In scena al Teatro Marconi di Roma fino al 12 ottobre 2025
Scienza e ragione versus desiderio di conoscenza e spirito di avventura.
È il tema de Il Quarto Geografo, vincitore del Premio CENDIC di drammaturgia 2023.
Il Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea ha istituito il premio per favorire la promozione e diffusione della scrittura teatrale e della lingua nazionale.
Il testo di Domenico Matteucci, architetto e sceneggiatore, apre una prospettiva sull’evento che ha dato inizio all’era moderna: il viaggio nel 1492 di Cristoforo Colombo che lo portò sulle coste del Nuovo Mondo.
È un tipico esempio di serendipità, che ha capovolto la nozione geografica del mondo allora conosciuto, insegnando agli uomini che c’è sempre tanto da scoprire. Da un mix di curiosità, temerarietà, lungimiranza, tenacia e perseveranza, la serendipità portò all’imponderabile e riscrisse la storia del mondo, come spesso è avvenuto nella scienza.
L’anomalia diventa storia, è la tesi dell’autore, perché il viaggio verso l’ignoto affrontato con cuore aperto crea opportunità, anche contro i pronostici.
La scena si apre sul narratore: il racconto deriva da una scoperta casuale avvenuta alcuni anni prima in Portogallo, dove un contadino dissodando il campo trovò una cassetta contenente dei fogli datati 1506 dai quali emergeva una vicenda iniziata nel 1484, otto anni prima della scoperta dell’America, scritti dall’allievo del maestro Bernardo de Almaviva, “il più grande geografo del suo tempo”.
Alla corte del re del Portogallo Giovanni II, Bernardo discetta sulle stelle e l’enormità della Terra circondata dall’immenso Oceano. La scienza di Bernardo, consolidata in lunghi anni di studio e di osservazione del cielo, è costretta a misurarsi con l’audacia e la sfrontatezza di Messer Cristoforo Colombo che sostiene di poter raggiungere le Indie in un mese di navigazione verso ovest, e tenta di convincere il re a sostenere l’impresa.
Bernardo, capo della commissione composta da altri tre geografi, non transige sulla verità delle carte geografiche e accusa Colombo di raccontare fandonie inseguendo sogni di gloria.
Otto anni dopo, nel 1492, Colombo salpa, sovvenzionato dai sovrani spagnoli. La sua impresa è rischiosa e sbagliata, non ha previsto che oltre l’Atlantico incontrerà il Pacifico e non le Indie.
All’inizio di marzo del 1493, sul viaggio di ritorno una tempesta spinge la caravella nel porto di Lisbona e il navigatore ha modo di descrivere al re portoghese le immense ricchezze della terra dove è approdato, che saranno donate alla Spagna. Il re, constatato lo smacco, fa arrestare Bernardo.
Nonostante le dure condizioni della prigionia, il geografo non recede dalle sue convinzioni che sono verità inoppugnabili. Fuggito di prigione con la pietosa complicità di qualcuno, erra nella vasta meseta spagnola alla ricerca della figlia esiliata. La sua mente non vacilla, la forza della ragione travalica anche i sensi.
Colombo ha guardato il mare con occhi diversi e lo ha sfidato, ma è un millantatore.
Perfino quando potrà sperimentare di persona, con il secondo viaggio di Colombo, che si giungerà in un nuovo continente dopo solo un mese di navigazione, negherà che siano le Indie. Si è giunti fin lì per caso. La verità della sua scienza è inconfutabile, ma è stata causa della sua rovina e il suo nome sarà destinato alla damnatio memoriae.
La gloria sarà di chi ha avuto il coraggio di credere, perché la verità è stata contaminata da ciò che casualmente è stato trovato lungo il percorso.
Hanno avuto ragione entrambi: Bernardo ad affermare i principi scientifici, Colombo a sfidare l’ignoto.
Felice Della Corte, interprete del narratore oltre che regista, ricorre al velatino per intervallare i diversi registri temporali e avvolgere in un’atmosfera gravida di pathos i momenti di maggiore tensione, portando in scena il dramma con un cast di affiatati interpreti: Roberto D’Alessandro nel dolente ruolo di Bernardo, Dario Panichi, Francesca Faccini, Riccardo Musto, Andrea Meloni, Emilio Francesco Russo. Costumi di Lucia Mirabile, luci e fonica di Flavio Perillo, grafica Mdesign Studio.
Il volume è edito, nella collana Quaderni Teatro, dalla casa editrice La Mongolfiera.
Tania Turnaturi

