Dall'1 al 3 ottobre, al Teatro Argentina di Roma
Gli appuntamenti con la grande danza internazionale della quarantesima edizione del Romaeuropa Festival, diretto da Fabrizio Grifasi, proseguono, dall’1 al 3 ottobre, al Teatro Argentina con (LA)HORDE, il collettivo, dal 2019 alla guida del Ballet national de Marseille, che tra danza, musica e moda ha conquistato una nuova generazione di spettatori.
Presente nei programmi del Festival sin dal 1987 (memorabile la sua partecipazione sotto la direzione di Roland Petit), il prestigioso Balletto arriva così nella sua nuova veste, presentando – in collaborazione con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels – Chronicles, produzione che raccoglie estratti da due lavori chiave della compagnia: Room with a view (2020) e Age of Content (2023)
Da collaborazioni con Madonna a scene di danza ad alta energia e riflessioni sulla tecnologia, (LA)HORDE, fondato nel 2013 da Marine Brutti, Jonathan Debrouwer e Arthur Harel, si è affermato come uno dei collettivi più dirompenti della scena internazionale, capace di mescolare gesti nati nelle subculture urbane e digitali – jumpstyle, hardstyle, voguing – in un linguaggio coreografico anarchico e collettivo.
Creata nel 2020 con la star dell’elettronica francese, il musicista e producer Rone, Room With A View è la prima opera coreografica realizzata con il Ballet national de Marseille. Una performance dirompente, alimentata dall’energia di 28 danzatori provenienti da 16 paesi diversi attraverso cui il collettivo porta avanti la propria indagine sulla protesta e sulle forme di ribellione attraverso la danza, intrecciando riferimenti all’arte rinascimentale, culture urbane e paesaggi sono elettronici.
Emblema di quella che loro stessi definiscono “danza post-internet” (una danza che nasce dall’osservazione di ciò che accade nel rapporto tra corpo e web), Age of Content (gioco di parole tra consenso e contenuto) mette in movimento sedici danzatori come se fossero personaggi di un videogioco: corpi che evocano i filtri di Instagram, le coreografie di TikTok o le acrobazie dei film d’azione, metafore di un immaginario digitale onnipresente. Intrappolati in un metaverso alternativo, si trovano faccia a faccia con i propri avatar, versioni potenziali di sé stessi. Il titolo stesso gioca con il concetto di “età del consenso”, sollevando un interrogativo cruciale: fino a che punto abbiamo davvero il controllo sulla nostra presenza, fisica o virtuale? In questo incontro tra danza e tecnologia, fisicità e lirismo, sonorità elettroniche e minimaliste, Age of Content si fa riflessione sull’estetica post-digitale e trasforma il palco in una danza radicale, corale, generazionale.

