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Teatrionline > Blog > Senza categoria > Nel nome di Antea – L’arte italiana al tempo della guerra
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Nel nome di Antea – L’arte italiana al tempo della guerra

Redazione
Ultima modifica: 7 Giugno 2018 09:20
Redazione
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Dopo un significativo passaggio al Biografilm Festival, arriva presso il Cinema Spazio Oberdan di Milano lunedì 11 giugno 2018 alle ore 19.15  Nel nome di Antea – L’arte italiana al tempo della guerra, il nuovo film documentario di Massimo Martella (presente in sala per un incontro con il pubblico) prodotto e distribuito da Istituto Luce Cinecittà.Un viaggio commosso, immaginifico, partecipe a cavallo tra la più alta bellezza e la più tetra distruzione: la storia avventurosa di cosa accadde a migliaia di capolavori dell’arte rinascimentale, barocca, moderna e contemporanea conservata in quel campo delle meraviglie che è l’Italia, all’esplodere della Seconda Guerra Mondiale, sotto l’invasione nazista, e i bombardamenti che devastarono le nostre città. La storia di come un patrimonio incalcolabile di migliaia di tele, sculture, monumenti, potè non essere distrutto e arrivare integro a noi, alla meraviglia dei nostri sguardi. Forse troppo spesso indifferenti e incoscienti di cosa significherebbe perderlo.

Ed è soprattutto la storia di quelle donne e uomini che si adoperarono e rischiarono per salvare quelle opere. Donne e uomini il cui amore è simboleggiato nel film da due ritratti e dalle loro voci (date nel film da Letizia Ciampa e da Massimo Wertmüller): il “Ritratto di giovane donna (Antea)” di Parmigianino, ora esposto nel Museo di Capodimonte a Napoli, e il “Ritratto di Alessandro Manzoni” di Francesco Hayez, nella Pinacoteca di Brera. Sono questi due personaggi a condurci, tra interviste, documenti, preziosi filmati e fotografie d’archivio, e naturalmente capolavori immortali di 500 anni di civiltà artistica, attraverso una storia ricca di avventure, sotterfugi, nascondigli, pericoli, morte, autentica passione. In un inno alla bellezza senza tempo dell’arte, e un omaggio a coloro che si sono adoperati e si adoperano per sottrarla alle ingiurie del tempo e degli uomini.


NEL NOME DI ANTEA – Sinossi

Quando un paese entra in guerra, a cosa va incontro il suo patrimonio artistico?
Vale la pena rischiare la propria vita per salvare un’opera d’arte dalla distruzione?
Due famosi ritratti della pittura italiana raccontano come, insieme a migliaia di altri capolavori, uscirono indenni dalla Seconda Guerra Mondiale. Il salvataggio fu messo in atto da un pugno di giovani funzionari italiani delle Belle Arti, il cui coraggio e dedizione sono rimasti nell’ombra fino a pochi anni or sono. All’inizio protessero le opere dai bombardamenti nascondendole in luoghi sicuri, distanti dalle città in cui la guerra seminava morte e devastava chiese, palazzi storici e monumenti; poi, dopo l’armistizio, con pochissimi mezzi e a rischio della propria vita cercarono di metterle al riparo dall’avanzare della linea del fronte e da possibili razzie.
Molti sono stati gli umili eroi di questa fuga per la salvezza, che si è svolta incessante dietro le quinte del conflitto. Qui si racconta di Pasquale Rotondi, che in due rifugi nelle Marche mise in salvo migliaia di opere del Nord Italia; di funzionari ministeriali come Lavagnino, Argan, Lazzari, che quando nessun posto in Italia era più sicuro, pur privati di ogni incarico dal nuovo governo della Repubblica di Salò riuscirono a ricoverarne una parte all’interno del Vaticano; dell’odissea delle opere d’arte napoletane, portate via da Montecassino dove erano nascoste poco prima che l’abbazia venisse rasa al suolo; dei capolavori dei musei fiorentini, trafugati dai nazisti e recuperati prima che passassero il confine; di due giovani studiose, Palma Bucarelli e Fernanda Wittgens, che unendo competenza e sprezzo del pericolo salvarono i capolavori loro affidati; infine, dei tentativi di restaurare ciò che sembrava irrimediabilmente perduto. Anche se non tutto si è salvato, è grazie a loro che possiamo ancora ammirare e mostrare al mondo i Caravaggio, i Giorgione, i Raffaello. Il generale Clark disse che fare la guerra in Italia era come combattere in “un maledetto museo”. Quel museo è sopravvissuto, e se da un lato continua a raccontare la storia della nostra identità, dall’altro trasmette immutato a chiunque venga a visitarlo nei musei e nelle piazze italiane il valore universale della bellezza.

«Quando crolla una civiltà e l’uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà? I cosiddetti “intellettuali”, cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi. Sarebbe troppo comodo essere intellettuale nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c’è pericolo» (Fernanda Wittgens, lettera dal carcere, 1944)


Massimo Martella nasce a Taranto nel 1961. Si diploma in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Lavora per diversi anni come regista di programmi televisivi a RaiTre, e nel 1992 scrive e realizza il suo primo lungometraggio per il cinema, “Il tuffo”, premio Kodak al Festival di Venezia 1993. Nel 1998 realizza il suo secondo lungometraggio, “La prima volta”.
Dal 1996 al 1998 è docente di Regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 1999 al 2013 lavora come sceneggiatore nella serialità televisiva (“
La squadra”, “Distretto di Polizia”, “Ris – delitti imperfetti“), spesso anche come responsabile del reparto scrittura e della post-produzione.
Dal 2015 a oggi scrive e dirige due documentari per Istituto Luce Cinecittà: 
Mio duce ti scrivo”, co-prodotto anche da RaiTre, e “Nel nome di Antea – L’arte italiana al tempo della guerra”.

———– 

CALENDARIO PROIEZIONI
Cinema Spazio Oberdan Milano


Lunedì 11 giugno ore 19.15
Nel nome di Antea
R. e sc.: Massimo Martella. Fot.: Paolo Ferrari. Musica: Alessandra Celletti. Mont.: Angelo Musciagna. Italia, 2018, 75’.
Quando un paese entra in guerra, a cosa va incontro il suo patrimonio artistico? Vale la pena rischiare la propria vita per salvare un’opera d’arte dalla distruzione? Due famosi ritratti della pittura italiana raccontano come, insieme a migliaia di altri capolavori, uscirono indenni dalla seconda guerra mondiale. Il salvataggio fu messo in atto da un pugno di giovani funzionari italiani delle Belle Arti, il cui coraggio e dedizione sono rimasti nell’ombra fino a pochi anni or sono. All’inizio protessero le opere dai bombardamenti nascondendole in luoghi sicuri, distanti dalle città in cui la guerra seminava morte e devastava chiese, palazzi storici e monumenti; poi, dopo l’armistizio, con pochissimi mezzi e a rischio della propria vita cercarono di metterle al riparo dall’avanzare della linea del fronte e da possibili razzie.
Il regista Massimo Martella sarà presente in sala.

 

———-

Modalità d’ingresso al Cinema Spazio Oberdan
Piazza Oberdan Milano
Biglietto intero € 7,50
Ridotto con *Cinetessera € 6
Gratuito per ragazzi dai 16 ai 19 anni
*Cinetessera annuale € 10

MusicAltrove: “Come piuma sul respiro di Dio”
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