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Teatrionline > Blog > Firenze > PASOLINI. Perché? Dal genocidio culturale al genocidio
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PASOLINI. Perché? Dal genocidio culturale al genocidio

Ines Arsì
Ultima modifica: 24 Dicembre 2025 14:41
Ines Arsì
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Andato in scena presso Chille de la Balanza

L’opera di Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza è una necessaria riesumazione del corpo poetico di Pier Paolo Pasolini, a cinquant’anni dal suo assassinio.

Non si tratta di una cerimonia che omaggia le spoglie del personaggio, tumulate da tempo sotto il peso di intricate speculazioni narrative e neanche di una tra le tante beatificazioni postume che usano santificare i martiri, ma della sentita urgenza di diffondere i puntuali contenuti dell’importante testamento spirituale di un artista immortale.

Scrittore, pittore, poeta, attore, regista, giornalista, polemista, Pier Paolo Pasolini fu diffamato, processato, censurato e stigmatizzato a causa del suo pensiero eretico, in contrasto netto con le ideologie dominanti del suo tempo; aveva identificato nell’omologazione di massa una minaccia distruttiva ed era stato tra i primi a parlare di  genocidio culturale delle identità locali, di uno sterminio antropologico che oggi è mutato tragicamente, ancora, in sterminio umano.

L’operazione dei Chille de la Balanza ha il preciso scopo di ricostruire le inquietanti  trame sotterranee del brutale assassinio dell’intellettuale, per riannodarle con salda fermezza agli eventi drammatici del nostro presente, riconoscendo e  indicando nel sistema carnefice di allora, lo stesso artefice delle disumanità di oggi.

Presso la residenza teatrale di San Salvi, nella sala intitolata a Mario Dondero (autore di un celebre scatto fotografico che ritraeva proprio Pasolini in compagnia della madre), viene portato in scena un collage drammaturgico che attraversa frammentariamente azioni, opere liriche e dichiarazioni dell’autore; raccolte come cimeli, sono ricomposte in un rito, solennemente  orchestrato dalle musiche originali di Alessio Rinaldi  e immerso in un’atmosfera documentale, grazie ai contributi video d’epoca, curati da Marco Triarico.

A preludio, nello scenario spoglio e scuro, illuminato dalla luttuosa luce radente di Sandro Pulizzotto, vengono adagiati dei sudari bianchi, totem muti e inermi delle stragi di guerra,  offerti al pubblico sull’altare eucaristico del sacrificio teatrale, per  rinnovare  il valore del corpo e del sangue di tante vittime innocenti, che incarnano una infernale contemporaneità profetizzata.

In un toccante passaggio di consegne tra passato e presente storico, è poi Ascoli ad incaricarsi di interpretare  le dichiarazioni rilasciate da Pasolini nel  corso della sua ultima intervista, a poche ore dalla morte;  seduto alla scrivania come su un pulpito, indurito davanti alla macchina da scrivere, ha  dettato perentoriamente il suo particolare messaggio, come  rammentato dallo stesso Furio Colombo, il giornalista de La Stampa, ultimo testimone di questa eredità.

Gli uomini assoggettati dalla fredda macchina del profitto, l’incapacità degli intellettuali di ammettere la realtà corrotta della quale sono oramai parte, la violenza imperante della logica capitalista, il rischio di un declino definitivo della società umana e quell’inferno a venire, sono le lucide intuizioni e il prezioso lascito del poeta veggente che ammoniva: siamo tutti in pericolo.

Ascoli restituisce a quegli istanti di terribile vaticinio una naturale umanità, liberandoli da ogni pericolosa impalcatura retorica e ricostruendoli, con pause, silenzi e sguardi presenti, che non  mancano però di quella sacralità che si deve alle memorie da tramandare alla collettività.

A Rosario Terrone, storico attore della compagnia, è affidata  l’altissima prova di declamazione de Le ceneri di Gramsci, il poemetto, in anarchiche terzine dantesche, in cui Pasolini si rivolge idealmente al fondatore del Partito Comunista italiano, in un’appassionata riflessione sulla crisi che affronta il paese, in un’epoca di declino. Gramsci è ormai lontano e il poeta avverte, in questa lontananza, tutta la sofferenza dell’incomunicabilità e delle contraddizioni feroci che lo  innervano al suo secolo; tanta tensione personale, politica e culturale, di non facile intendimento,  viene tradotta in una fluviale riproposizione dei versi,  nella totale immersione nelle profondità sonore di un linguaggio incorruttibile, fatto per rime e assonanze  che arrivano dirette, come un fendente, a denunciare questo stesso presente.

Rivivificano la parola dell’autore anche Martina Carpaccioli e Matteo Nigi, giovani e convincenti interpreti dei monologhi sperimentali che rivisitano il pensiero dell’autore, attraverso la collaborazione con l’intelligenza artificiale, per attualizzare la riflessione sul consumismo, sull’omologazione, sul rischio di essere avviluppati dai gangli del potere.

Don Andrea Bigalli,  sacerdote responsabile dell’Istituto fiorentino di ricerca in Teologia sociale, ha invece dato coraggiosa ed emozionata lettura a I dilemmi di un papa, oggi, articolo pubblicato da Pasolini per il Corriere della Sera nel 1974 e ancora particolarmente attuale, per l’aperta critica  alla Chiesa, incapace di farsi carico dei grandi quesiti della modernità con autentica partecipazione.

Ma è Sissi Abbondanza, nei panni della madre del poeta, l’assoluta protagonista, la testimone viscerale, la madonna della pietà che, nel rosso niquab palestinese, svolge infine il sudario del figlio, senza trovarne traccia, in una rivisitazione cristologica della resurrezione.

Nel silenzio struggente, la donna chiede perché. Perchè chiedono i Chille de la Balanza: non è una domanda retorica, ma un processo di elaborazione del dramma dell’assassinio, del trauma collettivo che ha investito gli spettatori di ogni  tragedia, in un tentativo di comprensione  intima  che contraddistingue da sempre l’indagine militante di questo teatro di ricerca.

 

PASOLINI. Perché?

Dal genocidio culturale al genocidio.

di e con Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza

e con Rosario Terrone,  Martina Capaccioli e Matteo Nigi, la partecipazione di Don Andrea Bigalli

musiche originali Alessio Rinaldi

suoni Francesco Lascialfari

luci Sandro Pulizzotto

materiali video Marco Triarico

aiuto regia Gloria Trinci

Le foto che accompagnano l’articolo sono di Ivan Margheri

 

 

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