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Teatrionline > Blog > Catanzaro > “Il Dio dell’amore” in Prima nazionale nella Città de “I tre colli”
CatanzaroCinema

“Il Dio dell’amore” in Prima nazionale nella Città de “I tre colli”

Vito Fabio
Ultima modifica: 28 Marzo 2026 17:53
Vito Fabio
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Il film di Francesco Lagi è stato proiettato nel Teatro Comunale di cui è direttore artistico Francesco Passafaro alla presenza dell'attore protagonista Francesco Colella, catanzarese doc

Il Teatro Comunale di Catanzaro, nel centro del centro storico, si conferma sempre più luogo di incontro tra linguaggi artistici e spazio vivo di partecipazione culturale. “Lo dimostra – si legge in una nota – la partecipata e coinvolgente serata dedicata alla proiezione del film Il Dio dell’amore di Francesco Lagi, accompagnata dall’incontro con il protagonista, l’amatissimo attore catanzarese Francesco Colella, in un dialogo diretto con il pubblico che ha restituito senso e valore all’esperienza collettiva della visione. Un abbraccio corale all’artista che si è affermato a livello nazionale spaziando dal cinema al teatro alla televisione senza mai perdere il contatto con le proprie radici e la propria storia, dimostrando di essere legatissimo alla propria città”.

“Un momento che ha ribadito la funzione del Teatro Comunale, – continua la nota – guidato dal direttore artistico Francesco Passafaro, non solo come contenitore di eventi, ma come presidio culturale capace di favorire confronto, riflessione e condivisione attorno alle opere”.

«Sono convinto che in questi tempi il cinema sia sempre più vicino al teatro», ha affermato Colella, sottolineando come entrambe le forme artistiche si fondino sulla presenza e sull’aggregazione umana. Anche davanti a uno schermo, infatti, si può vivere un’esperienza che conserva qualcosa dello spettacolo dal vivo”.

“In un’epoca dominata dalle piattaforme e dalla fruizione individuale, la visione in sala assume un significato ancora più forte. «Quando ci commuoviamo da soli, davanti a un computer, quelle emozioni svaporano subito. Quando invece guardiamo qualcosa insieme, anche accanto a uno sconosciuto, quelle emozioni hanno un valore diverso: diventano sentimenti»”.

“Da qui l’importanza della sala cinematografica, intesa come spazio di relazione e crescita. «È una maniera di crescere insieme. Per questo è importante il cinema, è importante la sala»”.

“Sul grande schermo, Colella è un Ovidio fuori dal tempo: un poeta antico che cammina nella Roma di oggi, osservando e attraversando le storie degli altri. Attorno a lui si muove un cast corale di grande intensità – da Vanessa Scalera a Vinicio Marchioni, da Isabella Ragonese a Corrado Fortuna, fino a Benedetta Cimatti – interpreti capaci di dare corpo e verità a personaggi fragili, imperfetti, profondamente umani. Nessuno resta sullo sfondo: ogni storia contribuisce a comporre un mosaico emotivo complesso e vivo”.

“«Interpretare un uomo di duemila anni non è semplice, ma questo Ovidio, nella Roma di oggi, prova a illuminare alcune storie, soprattutto storie d’amore»”.

“L’amore è infatti il centro del racconto, affrontato nella sua dimensione più complessa e sfuggente. «Chiunque si vanti di conoscere l’amore rischia di cadere nel ridicolo o nel sentimentalismo più mieloso. L’amore è un mistero», osserva l’attore”.

“I personaggi – continua la nota – si muovono in una condizione di disorientamento che diventa però spazio di autenticità. «È bello vedere il coraggio del disorientamento, il coraggio della fragilità. Il coraggio della fragilità è fondamentale»”.

“Una ricerca, quella raccontata nel film, fatta di errori, cadute e ripartenze. «Tutti cerchiamo una ricomposizione armonica della nostra esistenza, ma spesso finiamo per adattarci a una vita stantia o anestetizzata. Loro invece inciampano, sbagliano, cadono e si rialzano»”.

“Raccontare l’amore oggi significa allora recuperare la capacità di sentire. «La mia paura più grande è quella di non sentire più. Il cinema, come tutte le opere artistiche, serve anche a questo».

Nel corso dell’incontro, Colella ha anche offerto una riflessione critica sul sistema culturale contemporaneo: «Se un’opera non fa incassi viene considerata brutta, se li fa allora è bella. Sono saltate le categorie estetiche»”.

“Il dio dell’amore si propone invece come un’opera con una forte identità autoriale: «È un film in cui attori e produzione sono al servizio della storia. Un film che prova a raccontare l’amore in modo originale»”.

“Da qui anche l’invito al pubblico a sostenere il film attraverso il passaparola. «Se il film vi piace, fate un servizio non a me, ma al film», ha concluso, sottolineando come la partecipazione degli spettatori possa incidere concretamente sulla vita delle opere”.

“Una serata che ha confermato il valore del Teatro Comunale come spazio in cui il cinema torna a essere esperienza condivisa e occasione di crescita collettiva.

Per due settimane il film resterà in sala, – conclude la nota – con l’auspicio che siano in tanti a sceglierlo. Non solo per sostenere un’opera, ma per continuare quell’abbraccio iniziato la sera della prima”.

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