Il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale celebra il suo settantesimo anniversario inaugurando la stagione con l’Amleto di William Shakespeare, riletto dalla regia di Leonardo Lidi e dalla lucida traduzione e adattamento di Diego Pleuteri. L’allestimento non è un omaggio, ma un’indagine feroce sul peso della recita, del dubbio e sulla nuda verità dell’esistenza. La visione di Lidi è subito evidente nell’impianto scenico: un palcoscenico dominato da un bianco quasi abbacinante, una sorta di purezza iniziale, su cui si staglia, violenta e necessaria, la presenza di drappi scarlatti, il rosso del sangue e della vendetta. Questo contrasto cromatico è drammaturgico: la scena si fa man mano più affollata, ingombra e irrimediabilmente sporca – specchio del degrado morale che avvolge Elsinor. Gli attori, in un gesto che simboleggia la progressiva rivelazione, si spogliano letteralmente, togliendosi i ruoli come orpelli per arrivare al vero che li consuma. Al centro, Mario Pirrello offre un Amleto di magnetica e instabile intensità, incarnando il logoramento esistenziale con una presenza scenica solida ma sfaldata dalla lucidità della sua angoscia. Al suo fianco, Giulia Vigogna dona a Ofelia una fragilità complessa, con una voce incredibilmente suadente ed emozionante che si incrina man mano che il personaggio scivola nella follia, trasformando la sua disintegrazione psichica in un atto di estrema resistenza poetica. Christian La Rosa ruba la scena per la sua strabiliante versatilità e l’uso camaleontico ed espressivo del corpo, maneggiando con maestria i pupazzi in scena per rappresentare i meccanismi del potere e l’artificio. Il cuore concettuale dell’allestimento risiede nella sua profonda riflessione sulla funzione e il potere del teatro, che raggiunge il suo apice nella “Trappola per topi”: Amleto-Pirrello chiama due spettatori dal pubblico a interpretare il Re e la Regina nella pantomima per smascherare Claudio, dimostrando che il veleno della tragedia è un male che contagia la realtà. Il culmine emotivo arriva nell’ultima scena: Amleto, morente, lascia a Orazio il compito cruciale di tramandare la sua storia. Questo finale suggella il senso profondo dello spettacolo e, per estensione, la funzione stessa del teatro celebrata nei 70 anni del TST: l’unico spazio rituale in cui la memoria della tragedia e la ricerca della verità viene preservata e consegnata alle generazioni future. Lidi e Pleuteri firmano così un Amleto essenziale, moderno e drammaticamente necessario.
Visto il 10 ottobre 2025
Teatro Carignano – Torino
Amleto
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Diego Pleuteri
con (in o.a.) Alfonso De Vreese, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Rosario Lisma, Nicola Pannelli, Mario Pirrello, Giuliana Vigogna
regia Leonardo Lidi
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Claudio Tortorici
cura movimenti scenici Riccardo Micheletti
puppets Damiano Augusto Zigrino e Silvia Fancelli
regista assistente Alba Porto · assistente regia Eleonora Bentivoglio
assistente scene Nathalie Deana
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

