In scena il 18 dicembre 2025 al Nuovo Teatro Ateneo di Roma
Immaginate di entrare in un teatro e scoprire che non ci sono attori. Il pubblico entra in uno spazio spoglio, senza battute, senza un cast e senza una sceneggiatura: solo uno schermo che proietta istruzioni in tempo reale.
Inizia in modo semplice, quasi giocoso.
Da qualche parte, qualcuno, in una città, raggiunto il luogo di lavoro, nel suo ufficio, si è sdraiato a terra e ha deciso di smettere di lavorare e il pubblico, guidato attraverso lo spettacolo tramite suggerimenti uditivi e visivi, deve collaborare per cercare di capirne il motivo.
L’Autore dell’opera, Nathan Ellis, ha dichiarato: “Ho scritto lo spettacolo come una sorta di satira della cultura del lavoro sempre attivo e instancabile, e poi il mondo intero si è fermato a causa del COVID. Con l’attenuarsi della pandemia, è affascinante e deprimente vedere come l’energia del “ricominciare” sia rispecchiata dall’opera. Spero che work.txt ponga grandi interrogativi sul perché lavoriamo tutti così duramente e se non riusciamo a immaginare un diverso tipo di rapporto con il lavoro. Lo spettacolo parla di comunità, di lavoro insieme e di gioco – letteralmente non accade senza il pubblico.”

Work.txt è un’opera teatrale in cui lo spettatore di sua iniziativa lavora e recita in team con altri spettatori. E’ uno spettacolo interamente condotto dal pubblico: un esperimento impossibile da replicare identico una volta finita la serata.
Seguendo le istruzioni proiettate su uno schermo, si legge ad alta voce un testo, talvolta con battute assegnate per categorie (“persone dei Gemelli”, “persone che guadagnano più di quattromila euro al mese”). Poi qualcuno, ad alzata di mano, è invitato a salire sul palco e riceve le battute dalle cuffie, c’è anche una coppia di spettatori che prende una copia a testa del copione appena uscito da una stampante e, davanti a un microfono, legge i dialoghi, come parte di un’esperienza collettiva e interattiva.
Una piccola istruzione porta a un’azione; un’azione crea una scena. C’è umorismo, una silenziosa intimità, improvvise ondate di emozioni. Un momento sembra banale, quello successivo ha un peso. Appaiono compiti, si formano scene e in breve tempo sconosciuti hanno costruito qualcosa di più grande di loro, un capolavoro silenzioso: un’opera invisibile che rende visibile il gioco.
Il Nuovo Teatro Ateneo, che presenta, per la stagione 2025-2026 un cartellone dal forte carattere internazionale diventa il luogo in cui il cuore creativo della città batte forte.
Come sottolineato dalla Rettrice dell’Università La Sapienza, Antonella Polimeni, è “un vero laboratorio di dialogo tra il sapere e la società”. La piéce sperimenta una forma di teatro partecipativo che si distingue per l’audacia con cui mette alla prova il potenziale del teatro.
E anche se non compaiono attori, la progettazione è meticolosa. Gli spunti arrivano alla perfezione e la scrittura è così incisiva da catturare l’attenzione.
Senza che tu te ne accorga, fai parte di un collettivo: costruisci un ufficio, diventi narratore, assumi ruoli che non avevi pianificato di assumere. A un certo punto si sta discutendo di intelligenza artificiale e lavoro; in un altro momento siamo in una galleria d’arte a decidere chi può davvero essere definito un artista. C’è anche un momento di karaoke che unisce tutta la sala sulle note di una celebre canzone di Celine Dion, anche quel momento è stato pensato attentamente.
C’è un’intelligenza nascosta che plasma il percorso. Imprevedibile ma mai caotico. È divertente, imbarazzante e inaspettatamente toccante. La struttura è lì; solo che non si riesce a vedere la mappa, tutti trattengono un po’ il respiro, aspettando di vedere come andrà a finire. Ellis mescola l’introspezione esistenziale con un particolare senso di umorismo britannico, temperata dal grido silenzioso di un mondo che anela a reinventarsi. David Byrne del Royal Court Theatre ha descritto Nathan Ellis come “il futuro del teatro”, interessato a “fornire metafore teatrali che ci aiutino a comprendere la tecnologia che usiamo ogni giorno”.
E al termine della emozionante performance dal vivo, fatta per essere vissuta non solo guardata, i titoli di coda recitano: “Siete andati molto bene. Grazie per aver partecipato”.
Roberta Daniele

