Niente è come sembra: tra realtà e fiction nella mente di Billy Milligan
Chi era Billy Milligan? Difficile rispondere a questa domanda o forse impossibile, perchè niente è come sembra nella storia di questo uomo. Una storia inquietante e avvincente, oggetto di lunghi anni di studio, tra cronaca, processi e psichiatria. Anche sul palco del Teatro Franco Parenti la regia di Fausto Cabra unita alla drammaturgia di Gianni Forte prova a rispondere a questa domanda partendo dal noto libro Una stanza piena di gente di Daniel Keyes, testo scritto proprio sulla base delle dichiarazioni di Billy Milligan.
Sul palco, una storia che parte dal caos, caos in schegge, dove le schegge non sono solo le personalità racchiuse in Billy Milligan, ma anche pezzi di visione, frammenti di immagini, disegni, voci. Le modalità di fruizione dello spettacolo Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo sono molteplici, disorientano. Le luci sono mobili, a volte accecanti riflettori puntati negli occhi. Nella stanza piena di gente di Daniel Keyes, questa volta ci siamo anche noi, chiamati a diventare complici di questa rappresentazione, quasi catapultati brutalmente su una scena di violenza – una messa in scena della violenza dichiarata al pubblico con un esplicito meccanismo di teatro nel teatro dove il piano del reale si confonde continuamente con quello della finzione. Lo spettacolo parte dalla scena e dall’accusa di rapimento e stupro di 3 donne da parte Billy Milligan(interpretato da Raffaele Esposito), la cui vicenda è diventata un vero e proprio caso che ha scosso profondamente l’America degli anni ’70.
Lo spettacolo si costruisce in maniera complessa proprio basandosi sull’interrogatorio a cui è stato sottoposto Billy da un avvocato, da un poliziotto e da una psicologa e giocando su tre livelli: il legal-thriller, l’indagine psicologica e l’indagine teatrale. Si parte da un preludio (la prima scena di violenza appunto) a cui succedono una serie di ‘rapsodie’, ognuna volta a snocciolare lentamente le varie personalità di Milligan con cui era lui stesso a dialogare, spesso rispondendo ai loro ordini e a eseguirli. Le personalità prima 10, poi 24, sono interpretate tutte dallo stesso attore in scena, ma anche su un piano diverso da quello dell’hic e nunc della rappresentazione, ovvero su un materiale video che fa sia da sfondo alla rappresentazione, sia viene traslato su un livello di tv-fiction, appunto finzione. A proposito di fiction, a volte Billy quando parla con gli altri – dove gli altri sono le sue personalità createsi per processo di dissociazione – diventa anche un personaggio da sitcom dove alle sue battute si risponde con le risate registrate come un riflesso del padre, attore di scarso successo. La fiction è sottolineata anche dalla presenza di un tecnico attrezzista – esplicitamente presentato al pubblico – che ha lo scopo di spostare gli oggetti di scena o la telecamera che, a sua volta riprende Billy-attore mentre entra nelle sue varie personalità e che è invitato a guardarsi successivamente nel video registrato. A farci compagnia in questo viaggio della mente c’è la dimensione sonora con riferimenti ai Talking Heads, ai Deep Purple, ai Led Zeppelin, in una drammaturgia sonora che diventa corpo unico con la struttura dello spettacolo, quasi confondendosi con essa.
Il personaggio di Billy è ritratto come una persona fragile affetta da un forte ritardo mentale. Nonostante la stratificazione della scena, lo studio del personaggio e l’imponente lavoro registico, il ritmo dello spettacolo risulta essere molto lento e l’impatto non completamente coinvolgente, gli esiti non convincenti. L’idea dell’accostamento tra realtà e fiction nella storia di Milligan e tra realtà e fiction della rappresentazione è interessante, sebbene possa risultare anche scontata. Buone le scelte di scena (di Stefano Zullo), meno riuscito l’esperimento sul personaggio. Molto intenso il ‘postludio’, a seguito dell’assoluzione di Billy per infermità mentale, avvenuta il 10 dicembre 1979.
Lo spettacolo infatti si chiude con un ricordo devastante: una tortura a cui Billy veniva sottoposto dal suo patrigno, già a seguito di un’infanzia difficile trascorsa con il primo padre, violento con sua madre. Su questo ricordo, in cui Billy veniva sotterrato con una pala e riusciva a respirare a fatica da un tubo collegato con l’esterno, emerge la figura di un Billy che non è mai riuscito ad amare perchè non ha mai conosciuto l’amore. Incombe inquietante l’ombra scura, blu, di quell’uomo che non è suo padre. Billy parla di “magnetismo foderato di paura”. Sul fondo delle terra stava bene perchè, dice all’inizio dello spettacolo: “il fondo è un posto accogliente, almeno è stabile”.
Lavinia Laura Morisco

