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Teatrionline > Blog > Prosa > Ritratto di una capitale. Sei scene di una giornata a Roma
Prosa

Ritratto di una capitale. Sei scene di una giornata a Roma

Redazione
Ultima modifica: 22 Dicembre 2015 09:24
Redazione
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fotoun progetto di Antonio Calbi e Fabrizio Arcuri


regia Fabrizio Arcuri

colonna sonora composta da Mokadelic


set virtuale Luca Brinchi, Roberta Zanardo/Santasangre e Daniele Spanò

———-

L’ARCISPEDALE QUANDO SI FA L’ALBA di Valerio Magrelli
 con Milena Vukotic e Lorenzo Lavia

FLAMINIA BLOCCATA di Fausto Paravidino 
con Pieraldo Girotto, Lucia Mascino, Filippo Nigro

ROMA EST di Roberto Scarpetti con Lucia Mascino, Fabrizio Parenti, Josafat Vagni

ANGELI CACACAZZI ovvero AH, COME STAREI BENE A VIVE SE FOSSI MORTO di Elena Stancanelli 
con Sandro Lombardi e Roberto Latini

ALLA CITTÀ MORTA. PRIMA EPISTOLA AI ROMANI di e con Daniele Timpano
e Elvira Frosini

ODIOROMA di Mariolina Venezia
con Anna Bonaiuto e Roberto De Francesco

Produzione Teatro di Roma

Per il Capodanno, 31 dicembre, la replica di Ritratto di una capitale è prevista alle ore 21 con brindisi finale in Sala Squarzina

———-

Roma ritorna protagonista sulla scena con Ritratto di una Capitale, grande affresco creativo che scosse ed entusiasmò lo scorso autunno e che riappare in formato tascabile con sei tasselli scritti da Valerio Magrelli, Fausto Paravidino, Roberto Scarpetti, Elena Stancanelli, Daniele Timpano/Elvira Frosini e Mariolina Venezia.

Dal 22 dicembre al 3 gennaio al Teatro Argentina si ricompongono sei scene di una giornata a Roma, polittico teatrale che è stato quasi un “manifesto” politico e d’arte della Roma di oggi e che ha segnato la stagione 2014/2015. Una creazione collettiva a più mani affidata a una geografia di talenti, sensibilità, intelligenze, per un “ritratto” che conserva anche i modi dell’epica, della poesia e della trasfigurazione, fra invettive di rabbia e dichiarazioni d’amore. Ad alternarsi sul palcoscenico una piccola folla di interpreti: da Milena Vukotic e Lorenzo Lavia a Pieraldo Girotto, Lucia Mascino e Filippo Nigro; da Fabrizio Parenti e Josafat Vagni a Sandro Lombardi e Roberto Latini; dalla coppia Timpano/Frosini ad Anna Bonaiuto e Roberto De Francesco. Alla regia Fabrizio Arcuri con set virtuale di Luca Brinchi, Roberta Zanardo/Santasangre e Daniele Spanò, con colonna sonora dei Mokadelic.

“Per una volta sul palcoscenico è ritratta un’intera città, la Capitale, osservata nella sua complessità e nella sua deriva. Il risultato è un affresco collettivo a più mani e a più voci, dove l’eccezionalità è rappresentata dal fatto che l’opera è stata, e continua ad essere, un progetto plurale e multidisciplinare – spiega il direttore Antonio Calbi – ciò che ricorderemo noi e i numerosi artisti e i tanti spettatori che hanno voluto partecipare a questa creazione, è non solo l’approdo finale ma la condivisione di un processo di lavoro e di composizione comune. Per un mese il Teatro Argentina era occupato in ogni suo angolo dagli artisti in prova. Quell’entusiasmo, quella dedizione, quella generosità, si sono riversate nello spettacolo finale e il pubblico lo ha avvertito e lo ha applaudito. Immagino altri polittici teatrali – continua il direttore – penso per esempio ad un “Ritratto d’Italia” con 20 tasselli da altrettante regioni; ad una “Sinfonia d’Europa” con “Cartoline teatrali” inviate a Roma dalle Capitali dell’Unione Europea; e infine ad una “Sinfonia del Mondo” che componga in una creazione davvero unica e mai sperimentata 24 “scene” di altrettanti punti del Pianeta. È il nostro modo di pensare e attivare il teatro come esperienza sociale, come bene comune, come atto politico”.

A riportare in scena la Città, L’Arcispedale, quando si fa l’alba di Valerio Magrelli, un incontro fra generazioni: due personaggi, Lorenzo Lavia, un tossico trentenne, agitato, dalla parlata fortemente romanesca, interpretato, e Milena Vukotic, un’anziana signora, settantenne, molto curata. Ad unire due figure tanto diverse, ad un’ora piuttosto insolita come le 4 del mattino, è un luogo particolare come l’astenteria dell’Ospedale di Santo Spirito in Roma. Sotto le luci al neon, negli ambienti di fronte al Pronto Soccorso, il mondo asettico dell’ambulatorio accoglie un traffico ininterrotto, un travaso di storie, basato sul contrasto, insindacabile e spaventoso, fra sani e malati.

La romanità a confronto con un vero pasticciaccio in Flaminia Bloccata di Fausto Paravidino, con Pieraldo Girotto, Lucia Mascino e Filippo Nigro ad un incrocio deserto di notte, coinvolti in un incidente d’auto, con tutte le possibili soluzioni per risolvere il problema e quelle per complicarlo ancora di più, tra alticce sensualità, gratuita violenza e cinismo spietato. E poi arriva l’alba e tutto ricomincia, come se niente fosse.

Roma Est di Roberto Scarpetti, con Lucia Mascino, Fabrizio Parenti e Josafat Vagni, porta in scena un litigio per futili motivi, lo scontro tra una donna romena e un ragazzo romano. Un confronto teso, tra insulti e reazioni istintive, come spesso avviene a Roma, nella vita di tutti i giorni, quando ci si lascia andare all’ira per un nonnulla, per il traffico, per una spinta su un autobus affollato, per un semplice sguardo di troppo. In questo caso, però, il ragazzo non si ferma agli insulti e supera il limite del rispetto, della convivenza sociale, della civiltà.

È un incontro impossibile quello che si realizza con Angeli cacacazzi di Elena Stancanelli: un omaggio a Victor Cavallo, poeta attore voce di una Roma sgangherata e geniale, e Leroy Johnson, il ballerino di Saranno Famosi, che venne qui a finire di perdersi, ubriaco e tossico per le strade del centro. Sandro Lombardi e Roberto Latini passeggiano, forse sono vivi, forse no, parlando delle uniche cose di cui si può parlare: l’amore, la morte. Non sono davvero loro, non sono Victor e Leroy. “O forse sì. Che importa. Se sai danzare come un angelo e scrivere da commuovere i sassi, la tua ultima preoccupazione, sono sicura, è l’identità”.

Si parla di macerie in ALLA CITTÀ MORTA. PRIMA EPISTOLA AI ROMANI di e con Daniele Timpano
e Elvira Frosini. Un uomo e una donna, due cittadini della città eterna, forse vivi, forse morti, forse spettri, parlano da sotto le macerie di Roma. Hanno letto sul giornale che l’Italia riparte, e dunque che Roma, la città aperta, riparte, riapre. Decidono svogliatamente di uscire dalle macerie, dal torpore dei loro buchi squallidi, dimenticati, e forse comodi, per fare un discorso alla città morta. Un’invettiva finale sullo stato della città.

Odioroma di Mariolina Venezia è il racconto di una donna, Anna Bonaiuto, al primo colloquio con uno psicanalista, Roberto De Francesco, per parlare del crescente disagio che prova nei confronti della città dove vive da tempo: Roma. La vista delle sue rovine, ultimamente, la destabilizza e la turba. Un’immaginazione guidata nelle viscere stratificate dell’Urbe farà emergere sogni infranti e insospettate macerie esistenziali, fino a capovolgere le prospettive, svelandole il messaggio che la città le sta mandando.

———-

INFO TEATRO DI ROMA _ Ufficio promozione: tel. 06.684.000.346 – www.teatrodiroma.net

Orari spettacolo: martedì e venerdì ore 21 I mercoledì e sabato ore 19 I

giovedì e domenica ore 17 I giovedì 24 e venerdì 25 dicembre riposo I lunedì 28 dicembre ore 21

Durata: 2 ore e 20 minuti

Per il Capodanno, 31 dicembre, la replica di Ritratto di una capitale è prevista alle ore 21.00 con brindisi finale in Sala Squarzina – prezzo 20,00 € (platea) – 15,00 € (palchi)

E pensare che c’era il pensiero di Gaber-Luporini
“Le conquiste di Norman – In giardino, in sala da pranzo, in salotto”
I racconti del baule (Chest’s Tales)
Il ritmo della natura e il sublime dell’arte
“Passerotto puoi andare via…remix”

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