Andato in scena il 17 e 18 luglio 2025, Auditorium Flaiano, Pescara
Secondo, applauditissimo appuntamento della rassegna UN’ESTATE DA FAVOLA. Il mito della ninfa Dafne -raccontato e impersonato, detto e intonato da Ilaria Carlucci – cattura gli occhi e l’ascolto di un pubblico raccolto davanti a pochissimi metri di spazio scenico.
Il progetto registico dello spettacolo sembra puntare proprio su questa chiave: la concentrazione del grande nella minuzia, della moltitudine nell’uno. Scelta che pone una sfida artistica più che ardita all’interprete, offrendole al contempo un piano pressoché infinito di possibilità espressive. Ma soprattutto si tratta di un approccio che si fonde in termini quanto mai coerenti con la materia mitologica trattata.
Ilaria Carlucci incarna ed esibisce un racconto che è partitura fisica e ritmica già nel testo. L’attrice si muove quasi senza posa, ora flessuosa ora impetuosa, pur agendo in uno spazio più che ridotto (spesso all’interno della superfice guadagnata sui diversi lati di un parallelepipedo che funge da sgabello).
Anzi, si lascia percorrere da un’energia metamorfica che pare sprigionarsi dalle parole stesse, come fossero arcane formule d’incantesimo o, per l’appunto, la sostanza sapienziale per cui l’invenzione del mito è sorta nella notte dei secoli.
Meglio di ogni rigore filologico, lo spettacolo raccoglie un ingrediente fondamentale della classicità: l’oralità come medium, come codice espressivo unico dell’era storica che la contiene. Un dato che trasforma la tipologia della parola e moltiplica la dimensione dell’ascolto, con i due fattori che si determinano vicendevolmente. Così, ha senso pieno – oltre che efficacia – la verbosità pluviale, quasi da aèdo di Ilaria Carlucci, pronta a farsi canto nel torno di un secondo, o ad arrampicarsi sulla scala dei toni e dei timbri.
E’ palpabile un lavoro registico puntuale nella costruzione della performance, nel lavoro vocale intrecciato sempre con quello gestuale e corporeo: l’attrice non si limita a porre da narratrice la vicenda di Dafne e Apollo; fa vibrare su di sé la testarda unicità di Dafne, unitamente alla congerie di creature – a metà tra cielo e terra – che con Dafne abitano il mito, ma anche il creato.
La prima azione che avviene in scena è infatti la costruzione istantanea di un ambiente “altro”, quel microcosmo di bosco e sottobosco dove pullulano ninfe e piante, animalità e deità. Una volta che lo spettatore ha smesso di credere al mondo “reale”, irretito da un diverso modo di muoversi, parlare e risuonare, ecco che Dafne può nascere – partorita dalla creta silvana – può crescere e correre. E correre ancora, per natura o per destino. Fino alla fine, come era in principio.
Paolo Verlengia
CREDITS:
“CORRI, DAFNE!” tratto da Metamorfosi di Ovidio
di Ilaria Carlucci e Alberto Cacopardi
con Ilaria Carlucci
regia Alberto Cacopardi
collaborazione artistica Tonio De Nitto
disegno luci Alberto Cacopardi
costume Lilian Indraccolo
produzione Tessuto Corporeo e Factory Compagnia Transadriatica
UN’ESTATE DA FAVOLA (II edizione)
Un progetto del Florian Metateatro e dell’Ente Manifestazioni Pescaresi
col sostegno di Mic-Ministero della Cultura, Regione Abruzzo, Comune di Pescara

