Monumentale e apprezzato nuovo allestimento del musical americano con la regia di Damiano Michieletto e la direzione musicale di Michele Mariotti. Fino al 17 luglio alle Terme di Caracalla
West Side Story
di Leonard Bernstein, il più celebre dei musical americani, conquista il pubblico del Caracalla Festival 2025 in un nuovo trascinante e commovente allestimento firmato da Damiano Michieletto. Le monumentali rovine delle Terme di Caracalla ospitano per altre due repliche (il 13 e il 17 luglio ore 21,00) il famoso e ancora attualissimo musical del 1957, nato da un’idea di Jerome Robbins, su musiche di Bernstein, libretto di Arthur Laurent su versi di Stephen Sondheim coinvolgendo in un grande sforzo produttivo il lirico capitolino, con l’Orchestra, magnificante guidata dal direttore musicale Michele Mariotti, il Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato, e un validissimo cast di oltre 40 specialisti di musical chiamati appositamente per questa produzione.

Pur non discostandosi dagli (amatissimi) Anni Cinquanta, Michieletto personalizza, e non poco il suo allestimento, pensato come un grande spettacolo che si adatta perfettamente agli spazi delle Terme di Caracalla, ma che riesce a commuovere il pubblico raccontando un’infelice storia d’amore di Maria e Tony, versione newyorkese dei veronesi Giulietta e Romeo, vittime degli scontri violenti fra due bande rivali, i Jets e gli Sharks, riflesso di una società dominata da intolleranza, rabbia e violenza.
E se West Side Story è il musical che tutti hanno visto e amato, per approcciarsi a una nuove versione è necessario distaccarsi momentamentte da quanto conosciuto: il sogno americano secondo Michieletto naufraga dentro una malandata, vecchia piscina abbandonata (scene del fedelissimo Paolo Fantin) che se si discosta dalla New York degli anni Cinquanta, richiama la Hollywood cinematografica dell’epoca d’oro (da Viale del Tramonto alle mirabolanti coreografie di Ester Williams) evocata anche dalle sfavillanti, grandi lettere luminose (che arrivano a formare Maria, Miracle o America) e guarda avanti senza rinunciare alla speranza nel futuro e a una società migliore.

La piscina è al tempo stesso elemento simbolico e ambivalente che richiama un desiderio di spensieratezza, di felicità e amore che viene negato dal violentissimo scontro delle due bande alla ricerca dell’identità e della libertà. In questa deriva del sogno americano ormai in frantumi spunta nel secondo atto un ulteriore elemento simbolico, la torcia distrutta e fatiscente della Statua della Libertà contro cui si infrange la storia d’amore di Maria e Tony, ma nonostante tutto non manca l’anelito alla speranza di poter vivere in un mondo migliore, fatto di uguaglianza e giustizia.
Michieletto si muove con disinvoltura nel musical mantenendo ritmi serrati e avvincenti creando un impatto visivo ed emotivo: la drammaturgia scorre velocemente fra lunghe parti ben recitate (in lingua originale ovviamente) alternate alla trascinante musica di Bernstein e sostenute dalle convincenti nuove coreografie create da Sasha Riva e Simone Repele che tornano all’Opera lavorando con il solido Corpo di ballo della Fondazione.
I due giovani coreografi (già in squadra con Michieletto per Mass di Bernstein un paio di anni fa a Caracalla) non si sono lasciati minimamente intimorire intimorire dall’originale lavoro di Robbins costruendo una coreografia al servizio della musica e della drammaturgia attraverso movimenti fluidi e naturali con grandiosi colpi di scena come l’affollatissimo mambo.

E se il balcone si trasforma nel trampolino di lancio della piscina, lo spettacolo funziona sempre mantenendo uno sguardo di riguardo nei confronti dei costumi (di Carla Teti) ampi e coloratissimi, per i portoricani, di taglio minimale e futurista, fra il bianco e il nero per i Jets, con. Qualche inedito guizzo nelle parrucche colorare o nello scintillio di alcuni tessuti cangianti.
Il successo dello spettacolo passa attraverso lil validissimo, numeroso cast di specialisti del musical che cantano, ballano, recitano senza sosta con una menzione particolare all’intensità emotiva di Sofia Caselli nel ruolo di Maria, Marek Zurowski nel ruolo di Tony, Sergio Giacomelli come Bernardo, Natascia Fonzetti come Anita e Sam Brown come Riff.
Una rivelazione felicemente applaudita la direzione musicale di Michele Mariotti che si confronta, conquistando un personalissimo successo, per la prima volta con la meravigliosa partitura di Bernstein, una ricchissima varierà di stili musicali da cui si respira l’inconfondibile jazz feel del compositore, fra sensualità, tragicità e ritmi travolgenti. Mariotti sostiene la scrittura sinfonica di Bernstein che esalta la spontaneità e l’immediatezza della scrittura drammaturgica.
Uno spettacolo emozionante per il pubblico che applaude calorosamente e a cui Mariotti regala un inaspettato bis di mambo.
Fabiana Raponi

