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Reading: Comunicare la cultura e il teatro: intervista a Nicola Gallino
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Teatrionline > Blog > Intervista > Comunicare la cultura e il teatro: intervista a Nicola Gallino
Intervista

Comunicare la cultura e il teatro: intervista a Nicola Gallino

Valerio Rupo
Ultima modifica: 12 Dicembre 2018 19:00
Valerio Rupo
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Nicola Gallino
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Nicola GallinoLa Fondazione TPE (Teatro Piemonte Europa) è una delle maggiori istituzioni teatrali torinesi, tra le più attive nella comunicazione verso e per il territorio. La sede decentrata del Teatro Astra rende le comunicazioni delle produzioni e delle stagioni TPE una virtù, oltre che una necessità: da poco alla guida dell’ufficio stampa, Nicola Gallino risponde ad alcune domande a proposito delle strategie di comunicazione della Fondazione e del Teatro Astra.

Nicola Gallino ha curato l’ufficio stampa delle ultime edizioni del Salone del Libro, con un maggiore coinvolgimento del pubblico. Cosa erediterà la Fondazione TPE da questa grande attenzione per la comunità?

Sicuramente l’esperienza di lavoro per un evento dai grandissimi numeri permette di entrare in contatto con tantissimi media, consentendo non soltanto di basarsi su molti punti di riferimento, ma anche di rapportarsi con molte istituzioni. Un simile patrimonio di esperienze, relazioni e sensibilità è stato espresso nei rapporti del Salone del Libro con la Rai, già estesi alla Fondazione TPE.

Lavorando nell’ufficio stampa di una grande realtà è fondamentale saper gestire una grande rete di relazioni, stabilendo quali dinamiche e meccanismi instaurare con i media.

Il rapporto con il pubblico è un discorso più complesso: il Salone riceve visitatori provenienti da tutta Italia ed è concentrato in pochi giorni, mentre un teatro è più orientato territorialmente; il libro può raggruppare molte nicchie di lettori, non si può ancora, invece, ragionare in termini di preferenze di nicchia per gli spettatori teatrali. La domanda che ci stiamo ponendo, in effetti, è come fare per raccogliere interessi diversi dal pubblico del teatro.

Il Teatro Astra è una realtà dinamica, presto affermatasi per la qualità delle produzioni e dei cartelloni: quanto è importante la comunicazione esterna per un teatro non così vicino al centro di Torino?

Io ritengo che non essere vicini al centro costituisca una ricchezza. L’Astra è un teatro di prossimità: abbiamo un pubblico che in molti casi proviene dalle vicinanze del Teatro Astra, scongiurando la possibilità che il teatro venga vissuto come un non-luogo.

Questo ha permesso di stanziare risorse per la comunicazione verso tutto il territorio cittadino: per chiunque percorra le vie del Torino la scimmia simbolo della Stagione TPE è ormai una presenza familiare.

Infatti, per la stagione in corso l’immagine del Teatro Astra è dominata dall’opera di Simone Fugazzotto. Come proseguirà il rimando alle arti visive nel vostro modo di promuovervi?

Non voglio anticipare ciò che il Direttore TPE, Valter Malosti, avrà modo di dichiarare ufficialmente, ma c’è l’idea di mantenere una certa continuità, perché la scimmia si è ormai radicata come immagine del teatro.

Possiamo attenderci qualche cambiamento nella promozione delle produzioni TPE?

Uno degli aspetti che hanno portato al successo del Salone è stata la creazione di reti stabili tramite cui diffondere la promozione della cultura. Storicamente, TPE intrattiene rapporti con entità differenti del panorama torinese – Alliance Française, Goethe Institut, Accademia delle Belle Arti, Università degli Studi. Quest’anno abbiamo avviato rapporti anche con la Scuola Holden, dove abbiamo proposto lo spettacolo Terror di Ferdinand Von Schirach che lascia al pubblico il verdetto sull’innocenza dei personaggi accusati.

Il teatro parte da un testo scritto, quindi perché non coinvolgere anche le biblioteche civiche, la casa dei lettori? Abbiamo intenzione di realizzare incontri presso le biblioteche per approfondire i temi degli spettacoli. Un modello che già abbiamo sperimentato è quello, a proposito di immigrazione, con Edoardo Albinati e Sandro Veronesi, e a proposito del Misantropo con Valter Malosti e lo psichiatra Vittorino Andreoli.

L’importanza di tessere nuove relazioni nella promozione è fondamentale per allargare gli interessi del pubblico: l‘audience development è appunto un insieme di strategie rispetto alla crescita degli spettatori, “coltivando” la loro attenzione.

A questo proposito, qual è e quale sarà il ruolo dei nuovi media – Web e Social Networks – nella comunicazione con il vostro pubblico?

I Social Media vanno selezionati in base al tipo di messaggio. Per la narrazione del TPE i più importanti sono senza dubbio Facebook, Instagram e Twitter, fondamentali per marcare gli spettatori e divulgare i contenuti. In ogni caso, la fidelizzazione del pubblico non può basarsi soltanto sul concetto di community generalista, ovvero sui like e sulle condivisioni delle persone che ci seguono, ma è soprattutto la conseguenza del riconoscimento di pubblici specifici a cui indirizzare le comunicazioni degli spettacoli più conformi alle loro aspettative.

In Fondazione TPE, questo tipo di comunicazione è gestita dalla Social Media Manager Giorgia Mortara, in affiancamento all’ottimo lavoro dell’ufficio di Mattia Rinaldi, Andrea Prono e Graziella Martinotti.

Dal Salone al TPE ho potuto ritrovare un bellissimo ambiente umano, fatto di appassionati che riescono a contagiarti con il loro entusiasmo.

Con Se questo è un uomo, la Fondazione diretta da Valter Malosti ha già aperto alla collaborazione con il Teatro Stabile di Torino. Quali saranno le sinergie con le altre maggiori istituzioni del teatro torinese, quali le divergenze?

Le sinergie sono ancora tutte da definire, mentre più che di divergenze preferisco parlare di complementarità con le altre Istituzioni operanti nella nostra realtà geografica: il TPE è l’unico Teatro di Rilevante Interesse Culturale riconosciuto dal MiBACT in Piemonte, e rispetto alle altre realtà teatrali del territorio si focalizza sul teatro di ricerca e di sperimentazione.

La prima stagione diretta da Valter Malosti ha quasi raddoppiato gli abbonamenti, a dimostrazione che esiste una buona domanda per le produzioni in ambito sperimentale e di ricerca, e grandi possibilità di crescita.

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