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Teatrionline > Blog > Senza categoria > Romaeuropa Festival, Tra flamenco e realtà: “Israel & Mohamed” e “Finir en beauté”
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Romaeuropa Festival, Tra flamenco e realtà: “Israel & Mohamed” e “Finir en beauté”

Redazione Roma
Ultima modifica: 7 Novembre 2025 14:24
Redazione Roma
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8 e 9 novembre MAXXI - 11 e 12 novembre Auditorium

Gli appuntamenti con il teatro internazionale della quarantesima edizione del Romaeuropa Festival, diretta da Fabrizio Grifasi, proseguono con il ritorno di Mohamed El Khatib, autore, regista e artista visivo tra le figure più originali e innovative della scena contemporanea.

Già applaudito al REF nel 2021 con Gardien Party – realizzato insieme ai custodi di alcuni dei più importanti musei internazionali – e nel 2024 con La vie secrète des vieux (La vita segreta degli anziani), ironico e commovente ritratto di una comunità di interpreti dai 74 ai 102 anni, El Khatib torna al festival con un doppio appuntamento che attraversa la sua carriera e ne restituisce l’inconfondibile poetica.
L’8 e 9 novembre, in corealizzazione con il MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, presenta Finir en beauté, lo spettacolo che lo ha consacrato sulla scena internazionale: un racconto intimo e struggente sulla morte della madre, dove la materia documentaria si trasforma in emozione teatrale.
L’11 e 12 novembre, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – Sala Petrassi, condivide invece il palcoscenico con la star del flamenco Israel Galván per la prima nazionale di Israel & Mohamed, nuova creazione coprodotta da REF e corealizzata con l’Instituto Cervantes: un incontro artistico e umano tra due personalità visionarie che, attraverso linguaggi diversi, mettono in dialogo le proprie biografie, le eredità familiari e le ribellioni che li hanno condotti verso la libertà dell’arte.

Maestro del teatro di documentazione, El Khatib intreccia autobiografia, archivio e memoria collettiva trasformando la realtà in materia poetica, capace di rivelare con disarmante semplicità la verità dei sentimenti umani. Nei suoi lavori, la vita quotidiana diventa teatro e il teatro si fa spazio di condivisione, dove biografie individuali si aprono a un racconto corale. Con uno sguardo sempre ironico e poetico, il regista mette in scena chi raramente trova voce – lavoratori, anziani, tifosi, custodi, genitori – restituendo dignità e intensità a esistenze apparentemente ordinarie. La sua scrittura, al confine tra performance, cinema e letteratura, costruisce un linguaggio diretto e poetico insieme, in cui l’intimità privata si trasforma in esperienza collettiva. Ma più personali e autobiografiche sono le due pièce presentate dalla quarantesima edizione del Romaeuropa Festival.

In scena l’8 e 9 novembre al MAXXI (in corealizzazione con il Museo), Finir en beauté é un racconto intimo e struggente sulla morte della madre del regista, dove documenti, messaggi e ricordi reali diventano la trama di una riflessione universale sul lutto, la memoria e il legame tra madre e figlio. Partendo da interviste, e-mail, sms e documenti amministrativi, El Khatib ricostruisce il racconto di una perdita, fondendo vita e opera nel proprio dispositivo teatrale. «Durante la mia ricerca, originariamente intitolata “Conversazione”, dovevo indagare il passaggio dalla lingua madre (l’arabo) alla lingua teatrale, partendo da interviste realizzate con mia madre. Il 20 febbraio 2012, il suo decesso ha sconvolto le mie intenzioni. Questo incidente ha creato un cortocircuito nel lavoro teatrale fino a confondere vita e opera. “Finir en beauté” tenta di esplorare le modalità di dialogo a partire dalla nozione di maceria: le macerie di una relazione, di una storia, di tutto quello che resterà di noi» ha affermato il regista «Quando parlo, racconto una storia, e questo implica sempre una forma di parzialità. È la mia lettura della scena: a seconda del punto da cui la si guarda, non si vede la stessa cosa. Mantengo una cornice realistica, ma vi introduco elementi di scrittura per sostenere il mio discorso».

Sulla stessa scia sembra muoversi Israel & Mohamed, sua ultima produzione, nata dall’incontro e dal dialogo con l’icona del flamenco contemporaneo Israel Galván. In scena l’11 e il 12 novembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e coprodotto dal Romaeuropa Festival, lo spettacolo è un affondo nelle vite e nei linguaggi dei due artisti, che si ritrovano in un dialogo fatto di gesti, ironia, memoria e libertà.
Su un palco essenziale, abitato da oggetti quotidiani, ricordi e frammenti d’archivio, El Khatib e Galván esplorano le proprie biografie come un materiale vivo: fotografie, registrazioni, lettere, abiti e reperti familiari diventano il tessuto scenico di un racconto che unisce documentazione e invenzione. Israel & Mohamed si costruisce come una partitura a due voci, dove parola e gesto si inseguono e si contraddicono, aprendo spazi di confessione, confronto e gioco. Da un lato, i due artisti con i loro differenti percorsi, dall’altro, le figure dei padri — reali o simboliche — a cui lo spettacolo si rivolge come in una lunga lettera piena di affetto e verità.
Due destini che, partiti da angoli diversi del Mediterraneo, finiscono per riflettersi l’uno nell’altro: entrambi cresciuti nel rispetto della tradizione, entrambi ribelli, entrambi alla ricerca di un linguaggio che potesse appartenergli davvero. El Khatib compone una drammaturgia fatta di materiali raccolti nel tempo e li dispone accanto ai gesti di Galván, che risponde con il suo corpo, percussivo e istintivo, a quelle parole. «Io non ballo su una storia, ma dentro una storia. In questo caso, la mia e quella di Mohamed si intrecciano fino a diventare una sola – ha affermato a tal proposito Galvan – Il flamenco ha la stessa natura del teatro di Mohamed: parte dal reale e lo deforma per arrivare più vicino alla verità».

Biografie

Autore, regista, cineasta e artista visivo, Mohamed El Khatib sviluppa progetti al crocevia tra performance, letteratura e cinema, creando occasioni d’incontro tra l’arte e chi ne è lontano. Dopo Moi, Corinne Dadat—dove una donna delle pulizie e una ballerina classica mettevano a confronto le loro abilità—ha continuato a esplorare il mondo del lavoro con STADIUM, portando in scena 58 tifosi del Racing Club de Lens. Ha indagato il tema delle famiglie separate attraverso la radio e il cinema, mentre con lo storico Patrick Boucheron ha tracciato una storia popolare dell’arte attraverso una boule de neige. Parallelamente ai suoi lavori teatrali, El Khatib sviluppa ricerche visive in collaborazione con diversi artisti. In Savoia, con Valérie Mréjen, ha promosso il primo centro d’arte in una casa di riposo; alla Collection Lambert di Avignone ha curato una mostra sentimentale coinvolgendo curatori precari della Fondation Abbé-Pierre e membri dello staff museale. Al Mucem ha ideato l’esposizione Renault 12, ispirata ai viaggi in auto delle famiglie franco-maghrebine. El Khatib è artista associato del Théâtre de la Ville di Parigi, del Théâtre National de Bretagne e del Théâtre National Wallonie-Bruxelles.

Coreografo visionario, Israel Galván ha rivoluzionato il flamenco con uno stile audace e sperimentale. Il suo linguaggio coreografico, fatto di ritmi complessi ed energia esplosiva, destruttura i codici tradizionali intrecciandoli con danza contemporanea, teatro e performance. La sua carriera ha preso il volo con Mira Los Zapatos Rojos (1998), primo di una serie di spettacoli innovativi che hanno ridefinito il flamenco sulla scena internazionale. Tra i suoi lavori più celebri, La Edad de Oro (2005), El Final de Este Estado de Cosas (2008) e La Curva (2010), opere in cui fonde tradizione e avanguardia, spesso con elementi di musica sperimentale e temi sociopolitici. Riconosciuto a livello mondiale, Galván ha ricevuto prestigiosi premi tra cui il Premio Nacional de Danza di Spagna (2005) e il Golden Mask Award (2012). Il suo lavoro continua a evolversi, conquistando nuovi pubblici e ridefinendo il linguaggio del flamenco nel panorama della danza contemporanea.

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