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Teatrionline > Blog > Prosa > “LA NONA” DEL DRAMMATURGO ITALO-ARGENTINO ROBERTO COSSA 
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“LA NONA” DEL DRAMMATURGO ITALO-ARGENTINO ROBERTO COSSA 

Redazione
Ultima modifica: 18 Ottobre 2023 08:40
Redazione
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Da giovedì 19 al 29 ottobre ore 20.30


DEBUTTA IL 19 OTTOBRE “LA NONA” DEL DRAMMATURGO ITALO-ARGENTINO ROBERTO COSSA 
CON PROTAGONISTA ARIELLA REGGIO PER LA REGIA DI MARCELA SERLI
di Roberto Cossa traduzione di Pino Tierno adattamento in dialetto triestino di Ariella Reggioregia di Marcela Serli con Ariella Reggioe con Paola Bonesi, Adriano Giraldi, Zoe Pernici, Marzia Postogna, Maurizio Repetto e Maurizio Zacchignascene e costumi Andrea Stanisci disegno luci Bruno Guastini aiuto regia Enza De Roseproduzione La Contrada Teatro stabile di TriesteDebutta, il 19 ottobre 2023, alle 20.30, “La Nona” di Roberto Cossa, drammaturgo italo-argentino, per la regia di Marcela Serli, con la traduzione di Pino Tierno e l’adattamento dei dialoghi in triestino della beniamina di casa Ariella Reggio, interprete dello spettacolo insieme a Paola Bonesi, Adriano Giraldi, Zoe Pernici, Marzia Postogna, Maurizio Repetto e Maurizio Zacchigna. Una commedia esilarante e profonda che vira dalla farsa alla tragedia, resa ancora più divertente dai dialoghi in triestino in cui “la nonna” protagonista è despota e parassita, consumando denaro ed energie della famiglia tutta; nell’originale una metafora del regime di Videla, qui simbolo crudele dell’avidità di una società vecchia e dispotica che si accanisce contro i più deboli. Scritta negli anni Settanta dall’autore italoargentino Roberto Cossa, La nona è una commedia, diventata notissima, che rappresentava in origine una chiara denuncia al regime dittatoriale di Videla, un sistema corrotto e malato che ha tristemente dominato l’Argentina al tempo. Seppur paradossale l’idea di associare il concetto di “potere” con la figura di un’esile vecchietta, si rivela efficacissima nel momento in cui si chiarisce il meccanismo che distrugge questa famiglia di popolani dall’interno. «Non avrei mai pensato  – spiega la regista, Marcela Serli –  di trovarmi a dirigere questo testo cult argentino, La Nona di Roberto Cossa, nella città di mio padre e, dico di più, nella lingua di mio padre. L’autore lo scrisse nel 1977 per denunciare, in forma metaforica, il potere repressivo, ovvero quello che la dittatura di allora stava facendo a noi cittadine e cittadini argentini. E lo fece rimanendo confinato nell’immaginario all’interno di una famiglia, una microsocietà che sopravvive a malapena, ma con un nemico interno: la Nonna. E proprio questo personaggio ci porterà in un mondo atroce e immorale e lo farà in maniera esilarante. Pieno di colpi bassi, lo spettacolo farà il percorso del testo stesso: un deterioramento continuo dei valori dei personaggi, che come regista cercherò di rendere partendo dalla realtà dei rapporti familiari per far emergere sempre di più la farsa e il grottesco degli avvenimenti. Lavorando sull’interpretazione di ciascun personaggio e sull’insieme della coralità improbabile che rappresentano, mi piace l’idea di creare per questo cast una lingua comune, uno stile comune, sbizzarrendomi sul ritmo e sulle dinamiche via via sempre più assurde e comiche. In scena costruisco e decostruisco una casa che diventa di volta in volta la casa di qualcuno che conosciamo, forse anche la nostra. Felice di dirigere questo gruppo di attrici e attori e soprattutto Ariella Reggio in un ruolo inusuale e sorprendente, spericolati e senza freni, rideremo.»Ultracentenaria, vorace e feroce, la nonna consuma giorno dopo giorno la sua famiglia – la figlia nubile e i nipoti – gravando sulle loro finanze e sulla loro dispensa con una fame inarrestabile. Ma non è l’unica parassita della famiglia: c’è anche Ciccio, sedicente “artista”, che le studierà tutte pur di evitare di rimboccarsi le maniche sfruttando la cara nonnina nei modi più impensabili. Ma non ci riuscirà e sarà trascinato come gli altri verso la catastrofe. La nona si impone quale vigorosa e pregnante immagine del potere folle e distruttore, incarnato nelle sue forme più aberranti e luttuose. Una grande metafora, che la regista mette in scena con un allestimento di soli oggetti volutamente scarno, a cura di Andrea Stanisci con l’apporto prezioso delle luci di Bruno Guastini, intorno al quale gli attori si muovono continuamente in un eccesso di inutili tentativi di sottrarsi all’inevitabile. Serali ore 20.30, domenica ore 16.30.La Contrada si avvale del sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Trieste, della Fondazione CRTrieste; e nella realizzazione delle sue attività può contare sulla collaborazione, tra le altre, di istituzioni importanti come l’Ente Regionale Teatrale, la Coop Alleanza 3.0, l’Università degli Studi di Trieste.

 

Informazioni: 040.948471; contrada@contrada.it; www.contrada.it

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