Andato in scena al Teatro delle Celebrazioni di Bologna
scritto da Drusilla Foer e Giancarlo Marinelli
regia Dimitri Milopulos
produzione artistica di Franco Godi per Best Sound
produzione esecutiva e distribuzione Savà Produzioni Creativescritto da Drusilla Foer e Giancarlo Marinelli
regia Dimitri Milopulos
produzione artistica di Franco Godi per Best Sound
produzione esecutiva e distribuzione Savà Produzioni Creative
Dopo essere stata protagonista sui palcoscenici con Eleganzissima, il recital di grande successo che ha consacrato il suo talento ironico e sagace, Drusilla Foer torna al Teatro delle Celebrazioni di Bologna con Venere nemica, una nuova prova che la vede, oltre che protagonista sul palcoscenico, anche coautrice insieme a Giancarlo Marinelli, mentre la regia è affidata a Dimitri Milopulo.
Lo spettacolo, ispirato alla favola di Apuleio “Amore e Psiche”, affonda le sue radici nella mitologia greca ma la rielabora dando un tocco di contemporaneità, in modo divertente e a tratti toccante. Una pièce in bilico tra tragedia e commedia, immersa nel mondo degli dei eppure così vicina alle fragilità degli uomini. La narrazione, pur dando voce a una Dea, affronta aspetti propri della natura umana e apre le porte a diverse considerazioni
La protagonista è una Venere catapultata tra gli uomini che, abbandonato l’Olimpo, vive a Parigi e si misura con gli esseri mortali, ne acquisisce i turbamenti, le fragilità e le ossessioni. Dal suo punto di vista riesce a captare tutti i limiti degli uomini, come la capacità di creare cose meravigliose per poi distruggerle, o come la strana mania di odiare i propri simili in modi irragionevoli, ed anche il vero male che attanaglia l’essere umano, il “vermicello dell’anima”, l’Ego che porta a disonestà, sopraffazione, vanità.
Pur vedendo tutti i limiti degli esserei umani la Venere di Foer coglie anche le contraddizioni dei suoi parenti immortali, vendicativi e capricciosi ed anche annoiati all’interno dell’infinita bolla di tempo di cui dispongono. La nostra Dea decide così di catapultarsi a Parigi, proprio fra gli uomini a cui invidia la mortalità, un aspetto che li costringe all’urgenza, alla necessità di vivere tutto intensamente: emozioni, esperienze, sentimenti. Mentre lei soffre della propria immortalità vivendola come un fardello.
La scena è vuota e buia. Unico orpello e uno specchio/porta sul fondo che crea una senso di profondità ed aiuta ad enfatizzare emozioni e azioni dei personaggi in scena. Accanto a Drusilla, l’attrice Elena Talenti che vestirà diversi panni durante lo spettacolo, da una cameriera consigliera e quelli di Psiche nella seconda parte.
Seppure le due protagoniste sono in scena per tutta la durata dello spettacolo, alternando momenti comici a riflessioni più profonde e lunghi monologhi a sketch cantati e ballati, lo spettacolo sembra diviso in due parti. Nella prima parte c’è una Venere fragile, una Venere intrigata da quel mondo mortale in cui ha deciso di immergersi, una Venere riflessiva che ci narra delle imperfezioni sia dei mortali che degli immortali.
La seconda parte affonda le radici nella storia di Amore, il figlio ingrato e disobbediente, e Psiche, di cui egli s’innamora perdutamente e sulla quale la protagonista, nei panni della “nemica”, riversa il suo rancore di Dea frustrata e di Madre tradita. Qui la caratura del personaggio cambia completamente. Con indosso una larga tunica bianca da una parte scaglia la sua ira funesta e vendicativa su Psiche, ma allo stesso tempo riscopre un amore imperituro e incondizionato: quello per il figlio ferito che, in fuga dall’amata, torna da sua madre per curare le ferite del corpo e dell’anima.
Di una cosa siamo certi, tutti gli archetipi affrontati danno spunto a grandi riflessioni e Drusilla Foer riesce a bilanciare dramma e ironia, costruendo una Venere che oscilla tra sacro e profano, tra grandezza divina e miserie umane.
Amelia Di Pietro


