La cantautrice forlivese nel suo Master songs suscita grandi e forti emozioni con canzoni di successo dei più grandi cantautori italiani
Quante emozioni al concerto di Alice al Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro per la 22esima edizione del Festival d’autunno ideato e diretto da Antonietta Santacroce. Il suo “Master songs” è stato oltre che un omaggio alla musica d’autore italiana, un viaggio a ritroso nel tempo per riassaporare le vecchie e belle melodie di un tempo poi non tanto lontano, che grazie all’interpretazione di una cantautrice del calibro di Carla Bissi (vero nome dell’artista forlivese) hanno saputo suscitare sensazioni forti da prendere il sopravvento e farti felice.

Ebbene, la performance di Alice ha rappresentato un caleidoscopio di stati d’animo diversi per ognuno degli spettatori che l’hanno vista ed ascoltata. Ha emozionato indubbiamente, perché è stata lei per prima ad emozionarsi e, tutto ciò, oltretutto, ha perfettamente coinciso con il tema centrale del festival di quest’anno: “Cambiamenti. Linguaggi senza tempo”. Perché la sua sensibilità e la sua voce incantevole l’hanno portata avanti con naturalezza senza snaturarsi, “adattandosi” con i “nuovi tempi” ma facendolo con grazia assieme a dei validissimi compagni di viaggio quali: Chiara Trentin al violoncello acustico ed elettrico, ad Antonello D’Urso alle chitarre e alle programmazioni e a Carlo Guaitoli al pianoforte e alle tastiere.
Il pezzo con cui inizia il concerto è stato: “Gli ultimi fuochi”, a seguire “Un blasfemo” e “La canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André. Poi, è stata la volta di Mino Di Martino con “1943” ed “Auschwitz” di Francesco Guccini con un richiamo finale – con una voce rotta dal turbamento – a quanto sta accadendo ai nostri giorni che suona come una chiara ammonizione all’eventualità che “la vittima può diventare il carnefice!”.
Le sue interpretazioni sono accompagnate ed amplificate dalle immagini video proiettate alle spalle che hanno accompagnato l’esecuzione dei pezzi di questi Giganti della canzone d’autore. Subito dopo è la volta di “Prospettiva Nevsky” la prima di una serie di canzoni di Franco Battiato che hanno sancito un bellissimo sodalizio tra Alice ed il cantautore siciliano. Poi è la volta della struggente “Dammi la mano, amore”, “Viali di solitudine” per giungere all’ultima canzone inedita di Lucio Dalla del 2018: “Almeno pensami”!
Alice, senza soluzione di continuità, arriva a toccare la sensibilità di Ivano Fossati con la storia di “Lindbergh” nella sua costante ricerca di un sogno da avverarsi, per poi proseguire con tre poesie che canta in “lingua” friulana di Pier Luigi Cappello con la sua: “Inniò” per toccare: “Anin a gris” di Maria Di Gleria Sivilotti ed, infine, “La recessione” di Pier Paolo Pasolini (di cui il prossimo 2 novembre ricorrono i 50 anni dalla scomparsa, ndc) i cui versi, tradotti dal friulano in italiano dallo stesso Pasolini così come li ha riproposti Alice nella versione adattata a testo musicale descrivono, anche qui, un ritorno al passato e un ricordo del passato con immagini in bianco e nero, molto evocative.

Poi è il “turno” di Giorgio Gaber con il suo: “Insegnate ai bambini” che sancisce, a dire, di Alice: “il suo testamento spirituale”. Poi tocca a Francesco De Gregori con: “Atlantide” per poi “ritrovarsi” con Battiato con: “Attraversando il bardo”, l’ultima canzone che Battiato aveva scritto proprio per lei. Un tuffo mistico che penetra nella sensibilità di ciascuno degli spettatori in cui viene disvelata la fragilità e la caducità dell’uomo.
Poi ancora Battiato con: “E ti vengo a cercare”, “I treni per Tozeur” dove per quest’ultima le viene tributato l’applauso più lungo e più scrosciante nel ricordo ancora del sempre grande Battiato. Ed ancora i suoi successi personali quali: “Il vento caldo dell’estate” e “Una notte speciale” proseguono nel suo viaggio itinerante fino al duo Juri Camisasca- Battiato con: “Nomadi” ed “Il sole nella pioggia” ed infine, eccola chiudere con: “Chanson egocentrique”. Esce di scena, ma l’applauso forte e convinto degli spettatori dopo poco più di un minuto la fanno riapparire sul palco per terminare la sua performance con il suo vecchio successo sanremese: “Per Elisa” che l’hanno resa celebre al grande pubblico in quell’oramai lontano 1981. La consegna del “Cavatore d’argento” da parte della direttrice del Festival Antonietta Santacroce hanno suggellato una serata bellissima e, veramente, indimenticabile.

