La Befana vuol suonare il 6 gennaio e Myung-Whun Chung dal 9 al 12 gennaio
Le festività natalizie stanno per giungere al termine, ma le celebrazioni ancora non si esauriscono: in occasione dell’Epifania, l’Accademia di Santa Cecilia il 6 gennaio alle ore 16 (Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia) ospiterà La Befana vuol suonare, un affascinante viaggio musicale alla scoperta degli strumenti di un’orchestra. L’evento vedrà protagonista la JuniOrchestra Teen dell’Accademia di Santa Cecilia, sul palco insieme all’amata icona del 6 gennaio, la Befana, interpretata da Nacia Perciabosco.
Con la direzione di Simone Genuini, la JuniOrchestra Teen farà risuonare l’Epifania con le melodie natalizie più celebri, da Jingle Bells a Sleigh Ride, passando per numeri musicali estratti dallo Schiaccianoci di Čajkovskij, anch’esso ormai icona delle festività natalizie. Sulle note di questi brani, il pubblico avrà l’opportunità di conoscere gli strumenti musicali da cui un’orchestra è composta.
Ma l’incontro, che avrà luogo alle ore 16 nella Sala Santa Cecilia, non finisce qui: è previsto anche un percorso interattivo, durante il quale sarà richiesto l’intervento del pubblico di più piccoli. I bambini, veri protagonisti di questa esperienza, avranno l’opportunità di aiutare proprio la Befana, che si troverà ad affrontare alcune difficoltà nel consegnare i suoi doni.
Un evento unico per famiglie e appassionati di musica, in cui sarà possibile coniugare l’atmosfera delle festività natalizie con l’apprendimento musicale. www.santacecilia.it. Biglietti a 10 €
A gennaio torna a Santa Cecilia uno dei direttori più amati dal pubblico romano, Myung-Whun Chung, già Direttore Principale dell’Orchestra ceciliana dal 1997 al 2005 e da allora ospite abituale della Fondazione, proponendo due programmi musicali per il mese di gennaio.
Il primo appuntamento sarà giovedì 9 gennaio alle ore 19.30 (con repliche sabato 11 gennaio ore 18 e domenica 12 gennaio ore 18, Auditorium Parco della Musica), e Chung si confronterà nel pieno della sua maturità interpretativa con due pagine imprescindibili del grande repertorio sinfonico: il Concerto per violino di Brahms e la Sinfonia n. 7 di Beethoven. Chung farà poi ritorno nella sala ceciliana il 16 gennaio (con repliche il 17 e 18 gennaio) per dirigere lo Stabat Mater di Rossini e la Sinfonia n. 8 “Incompiuta” di Schubert.
A condividere con il Maestro il palco della Sala Santa Cecilia nel suo primo appuntamento vi sarà l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia assieme a un solista d’eccezione, Sergey Khachatryan. Nato in Armenia, Khachatryan ha vinto nel 2000 il Concorso Internazionale Jean Sibelius di Helsinki, diventando il più giovane vincitore nella storia del concorso, e ha ottenuto nel 2005 il primo premio al prestigioso Concorso Queen Elisabeth di Bruxelles. Chung, Khachatryan e l’Orchestra ceciliana saranno, inoltre, coinvolti in una tournée che li porterà a Torino, venerdì 10 gennaio all’Auditorium Giovanni, dove eseguiranno il medesimo programma musicale.
La serata si aprirà con Brahms, e vedrà il violinista armeno impegnato nel suo Concerto per violino, tra i brani più eseguiti e celebri della storia della musica. A dispetto, però, della fama di cui oggi il Concerto gode, è curioso ricordare come, nel 1878, l’accoglienza fu in realtà piuttosto tiepida. La causa di questa titubanza va ricercata proprio nella scrittura musicale, che per il gusto dell’epoca si concentrava troppo poco sul virtuosismo del violino, cercando piuttosto un maggior equilibrio tra solista e orchestra. Nella seconda parte del programma, Chung dirigerà la Sinfonia n. 7 di Beethoven, opera completata nel 1812 e caratterizzata da un ritmo incalzante che pervade l’intera partitura, dando forma alle idee musicali. Proprio in virtù della forte presenza dell’elemento ritmico, Richard Wagner così descrisse la sinfonia: «Questa sinfonia è l’apoteosi della danza. È la danza nella sua massima essenza, l’azione del corpo tradotta in suoni ideali. […] Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente». Con queste affermazioni, Wagner capovolse i giudizi più duri espressi sulla sinfonia da parte del mondo musicale, da Friedrich Wieck che la riteneva l’opera di un ubriaco, a Weber che la considerava estrosa fino al limite del lecito – salvo poi ricredersi e dirigerla personalmente.

