Per orientarsi sui nuovi orizzonti e la fruibilità dei nuovi linguaggi della danza contemporanea, è bene non perdere il Trittico Contemporaneo, proposto nel cartellone del Teatro dell’Opera di Roma (ultime due repliche del 4 e del 5 marzo alle ore 21.00) ed eccezionalmente in scena a La Nuvola con due prime italiane, S di Philippe Kratz e In Esisto di Vittoria Girelli e la prima assoluta di Creature di Francesco Annarumma.
Il Trittico Contemporaneo, formula fortemente voluta da Eleonora Abbagnato, Direttrice del Corpo di Ballo capitolino, fin dal suo arrivo a Roma, è diventato nel corso degli anni un importante appuntamento consolidato che anno dopo anno si impegna nel gettare uno sguardo sull’eterogeneità dei linguaggi della danza contemporanea spaziando dalla scena nazionale e internazionale: una scelta che si rivela sempre coraggiosa nell’affiancare au grandi titoli del repertorio nuovi lavori, certamente meno fruibili per il grande (e meno appassionato) pubblico, ma che svolge anche il cruciale compio educativo della platea del balletto classico, richiamando invece a gran voce il pubblico più avvezzo ai nuovi linguaggi e alle nuove proposte.
Per il cartellone 2024/2025 il fil rouge del Trittico vuole essere un percorso sulle possibilità del corpo, uno sguardo attento e preciso sul corpo umano portavoce della riflessione sulla condizione dell’umanità.

Il percorso si apre con Philippe Kratz, classe 1985, tedesco, danzatore e coreografo dell’Aterballetto, dallo scorso anno direttore artistico del Nuovo Balletto di Toscana che riflette “sull’astrazione del corpo, primario oggetto di espressione” e che parte dal mito di Sisifo in S, ma parla del futuro: Sisifo, il più intelligente degli uomini, riesce a ingannare gli dei, ma viene punito con il supplizio eterno di dover portare in cima un masso che, arrivato alla cima, precipita di nuovo giù. Il lavoro appare molto tetro, scuro (come il futuro evidentemente), con le scene di Denis Rubinić che allestisce due lunghi praticabili.
In S Kratz pensa aa una coreografia con uno sforzo fisico estremo e quasi assoluto sull’inquietante musica dei Soundwalk Collective contrapponendo il corpo alla tecnologia e mostrando ciò di cui il fisico umano è capace: l’atmosfera è buia e tetra e i movimenti due 5 danzatori, Mattia Tortora, Claudio Cocino, Simone Agrò, Annalisa Cianci, Sara Loro, sono impervi e quasi limite della possibilità.
Tutto viene portato avanti con estrema fatica, ma come un pieno riscatto della forza e della dignità del corpo umano in un’interessante riflessione sull’invadente ingerenza del virtuale che vuole sostituirsi all’uomo: in scena una fisicità estrema cui viene sottoposto il corpo quasi come riscatto della progressiva, inesorabile sostituzione dell’uomo con la macchina, della piena sull’invadenza della tecnologia nella vita umana.
“Un viaggio, un vortice di emozioni una collezione di racconti preziosi” secondo Francesco Annarumma il suo Creature, bellissimo lavoro in prima assoluta sulla Sonata n.1 “The 12th Room”, ipnotica partitura di Ezio Bosso. Creature è “un’esperienza da vivere, un lavoro sulla sensibilità e sul superamento dei propri limiti” prosegue Ammarumma, classe 1988, napoletano, ma con una formazione internazionale come ballerino e coreografo che crea una coreografia imponente per 13 artisti.
I danzatori, tra cui le étoiles Alessandra Amato e Susanna Salvi, le prime ballerine Federica Maine e Marianna Suriano, inguainati negli sfolgoranti costumi effetto nude di Anna Biagiotti, sullo sfondo di un oscuro bosco stilizzato, interpretano delle creature, aquile nervose e solo in apparenza forti, che in realtà riescono a manifestare la loro fragilità e la loro vulnerabilità in un percorso di accettazione e di rinascita. Dietro i perfetti movimenti dei danzatori si celano le insicurezze e le fragilità, ma l’equilibrio si raggiunge non cercando l’approvazione altrui, ma la consapevolezza di sé stessi frutto di un viaggio interiore e personale. E dal buio arriva la luce anche sul palco. In Creature Annarumma pensa a una coreografia che diventa un tenace punto di incontro fra precari equilibri, di movimenti nervosi e di schiene inarcate, di lunghe braccia che simulano le ali e gli artigli fino a liberarsi in movimenti più dolci. Una coreografia che inneggia alla liberazione e alla rinascita che guarda al contemporaneo, ma senza tralasciare il tocco del neoclassicismo e delle punte a valorizzazione del percorso personale di ogni danzatore che tratteggia la sua storia. Un lavoro di introspezione e di profondo ottimismo che regala emozioni che viene ampiamente modellato sulle personalità di tutti gli interpreti, sempre pronti a nuove sfide.
È all’insegna della piena luce dal caos primordiale alla ricerca di sé stessi In Esisto, lavoro dell’Italiana Vittoria Girelli, classe 1997, Demi-Soloist allo Stuttgart Ballet dopo numerose esperienze internazionali.
La coreografa non vuole consegnare al pubblico “una storia chiara e leggibile”, ma narrare un viaggio personale per “portare il cosmo nello spazio mentale dello spettatore”: si gioca infatti sul doppio significato di In Esisto, inteso come inesistenza e come affermazione di esistenza stessa partendo da un non luogo, un caos primordiale dove la luce è abbagliante e ammaliante, predominante, nello spazio e nelle luci (di A.J. Wiessbard) e crea un vero e proprio disorientamento.
Lo spazio (inesistente) si anima poi vita vera e di esistenza con l’ingresso e la simbiosi di cinque danzatori principali (tra cui Eugenia Brezzi e Nadia Khan) circondati dagli altri danzatori fino a trasformarsi in una coreografia corale che riflette la molteplicità dei linguaggi della Girelli, fra accenti fisici e slanci, geometrie prima stilizzate e poi più morbide nella costruzione della personalità dove ogni minimo movimento si sposa al dettaglio della musica ricca di accenti di Davidson Jaconello.
Un successo per un trittico molto interessante che ha suscitato l’entusiasmo del numeroso pubblico, ultime due repliche a La Nuvola, martedì 4 (ore 21.00) e mercoledì 5 marzo (ore 21.00). Prossimo appuntamento per gli appassionati e non di danza con il Passaporto di danza sull’Onegin (17 marzo ore 18 al Teatro Nazionale), incontro a. Una di Eleonora Abbagnato per offrire al pubblico un percorso inedito sulla danza.
Fabiana Raponi

