente oscuro e poi improvvisamente chiarissimo prende per mano lo spettatore dandogli la sensazione e poi la certezza di aver assistito a qualcosa che solleva la pelle di Dostoevskij fino a farci vedere la sua carne e, per alcuni, addirittura il suo scheletro”.

Lo spettacolo comincia con un lungo tratto senza che alcuna parola venga pronunciata. Una partitura precisissima di movimenti racconta una relazione che sembra essere sospesa in un tempo e in un’epoca indefinibili. Un’eco lontana di un vissuto che si mostra in modo enigmatico. Allo stesso tempo ci introduce all’essenza dei personaggi, un’essenza spettrale, inquieta.

“La scena come una macchina del tempo muta radicalmente catapultandoci nel contemporaneo – scrive Pietro Babina nelle note di regia – proponendo allo spettatore un’altra convenzione, quella dello speech della Ted conference in cui ciascuno può raccontare una sua idea, una sua visione del mondo purché politically correct. Qui in modo letteralmente ironico il format della conference democratica viene adoperato per contenuti tutt’altro che corretti, come a voler mostrare che il discorso e la sua retorica sono strettamente connessi e che i significati sono spesso mistificati dall’estetica. L’esposizione dei pensieri del Grande inquisitore, detti da un pulpito della democrazia, risultano perciò più banali, meno aggressivi, quasi scontati e proprio per questo più pericolosi, poiché appaiono tollerabili. Resta, alla fine, la domanda: “Se tutto ciò che questo discorso esprime lo conosciamo a memoria, perché non siamo riusciti a porvi un rimedio?”. E con questa domanda la rappresentazione ripiomba nel buio da cui e venuta.”

È stato detto che Dostoevskij nella sua Leggenda scrisse profeticamente la storia dell’umanità nei due secoli a venire. Per Gustavo Zagrebelsky “l’azione teatrale e l’interpretazione dell’Inquisitore qui messa in scena è una certificazione d’attendibilità di quella profezia.”

—————

BIGLIETTI:

INTERI

Platea € 32,00 ● Posto palco € 24,00 ● Galleria € 16,00

Ridotti (escluso domenica)

OVER 60

Platea € 28,00 ● Posto palco € 20,00 ● Galleria € 14,00

UNDER 26

Platea € 20,00 ● Posto palco € 16,00 ● Galleria € 12,00

SOCI UNICOOP FIRENZE (martedì e mercoledì)

Platea € 25,00 ● Posto palco € 18,00 ● Galleria € 13,00

—————

www.teatrodellapergola.com

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