Da Atlanta al "Mario Foglietti" per una serata fantastica di brani e balli in ossequio alla tradizione del gospel e della black music afro-americana
Che riuscissero a far calamitare l’attenzione su di sé e che sarebbero stati coinvolgenti lo si intuiva ancor prima che il concerto iniziasse, che poi fossero pure in grado di divertire il numeroso pubblico del Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro, lo ha potuto sperimentare direttamente il pubblico medesimo non appena si sono messi a suonare e cantare. E non avevamo dubbi che sarebbero stati così travolgenti. Parliamo del “Duke Fischer Heritage Singers” che da Atlanta con furore si presentano dinanzi ad un teatro catanzarese quasi colmo e che si “scalda” ad ogni loro pezzo. Ci sono gran parte dei brani del loro repertorio. Ma c’è Fischer che prendendo per mano il trio delle sue coriste le dirige con naturalezza suonando contemporaneamente la sua pianola, così come gli spettatori che seguono le indicazioni che giungono dal maestro.
D’altro canto, Fischer da New Orleans si trasferì proprio ad Atlanta – patria della black music afroamericana – per creare il “The Heritage Singers”, questa corale di voci impressionanti. Fischer che da pianista classico, proprio nel gospel è riuscito ad esprimere indubbiamente il suo gran talento. Il quartetto – il maestro e le coriste – giunto dagli States è stato eccezionale e nondimeno sono stati i due giovani musicisti italiani rispettivamente Simone Sulpizio al basso e Lorenzo Poliandri alla batteria che a fine concerto sono stati chiamati da Fischer “in modo del tutto inaspettato” a presentarsi con il “beneplacito” del pubblico che ha gradito la loro performance avendo fornito un fondamentale supporto al quartetto americano.
Va anche detto come il quartetto, poco prima, comunque sia arrivato finanche a cantare “Astro del ciel” in italiano; e, sempre in italiano, abbia augurato: “Buon Natale” al pubblico, intonandolo quasi come se qualcuno tra il pubblico dovesse festeggiare il proprio genetliaco. Fischer si ritrova, ad un tratto, in platea quando – accompagnato nel ritornello sempre dalle coriste – canticchia un vecchio brano del 1988 di Bobby Mc Ferrin: la sempreverde “Don’t Worry, Be Happy” con gli spettatori invitati a schioccare le dita a tempo.
C’è pure il momento per danzare e Fischer invita qualche ragazza a farlo con lui così come poi è stata la volta della sovrintendente del teatro Antonietta Santacroce. Il teatro è un’apoteosi. Si giunge al termine con l’immancabile: “Happy days” che solitamente chiude le performance dei concerti gospel. Ma non finisce qui. C’è ancora un attimo per far sentire la celebre canzone dell’intramontabile Whitney Houston: “Iwill Always Love You” che fa comprendere, semmai ce ne fosse bisogno, quanto brave siano state ancora una volta le coriste ad interpretare uno dei pezzi più famosi della storia dell’indimenticata voce americana. Ebbene, in prossimità delle festività natalizie, non c’è niente di meglio di un gruppo gospel – eppoi che gruppo! – che ti consenta di trascorrere in serenità questo periodo con la speranza che sia di buon augurio per il prossimo futuro. E con il gospel possiam dire che il Natale è già arrivato con il suo carico di speranze e di auguri finali!

