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Cartellone - StagioneFirenze

LA STAGIONE 2025/2026 ‘ALTRI SGUARDI’ DEL TEATRO DELLA TOSCANA

Redazione
Ultima modifica: 20 Ottobre 2025 14:57
Redazione
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Teatrionline ringrazia Chianti Banca per il sostegno

 

 

Teatro della Toscana

 

LA STAGIONE 2025/2026 ‘ALTRI SGUARDI’ DEL TEATRO DELLA TOSCANA, CON LA DIREZIONE DI STEFANO MASSINI, SEGNA UN MOMENTO STORICO PER RIFREDI

 

C’è attesa per il riaccendersi delle luci in sala. La rinascita e la ripartenza della sala di Via Vittorio Emanuele II, ora Nuovo Rifredi Scena Aperta, uno degli appuntamenti artistici che segnano la vita culturale di Firenze in questo autunno 2025, è stata racconta, spettacolo per spettacolo, dal Direttore artistico del Teatro della Toscana, Stefano Massini: «Una stagione che sottolinea la vocazione pubblica e civile del Teatro della Toscana, riaffermandone il ruolo fondamentale come fulcro di partecipazione, ispirazione, riflessione e altri sguardi: diversi, nuovi e consapevoli».

 

‘Altri Sguardi’ è proprio il titolo della stagione 2025/2026, che a Rifredi comincia non solo dal cambiamento, ma la scelta dei contenuti artistici, con un cartellone che chiama sul palcoscenico i grandi nomi del nuovo e più coraggioso teatro italiano e internazionale. Gli spettacoli, dunque, come occasione di incontro e dialogo con gli artisti e la comunità. La volontà di essere un luogo di “apertura” posiziona il Nuovo Rifredi all’interno della Fondazione come un modello che supera i confini tradizionali tra spettacolo, formazione e interazione sociale.

 

«Un Teatro dove si sperimentano linguaggi, si coltivano talenti e si costruiscono relazioni: la nuova stagione teatrale del Nuovo Rifredi Scena Aperta rappresenta un passaggio fondamentale per la vita culturale della nostra città» – ha detto l’assessore alla Cultura Giovanni Bettarini. «Una cultura inclusiva, partecipata e capace di generare riflessione sono la base di questa stagione che, con la direzione artistica di Stefano Massini, riafferma il valore del teatro come spazio pubblico, aperto al dialogo e alla contemporaneità, e restituisce a Rifredi il ruolo di presidio culturale attivo, dinamico, e profondamente connesso al territorio».

 

LE NOVITÀ

 

Con il titolo Artifici il Teatro della Toscana propone a Rifredi un nuovo ciclo di formazione intensiva e momenti di approfondimento legati al fare teatrale, rivolti sia ad appassionati che a professionisti (attori, registi, drammaturghi), guidati da grandi artisti della scena contemporanea.

 

L’introduzione degli abbonamenti, anche questa una prima volta assoluta, è una decisione che mira a fidelizzare ancora di più il pubblico, riconoscendo il Nuovo Rifredi Scena Aperta come uno dei tre pilastri del Teatro della Toscana. Le opzioni di abbonamento, studiate per rispondere alle esigenze di pubblici diversi, offrono grande flessibilità. ScegliNuovoRifredi per 10 e ScegliNuovoRifredi per 5 permettono allo spettatore di scegliere gli spettacoli in cartellone (10 oppure 5, al momento dell’acquisto o in un secondo momento), le date e i posti. L’offerta dedicata agli under35 con ScegliNuovoRifredi per 5 – Under35 si inserisce nella più ampia strategia della Fondazione di coinvolgere le nuove generazioni.

 

Il Teatro della Toscana, dunque, è un unico “ecosistema culturale” in cui poter vivere un’esperienza teatrale completa e trasversale, da Firenze a Pontedera. La nascita degli abbonamenti Acqua, Aria, Terra e Fuoco, che permettono di seguire gli spettacoli in tutti e tre i teatri, e il Carnet produzioni, sono la prova tangibile di questa sinergia.

 

Il Nuovo Rifredi Scena Aperta, con la sua nuova identità, diventa così un luogo che invita il pubblico non solo ad assistere, ma a partecipare a un innovativo progetto culturale. L’annuncio di questa nuova stagione e della campagna abbonamenti è la prova che la Fondazione sta portando avanti il suo impegno per un teatro vitale e rilevante per il nostro tempo, dimostrando che la capacità di fare rete e di aprirsi al confronto è la chiave per guardare al futuro.

 

Nuovo Rifredi Scena Aperta Stagione ‘Altri Sguardi’ 2025.2026

 

24 > 25 ottobre

Francesco Montanari in

Storia di un cinghiale

Qualcosa su Riccardo III

liberamente ispirato a William Shakespeare

scritto e diretto da Gabriel Calderón

traduzione Teresa Vila

scene Paolo Di Benedetto

costumi Gianluca Sbicca

luci Manuel Frenda

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Carnezzeria

 

Storia di un cinghiale – Qualcosa su Riccardo III è un monologo intenso e avvincente – scritto e diretto da Gabriel Calderón – interpretato da Francesco Montanari, ispirato al capolavoro di Shakespeare, sui pericoli che derivano dal calcare il palcoscenico, teatro di passioni violente, non sempre e soltanto simulate. Un’indagine profonda sull’animo umano e sulle sue pulsioni più oscure.

 

Classe 1982, cofondatore, nel 2005, in Uruguay, della compagnia Complot, e già apprezzato per la sua capacità di esplorare i pericoli del palcoscenico e le passioni violente, Gabriel Calderón affida a Francesco Montanari un ruolo complesso: partendo dal Riccardo III di Shakespeare, racconta la vicenda di un attore che, dopo anni, ottiene finalmente la parte da protagonista.

 

Ora che finalmente è arrivato il suo momento, desidera sfruttare al meglio l’opportunità. A poco a poco, si accorge di un’inquietante affinità tra la sua vita e quella del personaggio: ambizione, rabbia repressa, sete di riscatto, opportunismo… Interpretando il celebre monologo di re Riccardo, ritrova in sé stesso i lati oscuri del sovrano di York: un re che per diventare tale ha dovuto eliminare tutti i possibili rivali; un attore che finalmente ha ottenuto il ruolo della vita.

 

Perché vederlo?

Perché è un’originale “variazione sul tema” di Riccardo III. I confini tra epoche e identità si fanno labili, mettendo in luce temi come ambizione, sete di potere e violenza repressa.

 

10 novembre, ore 21

PREMIO HYSTRIO SCRITTURE DI SCENA

Situazione Drammatica – Fratelli Benedetti

con (in o. a.) Maddalena Amorini, Davide Diamanti, Sebastiano Spada

in collaborazione con Hystrio Festival

 

Il Teatro della Toscana collabora con Hystrio Festival, importante iniziativa per la promozione, il sostegno e il riconoscimento della creatività giovanile in ambito teatrale, realizzando una serata dedicata alla lettura di Fratelli Benedetti di Bianca Tortato, testo vincitore del Premio Hystrio-Scritture di Scena 2025, rivolto ad autori entro i 35 anni e promosso da Hystrio – Associazione per la diffusione della cultura teatrale.

 

La lettura scenica con Maddalena Amorini, Davide Diamanti, Sebastiano Spada è realizzata in collaborazione con il regista Tindaro Granata e l’Associazione Situazione Drammatica/Progetto Il Copione, e sarà arricchita dagli interventi dell’autrice, che ne svela le ragioni profonde e le necessità espressive. Al termine, si aprirà un confronto diretto con il pubblico in cui l’autrice dialoga apertamente sui temi e sulle scelte della propria scrittura.

 

Fratelli Benedetti è un dramma contemporaneo che esplora la complessità dei legami familiari e le diverse percezioni di una stessa realtà. Attraverso una serie di confessionali, i tre protagonisti – tre fratelli, Adriana, Renzo e Franco, una ex terrorista rossa rinchiusa in prigione da trent’anni, un architetto ricco ma privo di empatia e un uomo fragile e depresso – ripercorrono le loro vite, raccontando la propria versione degli eventi che hanno segnato la vita di ciascuno e della loro famiglia.

 

 

14 > 15 novembre

Mimmo Borrelli in

IL GELO

da Eduardo De Filippo

musiche a cura di Antonio della Ragione

luci e spazio scenico Salvatore Palladino

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro della Toscana

 

Mimmo Borrelli fa rivivere il ricordo di un Eduardo De Filippo solo, intento a comporre poesie, da cui prendono forma tre manifestazioni della Napoli tipica del suo Teatro: Vincenzo De Pretore; Baccalà; Padre Cicogna. Un uomo dannato al freddo dell’ispirazione sul tavolaccio del suo scrittoio mette insieme una galleria di ritratti in suoni e parole in versi.

 

È un percorso teatrale che nasce dall’esperienza di un progetto formativo all’interno della chiesa del Purgatorio ad Arco a Napoli, luogo che ha ispirato Opera Pezzentella di Mimmo Borrelli, un poema di cinquemila versi per uno spettacolo site-specific.

Nella solitudine della passione del teatro, l’autore è sempre di fronte al lenzuolo bianco della morte in pagina, solo e infreddolito dalle idee mancanti di gesso, gelide di marmo, solo poiché la creatività non esiste. Va preparata dalle sofferenze, nutrita dalle mancanze, “attrita” dalle aspettative, concimata dalle responsabilità, nel suo meraviglioso e tragico privilegio: la libertà di creare da solo.

 

Perché vederlo?

Perché la morte cammina sempre al fianco dell’umanità. Nel buio della pagina bianca, la piccola candela della poesia, a volte, anche sulla scena nuda e scarna, può fare luce immensa

 

 

21 > 22 novembre, ore 21

OLTRE

Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande

ideazione e regia Fabiana Iacozzilli

con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli

dramaturg Linda Dalisi

scene Paola Villani

musiche e suono Franco Visioli

luci Raffaella Vitiello

cura dell’animazione Michela Aiello

produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Cranpi, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

con il sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival

con il sostegno di Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale, Teatro Biblioteca Quarticciolo

con il contributo di Istituto Italiano di Cultura di Montevideo

 

Una storia “piena d’amore” che valica ogni confine, fisico e metafisico, raccontata attraverso l’incontro con marionette a grandezza naturale manovrate a vista, ispirate alle opere di Giacometti. Nel disastro aereo delle Ande del 1972 Fabiana Iacozzilli e Linda Dalisi cercano tra le voci dei superstiti e dei parenti, il legame che esiste tra “due lati della montagna”.

 

Il 13 ottobre 1972, il volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana precipitò sulla Cordigliera delle Ande con quarantacinque persone a bordo. 19 persero la vita nello schianto, e dopo 72 giorni trascorsi tra i ghiacci, solo 16 furono tratti in salvo. Il mondo scoprì che, per sopravvivere, i giovani passeggeri – molti dei quali membri della squadra di rugby Old Christians Club – si erano nutriti dei corpi dei loro compagni.

 

A oltre 50 anni di distanza, Fabiana Iacozzilli e Linda Dalisi sono partite per Montevideo per incontrare i sopravvissuti e i parenti delle vittime. Un racconto che cerca di indagare, anche attraverso il teatro di figura, la forza dell’amicizia nella lotta per sopravvivere e il legame misterioso e spirituale che esiste tra persone coinvolte nel disastro e familiari, connessi da una forma potente di pensiero.

 

Perché vederlo?

Perché ripercorre un fatto di cronaca contaminando teatro di figura e testimonianze sul campo. Ci interroga su fin dove siamo pronti a spingerci pur di sopravvivere.

 

12 > 13 dicembre, ore 21

SORRY, BOYS

Dialoghi su un patto segreto per 12 teste mozze

di e con Marta Cuscunà

progettazione e realizzazione teste mozze Paola Villani

assistenza alla regia Marco Rogante

disegno luci Claudio “Poldo” Parrino

disegno del suono Alessandro Sdrigotti

animazioni grafiche Andrea Pizzalis

costume di scena Andrea Ravieli

produzione Etnorama, Centrale Fies 

 

18 ragazze, un patto segreto di maternità e un femminicidio: Marta Cuscunà compie il suo viaggio nelle resistenze femminili. Partendo da un fatto di cronaca, accompagnata da 12 “teste mozze”, fa un’analisi della società contemporanea, tra violenza di genere, tabù e modelli di mascolinità.

Lo spettacolo trae ispirazione da un documentario sulle “Gloucester 18”, gruppo di ragazze adolescenti di Gloucester, Massachusetts, che nel 2008 rimasero incinte contemporaneamente, alcune delle quali forse in seguito a un “patto di maternità” per allevare i bambini in una specie di comune femminile. Una delle ragazze rivela che il desiderio di creare un piccolo mondo nuovo era nato dopo aver assistito a un femminicidio. Un campanello d’allarme sul tipo di mascolinità che la società impone agli uomini.

Le 12 “teste mozze”, ispirate alla serie fotografica We are beautiful di Antoine Barbot, rappresentano gli esclusi dal patto di maternità: adulti e giovani maschi inchiodati da una vicenda che li ha trovati impreparati

 

Perché vederlo?

Perché è una riflessione sulla violenza maschile contro le donne e il patriarcato. 12 teste animatroniche alla ricerca di uomini migliori

 

9 > 10 gennaio

(venerdì, ore 18; sabato, ore 16:30)

IL MOSTRO DI BELINDA

Metamorfosi di un racconto

da un’idea di Chiara Guidi

drammaturgia Chiara Guidi, Vito Matera

composizione sonora Scott Gibbons

scene, luci, costumi Vito Matera

con Maria Bacci Pasello, Eugeniu Cornitel, Alessandro De Giovanni

con le voci di Demetrio Castellucci, Chiara Guidi, Anna Laura Penna, Giulia Torelli

e con la voce di Lavinia Bertotti

voci infanti Bice e Maddalena Bosso, Eva, Lia e Nora Castellucci, Enrico, Iris e Michele Guerri, Amedeo Matera, Daphne Sophia e Ophelia June Nguyen, Gabriel Rotari, Agata e Federico Scardovi, Mia Valmori

cura del suono Andrea Scardovi

tecnica Francesca Pambianco

realizzazione scene Attosecondo

produzione Societas, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani – Onlus, Emilia Romagna Teatro ERT 

 

Chiara Guidi, cofondatrice della storica Societas, affronta una delle fiabe più note della tradizione, rivolgendosi ai più piccoli per parlare ai più grandi. Un percorso di scoperta e accettazione del mostruoso da parte di Belinda, capace di far emergere il bene dall’oscurità, grazie all’amore con cui accoglierà la Bestia. È necessaria una “lotta” per andare dove qualcosa si nasconde e poter sentire in una voce un’altra voce. 

 

Belinda è la più piccola della famiglia e incarna una straordinaria bellezza e bontà. Un giorno, la Bestia mostruosa la chiama, e lei, per Amore, le risponde accettando di vederla e di parlare con ciò che è straordinariamente brutto e cattivo. Lo fa per salvare un uomo, suo padre, pur rischiando la vita. E così una parte di lei accoglie la Bestia e una parte della Bestia accoglie Belinda.

 

Guidi ha messo a punto un’idea di infanzia e di sperimentazione della voce che interroga il teatro. Questo spettacolo è un gioco di intrecciate moltiplicazioni e divisioni che supera la logica dei nomi per accogliere la logica di Amore, dove quei nomi si confondono.

 

Perché vederlo?

Perché è una fiaba che viene da molto lontano e, come tale, è particolarmente ricca di rimandi e angolazioni. Lo spettacolo ne esplora la complessità attraverso invenzioni sonore e visive.

 

16 > 17 gennaio, ore 21

EDIPUS

Trent’anni dopo

di Giovanni Testori

uno spettacolo di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi

con Sandro Lombardi e Antonio Perretta

regia Federico Tiezzi

scene Pier Paolo Bisleri

costumi Giovanna Buzzi

luci Gianni Pollini

regista assistente Giovanni Scandella

produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi

in collaborazione con Fondazione Teatri di Pistoia e Associazione Giovanni Testori

con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana e MiC

 

A 30 anni dal debutto, avvenuto proprio al Rifredi, Federico Tiezzi torna a dirigere Sandro Lombardi in Edipus, riscrittura della tragedia sofoclea in cui un attore allo stremo, ma ancora intriso di forza vitale, affronta la tragedia antica con una lingua di rovente inventività che mescola dialetto lombardo, francese, latino e spagnolo.

 

Protagonista è lo Scarrozzante, un capocomico abbandonato: l’attor giovane è passato al cabaret, e la prima attrice ha lasciato il teatro per sposare un mobiliere. Rimasto solo, lo Scarrozzante mette in scena la tragedia interpretando tutti i ruoli: da Laio a Giocasta, da Edipo a Dioniso, in un delirio crescente in cui il rancore di Edipo verso Laio riflette il risentimento del capocomico verso l’attore fuggito, mentre l’odio-amore per Giocasta rispecchia quello per l’ex compagna di scena e di vita, con un impeto che sfocia in una rivendicazione anarchica di libertà assoluta: libertà politica, artistica, sentimentale, sessuale.

 

Con questo spettacolo, che ebbe uno straordinario successo, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, all’indomani della morte dello scrittore, riaprirono con forza inventiva e struggente lirismo il discorso sulla sua drammaturgia.

 

Perché vederlo?

Perché è un groviglio di eros e politica, religiosità e natura, gusto del grottesco e anarchica rivendicazione di libertà. Un capolavoro di teatro di poesia.

 

3 > 8 febbraio

(martedì – sabato, ore 21; domenica, ore 16:30)

I CONIUGI UBU

libero adattamento di Angelo Savelli

dalle opere di Alfred Jarry

con Giulia Weber, Massimo Grigò

regia Angelo Savelli

produzione Teatro della Toscana

 

Vigliaccheria e ferocia, sberleffo goliardico e parodia grottesca del Macbeth shakespeariano, con richiami alle macchiette di cabaret e cafè concerto francesi. Angelo Savelli scorge però in Ubu anche una premonizione di Alfred Jarry dei dittatori del XX secolo e una denuncia della disumana “anarchia del potere” che angoscerà l’ultimo Pasolini. 

 
Ubu re, andato tumultuosamente in scena a Parigi nel 1896, creando scandalo, proteste ed entusiasmo, può considerarsi l’antesignano del Surrealismo e del Teatro dell’Assurdo. Il passaggio a I coniugi Ubu risale a un progetto di diversi anni fa, messo in cantiere da Savelli insieme a Vincenzo Cerami, ma poi mai realizzato. A suo tempo, avevano visto in questo testo un’evidente dimensione anti-borghese, suggerita dallo stesso autore quando parlava dell’insuccesso della prima rappresentazione.

 

Comunque, la maschera di Ubu è così astratta e universale che, come dice lo stesso Jarry, ogni spettatore può vederci ciò che vuole: un gioco infantile, una pièce surrealista, una satira sociale, una serie d’invenzioni linguistiche (a partire dal celeberrimo “Merdre”) o anche, semplicemente, niente. Come infatti ha sentenziato un esimio critico d’Oltralpe: Ubu re è l’unico testo del repertorio francese che non significa nulla.

 

Perché vederlo?

Perché ti immerge in un mondo in cui la satira più feroce incontra la commedia più grottesca. Prende in giro il potere in modo irriverente, facendoti riflettere sulla natura umana e i pericoli dell’autorità.

 

 

12 > 13 febbraio, ore 21

CARNAGE

Il dio del massacro

di Yasmina Reza

traduzione Laura Frausin Guarino, Ena Marchi

con Francesca Agostini, Andrea Di Casa, Alessia Giuliani, Antonio Zavatteri

scene e luci Nicolas Bovey

costumi Anna Missaglia

regia Antonio Zavatteri

produzione Teatro Nazionale di Genova

 

Una commedia esilarante e feroce di Yasmina Reza. Un salotto borghese, due coppie di genitori. Ma già dalle prime battute, l’apparenza civile, educata, “adulta” si sgretola. Tra battute taglienti e tensioni improvvise, la regia di Antonio Zavatteri e un cast d’eccezione danno vita a una giostra grottesca e violenta, tra sarcasmo, imbarazzo e crudeltà.

 

Premiato nel 2009 con un Lawrence Olivier Award come miglior commedia e con un Tony Award come miglior opera teatrale dell’anno, lo spettacolo racconta di queste due coppie borghesi che si ritrovano in un salotto per appianare una lite violenta tra i rispettivi figli. Presto, questo incontro riappacificatore si trasforma in uno scontro esplosivo. Le buone maniere lasciano il posto a sentimenti maligni e spietati, smascherando il “dio del massacro” che può annidarsi dentro ognuno di noi.

 

Con uno humour corrosivo e un cinismo noncurante, Yasmina Reza costruisce un brillante psicodramma, porgendo allo spettatore uno specchio deformante in cui scoprire, non senza acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.

 

Perché vederlo?

Perché è irresistibile, feroce e attualissimo. Mette a nudo la fragilità del nostro voler apparire “civili” a tutti i costi, in una giostra grottesca e violenta, tra sarcasmo, imbarazzo e crudeltà.

 

20 > 21 febbraio, ore 21

Luciano Rosso in

APOCALIPSYNC

uno spettacolo di Luciano Rosso, María Saccone

con le voci di Rosario Lisma, Giorgia Senesi, Stella Piccioni, Emanuele Turetta

scene e costumi Luciano Rosso, Oria Puppo

luci Oria Puppo

regia Luciano Rosso, María Saccone

produzione Carnezzeria, T4 / Maxime Seugé e Jonathan Zak

 

Dopo oltre 1000 rappresentazioni in oltre trenta paesi nel mondo con lo spettacolo Un Poyo Rojo, Luciano Rosso si tuffa da solo in una creazione intima e divertente.

L’attore argentino di Un Poyo Rojo (con milioni di visualizzazioni su YouTube) ci conduce in un viaggio stravagante con il suo spettacolo Apocalipsync.

 

Nato durante la pandemia della primavera del 2020, questo one-man show ci offre una riflessione sull’isolamento, sulla creatività, con sguardo caricaturale sul nostro mondo attuale. Luciano Rosso interpreta magistralmente una quarantina di personaggi folli e divertenti, che lo accompagnano attraverso una giornata interminabile di solitudine nel suo appartamento.

 

Sul palcoscenico utilizza il proprio corpo elastico, esprimendo tutti i suoi talenti: danza, clownerie, contorsionismo e, in particolare, il lipsync (sincronizzazione labiale) di cui è maestro indiscusso. È uno spettacolo coinvolgente e divertente sulle molteplici forme di evasione dalla noia.

 

Perché vederlo?

Perché è lo sguardo caricaturale sul nostro mondo di un poliedrico danzatore-attore-comico. Un one man show di teatro fisico su isolamento e creatività, nato durante il lockdown del 2020.

 

27 > 28 febbraio

Elio in

La rivalutazione della tristezza

con Alberto Tafuri pianoforte

produzione International Music and Arts

 

Elio, accompagnato al pianoforte da Alberto Tafuri, mette in scena un ironico viaggio alla ricerca di una riabilitazione di quel sentimento che sempre viene associato a momenti negativi. La riscoperta della tristezza, temuta e rimossa nella società contemporanea, avviene attraverso le parole e le note di grandi artisti italiani e internazionali.

Dunque, Elio, Tafuri – suo compagno di strada in molte avventure musicali, da X Factor agli spettacoli degli ultimi anni – e un repertorio speciale, potremmo dire dell’anima o della psiche o dell’inconscio, chissà. Attraverso le parole e le note di grandi artisti – da Catullo a Virginia Woolf, da Munch a Paperino – cercano di restituire nobiltà e necessità a questo sentimento che attraversa la storia dell’arte e ogni forma di espressione umana. L’intento è mostrare come la tristezza possa essere anche una fonte di riflessione e di crescita.

Per bilanciare l’intensità del tema, lo spettacolo include anche opportuni inserimenti di canzoni allegre, offrendo così un antidoto al potenziale eccesso di malinconia.

 

Perché vederlo?

Perché la tristezza non è male, ma come le cicerchie e lo zafferano, va presa a piccole dosi e, se si esagera, serve un antidoto.

 

6 > 7 marzo, ore 21

UNO SPETTACOLO DI LEONARDO MANZAN

Leonardo Manzan dirige Leonardo Manzan in una delle produzioni più attese dell’anno: il nuovo spettacolo di Leonardo Manzan

di e con Paola Giannini, Leonardo Manzan, Rocco Placidi

regia Leonardo Manzan

produzione La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello

 

Leonardo Manzan trasforma il teatro nella sala di un museo di arte contemporanea e mette in scena un vernissage in cui l’artista espone sé stesso come opera d’arte. Dopo il successo dello spettacolo-concerto Cirano deve morire, il giovane regista torna al Nuovo Rifredi Scena Aperta con un esperimento provocatorio e stimolante per riflettere sul ruolo dell’artista e dell’arte.

 

Uno spettacolo sul dramma di chi dice “io” senza nessuno che gli risponda “tu” e sulla mediocrità che si autocelebra. Un attacco ai luoghi comuni dell’arte contemporanea e un tentativo disperato e sentimentale di ristabilire il principio dell’eccezionalità dell’artista, negando la democrazia nel campo dell’arte.

 

Manzan invita gli artisti a riprendersi con arroganza la scena, per uccidere il personaggio protagonista del teatro di oggi: il perdente di talento.

 

Perché vederlo?

Perché, già dal titolo, svela la sua natura di satira impietosa dell’autocelebrazione. Un vero e proprio cabaret di assurdità, paradossi e provocazioni sul tema del narcisismo di massa.

 

12 > 13 marzo, ore 21

AUTORITRATTO

di e con Davide Enia

musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri

luci Paolo Casati

suono Francesco Vitaliti

si ringrazia per gli abiti di scena Antonio Marras

produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Accademia Perduta Romagna Teatri, Spoleto Festival dei Due Mondi

 

Davide Enia racconta Cosa Nostra per costruire una narrazione biografica che diventa un autoritratto intimo e collettivo. Partendo dalla cronaca degli anni ’80 e dalle bombe del 1992, si confronta con il tema della mafia non per capirla in senso assoluto, ma per “cercare di comprendere la mafia in me”. 

 

Utilizzando gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito a Palermo – come il cunto, le parole, il corpo e il dialetto – Enia esplora la nevrosi dei suoi concittadini nei confronti della criminalità organizzata. Spiega che, per diverse ragioni, la mafia è stata spesso minimizzata, sottostimata, banalizzata, rimossa o, al contrario, mitizzata, ma “non è mai stata affrontata per quello che è”.

 

In scena racconta i continui incontri con Cosa Nostra: i cadaveri trovati per strada, le persone uccise dalla mafia, le bombe in città, l’apparizione del male, definito come “il sacro nella sua declinazione di tenebra”. A questa violenza, Enia risponde con un lavoro che è al tempo stesso una tragedia, un’interrogazione linguistica e un esame di coscienza personale e condiviso.

 

Perché vederlo?

Perché è un’orazione civile e un processo di autoanalisi. Una testimonianza potente e necessaria sull’impatto della Mafia sulle nostre vite.

8 > 11 aprile, ore 21

Roberto Latini in

ÁNGHELOS

Verso Il Vangelo secondo Matteo trascritto da Pier Paolo Pasolini

con Elena Bucci, Luca Micheletti, Marcello Sambati

e con Gianluca Misiti tastiere, Piero Monterisi batteria

musiche e suono Gianluca Misiti

costumi Giovanna Buzzi

scena Daniele Spanò

luci e direzione tecnica Max Mugnai

drammaturgia e regia Roberto Latini

scene realizzate da Scenartek

costumi realizzati da Low Costume

produzione Teatro della Toscana

 

Una tappa autonoma nel percorso che porterà al palcoscenico una riscrittura de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Il film è scandito dalle apparizioni dell’Angelo, dell’Ánghelos, del Messaggero. Nel nuovo lavoro di Roberto Latini quei “momenti dell’Angelo” sono la struttura portante per l’apparizione di altri angeli, come certe sensazioni, precedenti al momento stesso in cui le si prova.

 

Attraverso le sequenze continue dei primi piani di uomini, donne e bambini, Pasolini riempie il suo film di esseri umani, amplificando la percezione del divino. Come in Teatro, quando gli attori compaiono dal buio infinito che li precede e arrivano, disarmati, tra gli uomini, a distillare umanità. Questa tappa è una bella occasione per considerare Pasolini feat. Euripide, Rainer Maria Rilke, John Milton, Giambattista Andreini, Peter Handke, Wim Wenders.

 

Chi cercate? Quem Quaeritis? è la domanda dell’Angelo al sepolcro. Chi cercate?

 

Intanto, nel ruolo di “Maria anziana”, Susanna Pasolini, quella della Supplica, attraverso il proprio figlio, suggerisce a tutti una possibile risposta: i poeti stanno agli uomini, come gli angeli ai bambini.

 

Perché vederlo?

Perché è un’esperienza profonda e suggestiva sulle orme del Pasolini cinematografico. Emergendo dal buio, distilla umanità. Racconta ciò che non sappiamo, non abbiamo visto, come fa un angelo.

 

17 > 18 aprile, ore 21

Lisa Ferlazzo Natoli in

CITTÀ SOLA

di Olivia Laing

traduzione Francesca Mastruzzo

riduzione e drammaturgia Fabrizio Sinisi

ideazione Alessandro Ferroni, Maddalena Parise / lacasadargilla

regia Alessandro Ferroni, Lisa Ferlazzo Natoli

voci registrate Tania Garribba, Emiliano Masala

ambienti visivi e spazio scenico Maddalena Parise

paesaggi sonori Alessandro Ferroni

luci/direzione tecnica Omar Scala

costumi Anna Missaglia

sound design Pasquale Citera

aiuto regia Matteo Finamore

coordinamento artistico Alice Palazzi

collaborazione al progetto Emiliano Masala

produzione lacasadargilla, Angelo Mai, Bluemotion, Teatro Vascello La Fabbrica dell’Attore

in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

in network con Margine Operativo / Attraversamenti Multipli

 

Dispositivo ottico e corpo sonoro dalla natura immersiva per una sola voce narrante, Città sola è la prima variazione teatrale di un progetto modulare ideato da lacasadargilla, che sperimenta diverse forme narrative e installative, ispirate dal testo di Olivia Laing. Un invito a riflettere su una solitudine tutta urbana e sulla capacità dell’arte di ricucire le pieghe più nascoste dell’animo umano, nello spazio di due grandi lavagne verticali e una panchina. 

 

Sulle lavagne, definite come “isole di granito, cemento e vetro” ispirate ai paesaggi urbani, scorrono macroscopie di città, bagliori e dettagli delle opere degli artisti menzionati nel testo (Edward Hopper, Andy Warhol, Henry Darger, Klaus Nomi, David Wojnarowicz, Zoe Leonard e Josh Harris), moltiplicandosi su un fondale in PVC per evocare l’impossibilità di afferrare la città nella sua interezza.

 

Ad accompagnare il viaggio di Lisa Ferlazzo Natoli, un paesaggio sonoro che fonde atmosfere siderali con rumori cittadini, mescolati a brani jazz, rock, pop e folk newyorkesi. Queste musiche, che hanno segnato gli anni in cui è ambientato il libro, raccolgono l’eredità di artisti riscoperti da Olivia Laing, creando una colonna sonora che amplifica l’esperienza emotiva.

 

Perché vederlo?

Perché è un’esperienza immersiva e installativa che esplora la solitudine urbana. Un camminare notturno tra le strade di ogni città possibile.

 

21 > 22 aprile, ore 21

L’AMORE DEL CUORE

di Caryl Churchill

traduzione Laura Caretti e Margaret Rose

un progetto de lacasadargilla

regia Lisa Ferlazzo Natoli

con Tania Garribba, Fortunato Leccese, Alice Palazzi, Francesco Villano

e con Lorenza Guerrini

disegno del suono e spazio scenico Alessandro Ferroni

luci Omar Scala

ambienti visivi Maddalena Parise

costumi Camilla Carè

produzione Teatro Vascello La Fabbrica dell’attore, lacasadargilla

con il sostegno di Bluemotion

e con la collaborazione di Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

 

Un testo singolare di Caryl Churchill sull’attesa, una storia familiare portata in scena da lacasadargilla. Un padre, una madre e una zia aspettano il ritorno della figlia, il loro “amore del cuore”. Il sottile filo narrativo, percorso da una sottile inquietudine, viene letteralmente fatto esplodere fino a un vero e proprio sabotaggio – della parola, del linguaggio, del teatro stesso. 

 

Lisa Ferlazzo Natoli, regista e autrice (per When the Rain Stops Falling

 

Teatrionline ringrazia Chianti Banca per il sostegno

 

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