Gemito, l’arte d’ ‘o pazzo è uno spettacolo scritto e diretto da Antimo Casertano, che ne è anche interprete insieme a Daniela Ioia, Luigi Credendino e Ciro Kurush Giordano Zangaro. La produzione è firmata Teatro Insania, e la rappresentazione è andata in scena l’8 e il 9 febbraio al Teatro Mascheranova, nell’ambito della stagione teatrale 2024/2025 “Fuochi Fatui” a Pontecagnano (SA).
Il cast vanta nomi noti al pubblico televisivo e cinematografico. Daniela Ioia, apprezzata per i ruoli di Rosa in Un posto al sole, Armida ne Il sindaco del rione Sanità e Tiziana in Gomorra. Antimo Casertano, volto familiare grazie alle sue apparizioni in Sirene, Un posto al sole, La nuova squadra e Distretto di polizia. Luigi Credendino ha recitato in produzioni di rilievo come L’amica geniale, La divina cometa, Il commissario Ricciardi e Gomorra – La serie. Ciro Kurush Giordano Zangaro, invece, vanta un’esperienza trasversale che spazia tra teatro, cinema, televisione, presentazioni e radio, confermandosi un artista poliedrico.
Lo spettacolo racconta la parabola umana e artistica di Vincenzo Gemito, scultore partenopeo vissuto tra XIX e XX secolo, il cui talento straordinario si intrecciò con una vita segnata dall’abbandono, dall’ossessione per la perfezione e da una fragilità psichica che lo portò alla reclusione in manicomio. Cresciuto da genitori adottivi dopo essere stato lasciato nella ruota degli esposti, Gemito si avvicina all’arte sin dall’infanzia, entrando a soli nove anni nella bottega di Emanuele Caggiano. Da lì inizia il suo percorso nel mondo della ritrattistica e della scultura, raggiungendo il successo ma senza mai cedere al compromesso della fama. Il suo obiettivo non era la gloria, ma la verità: una ricerca assoluta e maniacale che, col tempo, lo condusse alla rovina.
Antimo Casertano porta in scena non solo la biografia di Gemito, ma anche un’indagine più ampia sulla condizione dell’artista e sulla sottile linea che separa la genialità dalla follia. Lo spettacolo si interroga su cosa porti un talento alla gloria o alla rovina, su quali meccanismi psicologici ed emotivi possano trasformarsi in ostacoli insormontabili.
«Bisognerebbe sfatare il mito del genio-folle» afferma Casertano. «Molto spesso chi attraversa un momento insano non riesce a creare nulla di geniale.» È da questa riflessione che nasce lo spettacolo, con la duplice volontà di restituire luce alla figura complessa di Gemito e di indagare un momento fragile e profondo dell’animo umano. Attraverso la sua vicenda, si cerca di esplorare la materia intima che muove un artista, ponendo interrogativi più che offrendo risposte. Alla fine, come sempre, sarà il pubblico a doverle trovare, scavando nei meandri della propria anima.
La sala gremita e l’atmosfera carica di attesa hanno fatto da perfetto preludio a uno spettacolo che ha saputo catturare il pubblico fin dai primi istanti. La macchina del fumo, entrata in azione sin dall’inizio, ha contribuito a creare un’aura sospesa, evocativa e perfettamente in linea con il tono della messa in scena. L’intensità interpretativa degli attori è stata un punto di forza indiscusso: voci potenti, canto curato e un movimento scenico studiato nei minimi dettagli hanno reso la performance magnetica. La forte presenza scenica del cast, unita a un raffinato lavoro su luci e musiche, ha amplificato l’impatto emotivo del racconto.
Uno degli elementi più suggestivi della messa in scena è stata la scelta di ridurre la scenografia all’essenziale, affidandosi a un unico oggetto di scena: un enorme masso di marmo. Questo elemento si è trasformato di volta in volta, assumendo significati diversi e profondi. Se da un lato rappresentava il peso della materia da modellare, dall’altro diventava il fardello dell’artista, il simbolo della sua ossessione e del tormento interiore. In un momento particolarmente potente dello spettacolo, il masso si è fatto croce di Gesù portata sulle spalle, evocando il sacrificio, la sofferenza e la condanna di chi si carica addosso un peso troppo grande da sostenere.
A completare il quadro scenico, spicca la figura inquietante interpretata da Ciro Kurush Giordano Zangaro: trucco e costume perfetti per un personaggio che, pur non pronunciando alcuna battuta, ha saputo imporsi con una presenza scenica magnetica e disturbante. Una figura silenziosa, ma carica di significato, che ha contribuito a creare un ulteriore livello di tensione e suggestione.
Lo spettacolo, della durata di circa un’ora, ha tenuto alta l’attenzione del pubblico senza mai perdere intensità. La regia, attenta e curata in ogni dettaglio, ha saputo restituire tutta la complessità del protagonista, senza mai scadere nel didascalico. Il risultato è un viaggio emotivo denso e coinvolgente, che lascia interrogativi profondi sulla natura dell’arte e sul prezzo della genialità.
Con Gemito, l’arte d’ ‘o pazzo, Antimo Casertano firma un’opera teatrale di grande impatto, capace di restituire al pubblico la tormentata grandezza di un artista che, nel tentativo di inseguire la verità, si è ritrovato prigioniero della propria mente. Uno spettacolo intenso, vibrante, che riesce a trasmettere tutta la forza e la fragilità di un uomo che ha fatto della scultura la sua ragione di vita.
“Gemito, l’arte d’ ‘o pazzo”: il tormento della genialità sulla scena
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Attore di teatro dal 1995, regista e formatore, opera come docente di mimo, maschera e movimento. Svolge attività teatrale in carceri, scuole e comunità, combinando arte e impegno sociale. È direttore artistico e organizzativo di Rassegne teatrali, con una carriera dedicata alla diffusione e alla pratica del teatro in tutte le sue forme.

