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Le metamorfosi di Pasquale

Luca Benvenuti
Ultima modifica: 12 Febbraio 2018 17:48
Luca Benvenuti
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Foto di Michele Crosera
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Il ritrovamento nella biblioteca del castello d’Ursel in Belgio nel 2016 di quattro manoscritti autografi, finora ritenuti perduti, ha colmato le lacune nella produzione di Gaspare Spontini appartenente al periodo antecedente la partenza per l’estero. Probabilmente giunsero a Ursel attraverso un asse ereditario risalente alla vedova Spontini, Céleste Érard, gelosa custode dei lavori del marito. Al catalogo si aggiungono così tre opere, Le metamorfosi di Pasquale, Il quadro parlante, Il geloso e l’audace, e la cantata L’eccelsa gara. Proseguendo la riscoperta di hapax veneziani, l’ultimo Cefalo e Procri di Ernst Krenek lo scorso ottobre, il Teatro La Fenice in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi propone Le metamorfosi di Pasquale in prima esecuzione in tempi moderni nell’edizione critica di Federico Agostinelli.

La farsa fu eseguita proprio a Venezia il 16 gennaio 1802 al Teatro Giustiniani in San Moisè, in dittico con Non credere alle apparenze di Raffaele Ortigiano, ed ebbe tiepidi consensi, tanto da sparire dal cartellone dopo una settimana. Deluso dall’insuccesso, avendo sperato di mietere unanimi successi nel genere buffo in Italia, Spontini si trasferì a Parigi, dove raggiunse la fama grazie a La Vestale, Fernand Cortez e Olympie.

L’atto unico nacque dall’incontro con Giuseppe Maria Foppa, futuro librettista delle farse rossiniane per il Teatro Giustiniani in San Moisè fra il 1810 e il 1813, Inganno felice, Scala di seta e Signor Bruschino. Lo stile ricalca l’opera buffa napoletana. La vicenda ruota attorno a uno scambio di persona con relativo travestimento e conseguenti situazioni comiche che, tra contrasti e burle, conducono al felice epilogo. I personaggi sono quelli tipici del repertorio teatrale settecentesco, i servi astuti, i nobili e gli amanti. Seppur presenti spunti interessanti, di palese ispirazione per Rossini, ad esempio il sestetto Ahi, la testa! o le arie di bravura Ah dov’è chi ha l’ardimento e Signori galanti, la musica è ancora acerba, priva di quella brillantezza che Spontini infonderà nei drammi a venire.

L’allestimento vede alla regia Bepi Morassi e gli allievi della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia alle scene e costumi. Morassi ambienta la vicenda a Napoli, in un café chantant anni Venti, ispirato da film come Carosello napoletano e Miseria e nobiltà. Invece di sfruttare la ricca teatralità dei personaggi, il regista veneziano riutilizza il da noi ben conosciuto prontuario di gags, controscene e stereotipi già visto in altre occasioni. Nemmeno le scene di Piero De Francesco sono esaustive nell’evocare l’atmosfera del Novecento napoletano. L’enorme cucina ci pare più adatta all’Hänsel e Gretel di Humperdinck, il resto dell’arredamento vira su toni assai scuri, astenendosi dal vivacizzare l’azione. Altrettanto cupo e statico il disegno luci. Riusciti invece i costumi di Elena Utenti, piacevolmente colorati.

Alla direzione e al clavicembalo Gianluca Capuano che impartisce, nonostante i limiti della partitura, ritmi sostenuti e deliziose sfumature briose. L’attenzione ai colori e alle dinamiche mai esagerate contribuiscono al generale equilibrio, grazie anche all’orchestra ben preparata.

Nella compagnia si distingue il Pasquale di Andrea Patucelli, bravo attore oltre che interprete dotato di voce adatta al ruolo. Lisetta è Irina Dubrovskaya che abbiamo trovato più approssimativa nella dizione e nel fraseggio. Rimangono indiscusse le doti di virtuosa, necessarie per la tessitura che Spontini affida alla parte. Frontino è Carlo Cecchi, interprete corretto che riscuote esiti felici nell’aria Questa ragazza amabile. Interessante Costanza quella di Michela Antenucci, raffinata e a tratti più precisa della collega Dubrovskaya. A Giorgio Misseri, qui impegnato come marchese, va riconosciuto un netto miglioramento rispetto agli anni passati. La voce, seppur talvolta un po’ forzata in acuto, s’è fatta più matura. Bene Francesco Basso, il barone, e Christian Collia nel doppio ruolo cavaliere-sergente.

Teatro non pienissimo, ma consensi calorosi per tutti al termine.

(Venezia, 27 gennaio 2018)

———–

Le metamorfosi di Pasquale o sia Tutto è illusione nel mondo

Farsa giocosa per musica

libretto di Giuseppe Maria Foppa

musica di Gaspare Spontini

Prima rappresentazione in tempi moderni

***

Personaggi e interpreti:

Il barone: Francesco Basso

Costanza: Michela Antenucci

Il cavaliere; un sergente: Christian Collia

Lisetta: Irina Dubrovskaya

Il marchese: Giorgio Misseri

Frontino: Carlo Checchi

Pasquale: Andrea Patucelli

***

Direttore e maestro al clavicembalo: Gianluca Capuano

Regia: Bepi Morassi

Scene, costumi e luci Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia (Scene: Piero De Francesco; costumi: Elena Utenti)

Orchestra del Teatro La Fenice

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con Fondazione Pergolesi

Foto di Michele Crosera

 

 

 

 

 

Foto di Michele Crosera

 

 

 

 

 

Foto di Michele Crosera

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