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Teatrionline > Blog > Featured > “Vorrei essere figlio di un uomo felice” di Gioele Dix
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“Vorrei essere figlio di un uomo felice” di Gioele Dix

Amelia Di Pietro
Ultima modifica: 25 Febbraio 2017 09:51
Amelia Di Pietro
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Lo spettacolo “Vorrei essere figlio di un uomo felice” di Gioele Dix, andato in scena al Teatro Il Celebrazioni di Bologna, esplora il complesso e complicato mondo delle relazioni tra genitori e figli e, per farlo, il comico milanese, parte dal racconto dei racconti: l’Odissea. Del capolavoro di Omero Dix coglie un aspetto importante, su cui poco ci si è soffermati, ossia il rapporto tra Ulisse e suo Figlio Telemaco. Nei primi quattro canti dell’Odissea, il protagonista non entra in scena, nessuno sa, a Itaca, dove sia e non sanno nemmeno se sia ancora vivo oppure morto. Ed è proprio perché Omero decide di fare entrare in scena Ulisse solo più avanti che, i primi quattro canti dell’Odissea, spesso sono sottovalutati e si conoscono poco.

Eppure è proprio in queste pagine che viene narrata la storia di un altro viaggio, forse meno avvincente, meno avventuroso ma altrettanto determinante e carico di simboli e significati: quello intrapreso da Telemaco, il figlio di Ulisse, per andare alla ricerca del padre, una sorta di cammino iniziatico in cui Telemaco impara a crescere. In queste pagine viene narrata la vicenda di un padre e di un figlio che lungamente si cercano e alla fine si trovano. Telemaco parte da Itaca alla ricerca di un genitore che non ha mai conosciuto, arriva prima a Pilo, poi a Sparta, in un percorso tra mare e terra che gli riserverà una serie di incontri catartici grazie ai quali prenderà sempre più coscienza di sé e del suo destino. Poi, al sedicesimo canto, finalmente Telemaco e Ulisse s’incontrano suggellando la lotta di ogni figlio nel conquistare l’amore e l’eredità dei padri con la cessione dello scettro da parte di un Ulisse stanco e sfiancato al suo figlio ed erede. Perché c’è sempre un momento nel quale il figlio può decidere di non essere più figlio e, conservando il lascito che i genitori gli hanno lasciato, iniziare a esplorare la sua vita e percorrere la sua strada.

Questo è il fil rouge che segue Giele Dix nel suo spettacolo, cercando di approfondite questa vicenda letteraria e infarcendola, come suo uso, di una vivace comicità che dona leggerezza e brio a un argomento e un testo di difficile esposizione. Ne viene fuori un recital divertente ma allo stesso tempo meditativo, ricco di citazioni non celate ma espresse, si va da Giorgio Gaber con il quale Gioele Dix inizia lo spettacolo cantando “I Borghesi”, alla letteratura americana contemporanea di Paul Auster, allo scrittore ceco Milan Kundera e tanti altri avendo sempre presente il leitmotiv di tutto lo spettacolo: il bellissimo e complicato rapporto tra padri e figli.

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