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(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione

Giada Caliendo
Ultima modifica: 25 Ottobre 2018 08:28
Giada Caliendo
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(Tra parentesi)
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(Tra parentesi)(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione prodotta dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia è uno “spettacolo raccontato” in cui Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua, diretti dalla film-maker Erika Rossi, mettono sulla scena le memorie, i volti e le storie della grande rivoluzione di Franco Basaglia. A distanza di quarant’anni dalla legge 180, momento storico che ha segnato una svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, il Teatro Rossetti celebra questo straordinario compleanno.

(Tra parentesi) è la narrazione non solo di un ristretto gruppo di psichiatri e dei loro pazienti, ma la storia di come un’intera società sia cresciuta imparando ad accettare persone che prima erano considerate al di fuori di essa, della convivialità, dell’identità.

La rappresentazione teatrale inizia con una panchina rossa al centro della scena, sul palcoscenico non vi è nessun altro.

Attesa di attori, di voci e di ascoltatori.

La panchina è simbolo di una società viva, ora immobile, come gli uomini, che rinchiusi nei manicomi subivano lo stesso annullamento di volontà identità e futuro. Continuando su iperbolici parallelismi si evidenzia una realtà all’interno dei manicomi che è simile a un limbo, quasi un Purgatorio, dove si attende fino a dimenticare le ragioni di quell’attesa.

I due attori, dapprima seduti tra gli spettatori, salgono sul palco, si siedono sulla panchina ed iniziano la narrazione raccontando la storia di Franco Basaglia.

Un susseguirsi di immagini, visi, sguardi di pazienti si alternano ad inquadrature fatte in diretta del pubblico. Allora la distanza tra “i matti” e gli spettatori si accorcia ancora di più, si lambisce il dolore, la sofferenza, il patimento e si gioisce con loro quando finalmente quelle catene vengono spezzate, quei cancelli vengono aperti, si esce in strada e si balla respirando l’aria libera della città.

Quando le luci, alla fine dello spettacolo, si abbassano sui capi canuti dei due attori un’unica parola si fa strada nella mente e nel cuore: GRAZIE. Un applauso provato, commosso accoglie “la fine della storia”. Poi Peppe Dell’Acqua si avvicina agli spettatori e aggiunge “ io devo dire grazie a voi triestini perché è stato qui che abbiamo potuto operare questa grande liberazione. Quindi grazie a questo popolo tanto vario e complesso”; il pubblico apprezza e ricambia con lo stesso sentito calore. Grazie a voi medici attenti agli uomini, grazie per il tempo, per aver preservato il valore, per aver combattuto, grazie per le parole, gli sguardi, i silenzi. Grazie Franco Basaglia.

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