In scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma fino al 16 marzo 2025
Si ride, tanto, delle battute estemporanee e delle situazioni paradossali in cui si caccia lo sprovveduto protagonista, Tonino Esposito, erede di un ruolo paterno che non è in grado di incarnare, costretto com’è per indole anche se non per formazione, a interpretare il mondo con disincanto.
Tonino Esposito ha come modello di riferimento il padre Gennaro, potente e rispettato boss camorristico del Rione Sanità, a Napoli. Inetto, imbranato e povero di spirito è incaricato soltanto di ritirare il pizzo dai negozianti, ai quali talvolta pratica lo sconto che reintegra di tasca propria.
Gli affari, nella scia della tradizione familiare, vengono portati avanti dal fidato braccio destro del padre, Pietro De Luca detto ’o Tarramoto, educato alla cultura camorrista, determinato e cinico, cultore del kitsch, in una casa in cui il centro del potere è il trono dorato.
L’ingenuo Tonino è circondato da una famiglia allargata in cui si esprimono personalità che si adattano bonariamente al tenore di vita appagante. La madre Manuela vive nella nostalgia del marito sposato senza sapere chi fosse, i suoceri Assunta e Gaetano si sono assuefatti a dinamiche che non comprendono appieno, la procace e volitiva moglie Patrizia ostenta il lusso e tiene in mano le redini della comunità familiare.
Protesta e scalpita soltanto la giovane rampolla Tina, a scuola additata ed emarginata per il nonno camorrista, che sogna di cambiare vita e non rivolge più la parola al padre. Completa il quadro familiare l’iguana Sansone.
Tonino è un vaso di coccio tra vasi di ferro. Assalito dagli incubi, segue una logica lineare che lo pone al centro di disavventure bizzarre che arrecano danno alle strategie del capoclan Pietro, rischiando di attirare anche l’attenzione delle forze dell’ordine.
Non riuscendo più a cavarsi d’impaccio, va all’antico Cimitero delle Fontanelle a conversare con un teschio che secondo la leggenda è appartenuto a un Capitano spagnolo. Per aiutarlo, il teschio assume le sembianze di un fantasma visibile soltanto a lui, e si trasferisce a casa sua per dargli gli opportuni suggerimenti in ogni circostanza.
Si moltiplicano le situazioni esilaranti, con equivoci e fraintendimenti anche a causa del linguaggio spagnoleggiante del Capitano, costretto a ricorrere a perifrasi napoletane per farsi capire.
All’ennesimo fallimentare pastrocchio, ’o Tarramoto attua le spietate leggi della criminalità e mette Tonino agli arresti domiciliari per renderlo innocuo, e l’uomo, privo di possibilità di riscatto, cade in depressione.
Non è un eroe, non è un criminale, è una goffa maschera tragicomica.
Come un unico corpo, la famiglia si stringe intorno a Tonino, facendo virare il grottesco verso la presa di coscienza di un dramma personale e sociale, che può sfociare soltanto nell’adesione alla legalità.
Una battaglia di potere persa può trasformarsi in una vittoria esistenziale.
Esilarante tutto il cast: Giovanni Esposito stralunato gaffeur e ingenuo malavitoso dall’umanità disarmante, Nunzia Schiano, Susy Del Giudice, Salvatore Misticone, Gennaro Silvestro, Carmen Pommella, Giampiero Schiano e Aurora Benitozzi, ciascuno apporta il proprio valore aggiunto a un’interpretazione corale.
La regia di Alessandro Siani calibra il ritmo della performance, puntando su qualche stereotipo per mettere alla berlina la cafonaggine della criminalità. La scenografia di Roberto Crea trasforma a vista l’abitazione degli Esposito con un grande tavolo che troneggia nella sala, nell’abitazione di ’o Tarramoto dominata dal trono e da quadri di tendenza. I costumi di Lisa Casillo rendono tangibile l’aspirazione pseudo borghese dei familiari. Musiche di Andrea Sannino e Mauro Spenillo.
La tessitura dello spettacolo suddivisa in capitoli, con i titoli proiettati sul velatino, come un racconto a episodi, si allaccia all’origine letteraria del testo.
La commedia infatti è liberamente tratta dal best seller di Pino Imperatore (anche co-autore insieme a Paolo Caiazzo e Alessandro Siani della versione teatrale) Benvenuti in casa Esposito, autentico caso letterario che ha scalato le classifiche della narrativa italiana del 2012 grazie al passaparola ed è stato adottato da scuole, istituzioni pubbliche, associazioni antimafia, comitati civici e gruppi per la Legalità.
Tania Turnaturi

