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Disgraced

Redazione
Ultima modifica: 5 Marzo 2018 09:48
Redazione
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Foto di Laila Pozzo
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Foto di Laila Pozzo

Dal 6 al 18 marzo al Teatro India in scena l’Occidente in cui deflagrano tensioni politiche, sociali e culturali, con Disgraced, dell’autore americano di origini pakistane, Ayad Akhtar, Premio Pulitzer 2013, tradotto e diretto da Jacopo Gassmann, coproduzione Teatro di Roma e Teatro della Tosse di Genova per uno spettacolo sulla difficile e necessaria convivenza fra le diverse identità etniche. Una tesa osservazione delle relazioni fra sessi, amori, amicizie, rivalità, in una seduta a cena tra quattro amici, con in tavola più religioni, che esplode in un violento conflitto, dove le tensioni culturali svelano le reciproche (seppur nascoste) intolleranze, ipocrisie.

Disgraced, uno dei testi più complessi di Ayad Akhtar, tra i maggiori successi drammaturgici degli ultimi anni, è una moderna tragedia greca, ambientata in una Manhattan ricca, colta e liberale, che Jacopo Gassmann porta in scena assegnando i ruoli dei protagonisti ad attori che appartengono realmente alle etnie descritte, aumentando così l’effetto realistico.

Educato e cresciuto in America, ma di origini pakistane, Amir è un avvocato di successo che vive in modo contraddittorio la sua identità: la cultura islamica che porta dentro sembra in conflitto con il suo ideale laico del quotidiano, tanto da farlo allontanare dalle sue radici culturali. Fino a quando lui e sua moglie Emily, una pittrice newyorchese che porta avanti una ricerca su temi islamici, decidono di invitare a cena una coppia di amici, Jory, un’afroamericana, e il marito ebreo, il noto curatore d’arte Isaac. Quella che comincia come un’amichevole conversazione velocemente si trasforma in un acceso confronto su alcune delle più complesse questioni del dibattito politico e religioso contemporaneo. In un perfetto meccanismo drammaturgico, i rapporti umani fra i protagonisti ne verranno profondamente modificati.

Il dramma di Amir si scatena quasi senza preavviso durante questa cena tra amici che, tra commenti e domande, fanno emergere il suo dissidio interiore: «Disgraced è un testo di chiara matrice americana, soprattutto nella misura in cui ognuno dei personaggi, a suo modo, sente fortemente sia il desiderio che la pressione di doversi allineare a un certo modo di essere dettato dalle narrazioni dominanti, che spesso costringono le minoranze ad interiorizzare un senso di oppressione: “la doppia coscienza”, come diceva Du Bois, “questa particolare sensazione di guardarsi sempre attraverso gli occhi degli altri” – racconta Jacopo Gassmann – Ed è all’interno di questo orizzonte, così fortemente esacerbato in seguito agli eventi dell’11 settembre, che l’autore esplora quanto profonde possano essere le contraddizioni e le difficoltà di rappresentazione di sé per chi proviene da altri retaggi culturali e sta oggi cercando una sua identità nel nuovo paese d’adozione, come Amir Kapoor, moderna figura shakespeariana. È l’autore stesso a fornirci un viatico al testo: “Vedo l’esperienza Americana come un qualcosa che è definito dal paradigma di rottura e rinnovamento, tipico del migrante: la rottura con il vecchio mondo, le vecchie abitudini, e il rinnovamento del sé in un luminoso ma difficile Nuovo Mondo… Noi celebriamo il rinnovamento ma non riusciamo ad elaborare la rottura. Questo fallimento indica la grande solitudine della vita americana. In uno scacchiere politico in perenne mutazione, sempre più soggetto a cicliche eruzioni di rabbia e irrazionalità, le identità conflittuali così palpabili in questo testo ci dimostrano quanto forte sia il disorientamento e quanto fragile possa essere la natura della tolleranza. L’elemento che però, in ultima analisi, rende questa opera particolarmente viva (e toccante, a mio avviso) è la capacità dell’autore di porsi in ascolto di ciascuno dei suoi personaggi, avvicinandoli a noi nelle loro imperfezioni e vulnerabilità, nelle loro paure e contraddizioni. In questo modo non si può non arrivare a comprenderli, anche quando le differenze ideologiche sembrano mettere in scacco sia il loro che il nostro punto di vista. Ayad Akhtar è un vero autore proprio nella misura in cui il suo teatro, nel chiamarci a una complessa verifica del nostro presente, non smette mai di rivelarci qualcosa di noi stessi».

Lo spettacolo di inserisce nel percorso di stagione Trittico delle religioni, un affondo nel complesso rapporto tra le fedi religiose e il mondo odierno, con uno sguardo alle radici della nostra civiltà, che ha proposto all’Argentina Il giorno di un Dio con cui Cesare Lievi intesse dodici frammenti scenici alla ricerca dell’eredità rimasta dalla pubblicazione delle “95 tesi” contro le indulgenze papali di Martin Lutero; mentre all’India Heretico della compagnia Leviedelfool, tra religione e scienza, porta in scena sette tracce musicali e altrettanti brani abitati da tre attori e una danzatrice.

Disgraced diretto da Jacopo Gassmann, moderna tragedia sul rapporto tra società occidentale e religioni che si consuma durante una cena tra vecchi amici  che esplode in un violento conflitto: le diverse identità culturali svelano la reciproca intolleranza.

——

DISGRACED di Ayad Akhtar 

traduzione e regia Jacopo Gassmann 

con Hossein Taheri (Amir), Francesco Villano (Isaac),

Lisa Galantini (Emily), Saba Anglana (Jory), Marouane Zotti (Abe)

luci Gianni Staropoli – video Alfredo Costa

scene Nicolas Bovey  – costumi Daniela De Blasio

assistente alla regia Mario Scandale – assistente scenografa Nathalie Deana

Produzione Teatro di Roma e Fondazione Luzzati -Teatro della Tosse

Joseph Jefferson Award nel 2012 come miglior Nuovo testo

Premio Pulitzer 2013 per il Teatro

Obie Award 2013 per la Drammaturgia

———

INFO TEATRO INDIA_ Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) – Roma 

Biglietteria Teatro di Roma _ tel. 06.684.000.311/314 _ www.teatrodiroma.net _ Biglietti: intero 20€ _ ridotto 14€

Orari spettacolo: tutte le sere ore 21.00_domenica e mercoledì 14 marzo ore 19.00_ Durata 1 ora e 30 minuti

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