Il giovane direttore d’orchestra nel tributo a Salieri in occasione del bicentenario della morte del compositore
Giovane e brillante, Giulio Arnofi è uno dei più interessanti direttori d’orchestra della nuova generazione: laureato in Direzione d’Orchestra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con Daniele Agiman, è stato assistente di Corrado Rovaris per Don Giovanni al Teatro Regio di Parma, di Sesto Quatrini per Die Zauberflöte al Teatro Regio di Torino, di Evelino Pidò per Il barbiere di Siviglia al Teatro alla Scala di Milano, di Gianluca Marcianò per La forza del destino al Teatro Principal di Maiorca. Neo direttore artistico della Filharmonie, ha collaborato, tra le altre, con l’Orchestra Sinfonica di Milano, Orchestra Filarmonica Toscanini, Orchestra di Padova e del Veneto, North Czech Philharmonic, FVG Orchestra, gli archi dell’Orchestra della Toscana.
In occasione del bicentenario della morte di Antonio Salieri che cade nel 2025, Giulio Arnofi presenta il suo primo disco per Brilliant Classics, “Salieri: Piano Concertos”, uscito il 1 febbraio.
Il suo omaggio ai 200 anni anni della morte di Salieri si concretizza con il disco Piano Concertos. Come nasce il progetto fra i suoi numerosi impegni?
Il progetto nasce inizialmente da un’idea dell’amico Costantino Catena, io e l’Accademia d’Archi Arrigoni, con cui avevo già collaborato in passato, lo abbiamo accolto e sviluppato con entusiasmo. Ho capito che questo anniversario poteva essere l’occasione per valorizzare un compositore, Salieri, spesso citato ma poco eseguito. Vive ancora della celebrità ottenuta con l’opera teatrale di Peter Shaffer e dell’omonimo film Amadeus, nei quali la sua musica passa in secondo piano dopo le leggende. Questo lavoro discografico è un modo di far rivivere la sua musica in maniera pura, lontano dall’anedottica.
Che cosa pensa abbia da comunicare la musica di Salieri al pubblico?
A gennaio, proprio per promuovere l’uscita di questo cd, abbiamo fatto un tour di 9 concerti in diverse società concertistiche italiane, raccogliendo non scontati consensi sia per il programma presentato, che includeva anche il concerto per pianoforte e orchestra n. 9 K.271 Jeunehomme di Mozart, che per la scoperta da parte del pubblico della musica di Salieri. Una musica compatta, semplice ma non semplicistica, di facile accesso, con un’orchestrazione essenziale ma ben calibrata, in cui troviamo delle piccole oasi liriche incastonate in momenti concitati, con un’articolazione del discorso musicale che rispecchia appieno i canoni estetici e poetici del suo tempo.
Come nasce la collaborazione con il pianista Costantino Catena e l’Accademia d’Archi Arrigoni?
Come dicevo la collaborazione nasce da una suggestione di Costantino che, oltre a noi interpreti, è stata sposata dal CIDIM, sempre pronto ad appoggiare progetti di valorizzazione di repertori diversi dal solito e, come in questo caso, di un compositore che in realtà ha dato molto al suo tempo e alla storia della musica, basti pensare che il Teatro alla Scala fu inaugurato proprio con un’opera composta per l’occasione da Salieri, considerato all’epoca tra i più importanti e potenti compositori, capace di una tecnica d’artigianato musicale di alto livello rimasta però imbrigliata un po’ troppo dal puro accademismo settecentesco.
Come si è preparato alla selezione dei pezzi e alla registrazione?
La selezione dei brani è stata realizzata per valorizzare la musica per tastiera e orchestra di Salieri, aggiungendo poi una breve sinfonia che come sappiamo è una collazione di brani strumentali operistici e in aggiunta abbiamo inserito una piccola sonata per pianoforte solo in prima registrazione assoluta. Appena sono stato coinvolto in questo lavoro discografico mi sono subito interessato a ricercare le fonti manoscritte e non, facendomi anche aiutare dal professore Francesco Passadore, tra i massimi riferimenti italiani per quanto riguarda gli studi su Salieri. È poi seguito uno studio attento di tutta la musica scelta anche con un occhio alle prassi storicamente informate che per questo repertorio non possono essere ignorate.
Come cambia il suo approccio interpretativo per ogni pagina musicale, dai concerti all’opera?
Direi che non cambia tra musica sinfonica o operistica, piuttosto cambia a seconda del significato o della derivazione che credo che quella musica abbia. Mi spiego meglio. Se prendiamo un autore come Mozart, nella sua musica sinfonica ritroviamo atteggiamenti melodici, ritmici o strutturali delle sue opere, come nella sua musica operistica ne ritroviamo altri presi a prestito dalla musica strumentale, di conseguenza il mio approccio cerca di essere trasversale tra generi musicali diversi. Ci sono momenti nelle opere liriche che vanno trattati da musica sinfonica o da camera e momenti di questa musica che vanno ricondotti alla musica operistica o alla danza, così da poterne trarre l’essenza e quindi valorizzarla al massimo.
Prossimi progetti in agenda?
Tornerò a collaborare con diverse realtà che ho già frequentato, dalla Filarmonica Toscanini all’Orchestra di Padova e del Veneto. Poi collaborerò a produzioni importanti di tre dei maggiori festival italiani, dirigendo o anche assistendo altri direttori.
Fabiana Raponi

