Un eccezionale quintetto guidato dal trombettista sardo ricorda a quasi dieci anni dalla scomparsa il celebre cantautore inglese davanti a un pubblico in delirio. Stasera in scena: Alice
E’ stato come immergersi in un autentico vortice musicale tra suoni e luci intermittenti quasi come se si fosse sospesi letteralmente da terra. La sensazione percepita durante il concerto del trombettista Paolo Fresu con la sua band è stata un po’ anche questa al teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro nella XXIIesima edizione del Festival d’autunno ideato e diretto da un’instancabile e trascinante Antonietta Santacroce.

Ed è proprio con “Heroes” il titolo di un famoso brano del geniale David Bowie che si chiude la performance di uno straordinario quintetto guidato dal notissimo musicista sardo. Un brano che, peraltro, ha dato vita ad un concerto originale per omaggiare il “Duca bianco” a circa dieci anni dalla scomparsa avvenuta – come si ricorderà – a New York nel gennaio del 2016. Una responsabilità non proprio semplice quella di “fondere” il jazz al rock anche per un talentuoso trombettista del calibro di Fresu, a suo dire, – modesto com’è sempre stato – che ha raccontato quando il cantautore inglese partecipò nel ’69 ad un concorso canoro a Monsummano Terme, un comune in provincia di Pistoia. In questa location, cantò un pezzo del suo primo lavoro discografico che non lo vide vincere ma comunque giungere al secondo posto. Ebbene, a 50 anni da quell’avvenimento divenuto storico, nel 2019, il comune toscano ha affidato a Fresu il progetto dedicato al cantante londinese di Brixton per ricordarlo.
L’iniziativa, oltretutto, s’inserisce nel tema principale che s’è dato quest’anno il Festival: “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”, proprio al fine d’esplorare generi diversi e che soltanto, come in questo caso specifico, la bravura di musicisti guidati da Fresu e una vocalist d’eccezione come la Magoni potevano rendere nel miglior modo possibile.

Per questo motivo, Fresu alla tromba e flicorno, s’è rivolto alla voce duttile, a volte graffiante, di Petra Magoni con Francesco Ponticelli al contrabbasso e basso elettrico, a Christian Meyer alla batteria (chi non lo ricorda nel famoso gruppo di “Elio e le Storie Tese”), alla chitarra di Francesco Diodati, al trombone e all’elettronica di Filippo Vignato di cui Petra a fine concerto, nel presentare i musicisti, per il giusto tributo di applausi del pubblico ad ognuno di loro, in una simpatica miscellanea di suoni, ha voluto ricordare il suo compleanno, intonandone gli auguri.
Il sipario si apre con la celeberrima “This in not America” che ha subito fatto breccia tra i tantissimi spettatori del Politeama, frutto di una band costruita ad hoc dallo stesso Fresu per reinterpretare in chiave jazz i pezzi più conosciuti al grande pubblico di questa icona della musica mondiale. E’ stato un crescendo costante e continuo in una scaletta di undici pezzi, dove sono venuti alla luce i ricordi di un tempo passato e con loro le emozioni di quel periodo, neppure tanto lontano: “da Rebel, rebel”, a “Where are we now” fino a “Warszawa” e “Life on mars”. Si arriva alla fine di un concerto che non si vorrebbe finisse mai con: “Let’s dance” che fa da trait d’union tra il doveroso tributo di appalusi del pubblico a margine del palco e la chiusura definitiva affidata ad “Heroes”. Eroi per l’appunto, in cui, almeno per una serata indimenticabile al “Mario Foglietti”, lo sono diventati tutti i musicisti, su indicazione della sorprendente e indomabile Petra, (compresa quest’ultima ovviamente) in un ideale abbraccio di un pubblico festoso ed in piedi per la standing ovation. Il tutto, non prima d’aver consegnato da parte della stessa
Santacroce e dell’assessore comunale alla Cultura Donatella Monteverdi a Fresu, la statuetta del Cavatore, simbolo della laboriosità catanzarese.
Stasera, il Festival d’autunno proseguirà, sempre al Politeama “Mario Foglietti”, dove alle 21 ci sarà: Alice.

