Cosa ci spinge verso una determinata direzione nella vita? È una domanda antica, che James Hillman ha esplorato nel suo celebre “Il codice dell’anima” e che oggi il LabPerm, diretto da Domenico Castaldo, trasforma in un’esperienza sensoriale e fisica totale con lo spettacolo Il codice del Daimon. Non siamo di fronte a una semplice messa in scena, ma a una vera e propria epifania della vocazione individuale attraverso il linguaggio del corpo e della voce. Lo spettacolo esplora la “teoria della ghianda”: l’idea che ognuno di noi nasca con un carattere particolare e una chiamata unica che chiede di essere vissuta. Sul palco, Castaldo e i suoi performer non “recitano” Hillman, ma lo incarnano. La struttura drammaturgica, curata collettivamente dal LabPerm, si snoda tra canti polifonici e azioni fisiche che sembrano scavare nel subconscio dello spettatore, portando alla luce quel “compagno segreto” (il Daimòn, appunto) che guida i nostri passi. Il cuore pulsante di questa operazione risiede nella pratica della Embodied Musicality (Musicalità Incarnata), una tecnica elaborata in 30 anni di studio quotidiano, di ricerca e creazione di opere teatrali; essa stimola la padronanza del corpo e focalizza la mente dei performer attraverso un’attenzione all’organicità nella scrittura di testi, nel canto, nel moto nello spazio e nelle azioni fisiche. La musicalità si incarna nel performer attraverso la coscienza del tempo/ritmo, ovvero degli impulsi fisici, strutturati in una partitura nello spazio scenico; aiuta a superare abitudini e cliché che limitano la nostra libertà espressiva, per guidarci a stimoli emotivi e generativi inaspettati. In questo spettacolo, tale approccio è evidente: ogni movimento di Marta Laneri, Zi Long Ying e Marianna Rebellato non è mai casuale, ma risponde a una necessità ritmica interiore che trascende il semplice gesto estetico. La partecipazione degli allievi del laboratorio arricchisce la scena di un’energia corale travolgente, dove il canto diventa il veicolo principale della memoria e del destino. Le scene e i costumi, essenziali e simbolici, lavorano in simbiosi con il light design di Davide Rigodanza, capace di scolpire il buio e isolare i momenti di introspezione più profonda. Il codice del Daimòn è un invito a mettersi in ascolto, a riconoscere quel suono interiore che troppo spesso mettiamo a tacere. Un lavoro necessario, che conferma il LabPerm come una delle realtà più autentiche della ricerca teatrale contemporanea.
Visto il 19 dicembre 2025
San Pietro in Vincoli – Torino
Il codice del Daimon
Una produzione LabPerm
Liberamente ispirato a “Il codice dell’anima” di James Hillman
Diretto da Domenico Castaldo
Assistente alla drammaturgia Vito Marco Sisto
Con Domenico Castaldo, Marta Laneri, Zi Long Ying, Marianna Rebellato
Con la partecipazione di Camilla Bernardi, Mattias Gimigliano, Shuya Liu Gua, Meike Müller e Alessandro Galeano
Light designer Davide Rigodanza
Drammaturgia, scene, costumi e canti LabPerm

