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Teatrionline > Blog > Opera > Teatro Nazionale, il dittico Janáček/Poulenc
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Teatro Nazionale, il dittico Janáček/Poulenc

Redazione Roma
Ultima modifica: 17 Ottobre 2025 11:13
Redazione Roma
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Prove-Voix-humaine_Anna-Caterina-Antonacci_ph-Fabrizio-Sansoni-Opera-di-Roma
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Il diario di uno scomparso e La voix humaine, nella versione per pianoforte eseguita da Donald Sulzen, Dal 18 al 24 ottobre con Veronica Simeoni, Matthias Koziorowski e Anna Caterina Antonacci e la regia di Andrea Bernard

 

È la solitudine che deriva dall’intensità dell’amore e dalla sofferenza della separazione, il cuore del dittico Il diario di uno scomparso (Zápisník zmizelého) di Leoš Janáček/La voix humaine (La voce umana) di Francis Poulenc in scena al Teatro Nazionale di Roma dal 18 (ore 20,00) al 24 ottobre per un totale di cinque recite.
Interpreti di questi due atti unici, Anna Caterina Antonacci, Matthias Koziorowski. Veronica Simeoni.

“Il cuore di questo lavoro nasce dal desiderio di mettere in dialogo due opere lontane per lingua, forma e contesto, ma unite da un identico nucleo emotivo: la solitudine e l’impossibilità di comunicare davvero – commenta il regista Andrea Bernard che cura un nuovo allestimento che segna anche il suo debutto all’Opera.

Classe 1987, è stato insignito del Premio Abbiati come miglior regista emergente 2024 per il suo Don Carlo che gli è valso l’attenzione internazionale: Bernard ha pensato di ambientare entrambe le vicende quasi contemporaneamente in due stanze diverse di uno stesso hotel, una sorta di luogo non luogo, un punto di passaggio attraverso le scene di Alberto Beltrame, i costumi di Elena Beccaro, le luci di Marco Alba.

Prove-Diario-di-uno-scomparso_Veronica-Simeoni-Zefka-Matthias-Koziorowski-Jan_ph-Fabrizio-Sansoni-Opera-di-Roma-2025
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“Diario di uno scomparso racconta di un giovane contadino che abbandona la famiglia e la campagna per seguire l’attrazione e l’amore per una zingara, ma si tratta di un’attrazione più erotica che sentimentale. Ne La voce umana una donna che viene abbandonata dall’amante gli telefona disperatamente per cercare di rimarginare una storia conclusa – spiega il regista – Nel dover raccontare le due opere in una stessa sera ho cercato di trovate un fil rouge che le unisse e l’ho individuato nella solitudine intesa non solo come isolamento spaziale, ma anche come condizione dell’animo. Si tratta di personaggi legati a un passato o a un futuro, ma che non riescono a vivere il presente. L’isolamento è dato dalla stanza d’albergo che appartiene a tutti e nessuno, ma anche a una sorta di realismo magico che si inserisce nella realtà della scena e della storia. In questa realtà si sovrappongono dei momenti onirici e di ricostruzione dei protagonisti che ci fanno intuire quello che i personaggi immaginano nella loro testa.”

Il diario di uno scomparso di Janáček sulle struggenti parole del libretto di Josef Kalda viene rappresentato per la prima volta all’Opera e segna l’ultimo capitolo del ciclo dedicato al compositore ceco (dopo Káťa Kabanová del 2022, Da una casa di morti del 2023 e Jenůfa del 2024.
Composto fra il 1917 e il 1919 è una sorta di diario autobiografico dell’autore e racconta attraverso 25 canzoni la storia di un giovane, travolto dalla passione per una giovane zingara decide di lasciare tutto per seguire la sua amata. Un autoritratto intimo interpretato dal tenore Matthias Koziorowski, resident guest nell’ensemble dell’Opera di Graz, e dal mezzosoprano Veronica Simeoni, già protagonista in numerose produzioni dell’Opera, fra cui The Bassarids di Henze con la regia di Mario Martone, La damnation de Faust di Berlioz firmata da Damiano Michieletto, spettacoli entrambi vincitori del Premio Abbiati.
Segue l’atto unico La voix humaine di Poulenc, sul celeberrimo libretto di Jean Cocteau che torna all’Opera (per la quarta volta) interpretata dalla grande Anna Caterina Antonacci che ne era stata la protagonista anche nel 2017.
Cantante tra le più raffinate a livello internazionale, attenta interprete, padroneggia con sicurezza questo titolo e che rappresenta un intenso monologo femminile. Protagonista è una donna deve affrontare l’ultima telefonata con l’uomo amato e che l’aha lasciata. La regia di Andrea Bernard accentua il dramma in scena svelando tutte le fragilità umane di fronte all’abbandono.

“Non parlo di una solitudine intesa come semplice isolamento bensì come condizione dell’anima, capace di trasformare lo spazio e il tempo in gabbie invisibili – commenta il regista – Ho immaginato entrambe le vicende ambientate in due stanze di uno stesso albergo, come se le due storie si svolgessero nello stesso istante. Un “non-luogo” anonimo, neutro, di passaggio, che non racconta nulla di chi lo abita se non l’appartenenza sociale. Qui il passato e il futuro si affacciano soltanto attraverso i pensieri dei protagonisti”.
I due atti unici vengono saranno proposti nella versione per pianoforte, eseguita dallo statunitense Donald Sulzen, artista di fama internazionale e membro del Munich Piano Trio.

Dopo la prima rappresentazione, sabato 18 ottobre (ore 20), Il diario di uno scomparso / La voix humaine torna in scena al Teatro Nazionale domenica 19 (ore 16.30), martedì 21 (ore 20), giovedì 23 (ore 20) e venerdì 24 ottobre (ore 20).
Info e biglietti su operaroma.it

Fabiana Raponi

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