Museo Nazionale Romano Aule X, XI-XIbis Terme di Diocleziano - Roma
La mostra personale dell’artista Wu Jian’an (Pechino, 1980) Metamorphoses. L’arte che trasforma, la prima in un museo italiano, è allestita nelle Aule X e XI-XIbis delle Terme di Diocleziano. Curata da Umberto Croppi per la Fondazione Berengo con il coordinamento di Giulia Cirenei, l’esposizione si sviluppa come un viaggio immersivo attraverso i diversi materiali e le tecniche che definiscono la pratica artistica di Wu Jian’an: dal vetro di Murano soffiato a mano a opere contemporanee monumentali che ereditano e decostruiscono le tradizioni artistiche cinesi, utilizzando il ritaglio della carta, l’intaglio del cuoio e il collage.
L’architettura monumentale delle Terme, risultato di una stratificazione storica, offre uno sfondo suggestivo e simbolico all’esplorazione di Wu Jian’an sul cambiamento, la continuità e la reinvenzione.
Attingendo alla mitologia romana classica e alle tradizioni filosofiche orientali, Wu Jian’an intreccia i riferimenti alle “Metamorfosi” di Ovidio – la cui idea chiave è «nec species sua cuique manet» («nessun essere mantiene la propria forma») – con le nozioni taoiste di trasformazione e cambiamento generativo (化生, huàshēng).
L’artista sintetizza idee, materiali e storie ereditate in un processo dinamico di trasformazione, consentendo al mito, al mezzo e alla narrazione di essere continuamente riconfigurati in un linguaggio visivo unificato che riflette le esperienze contemporanee di instabilità, cambiamento e rinnovamento. La giustapposizione di opere, realizzate con tecniche e scale diverse, mette in risalto la sua straordinaria capacità di creare immagini e la sua raffinata maestria artigianale, approfondendo così l’indagine concettuale sulla trasformazione come processo sia materiale che filosofico.
Il percorso inizia nell’Aula X delle Terme di Diocleziano con alcuni dei principali cicli di opere dell’artista allestiti per creare un “teatro” visivo in cui immagini, artigianato, materiali, mitologia e figura umana si intrecciano. Due monumentali installazioni occupano la parte centrale dello spazio: Masks (2017–2018), composta da 360 sculture intagliate nel cuoio e l’opera finemente traforata The Heaven of Nine Levels (2008–2009). Questo materiale era utilizzato nell’antico Oriente per realizzare tamburi, che erano non solo strumenti musicali, ma anche mezzi rituali di collegamento tra cielo, terra e umanità. Il suono del tamburo simboleggiava la risonanza tra gli esseri umani e il cosmo.
Reinterpretando sia le tradizioni culturali cinesi sia le culture delle maschere del Mediterraneo attraverso una prospettiva contemporanea, queste opere evocano uno spazio ritualizzato che riflette sulle relazioni tra materia e spirito, tra il primitivo e il civilizzato e sui costumi dell’umanità in relazione alle leggi della natura.
Le complesse strutture composte da centinaia o migliaia di figure sovrapposte – intagliate su carta da acquerello, dipinte con acquerello, acrilico, impregnate di cera d’api, cucite con filo di cotone e montate su seta – distinguono la serie Incarnations (dal 2011), presenti nell’Aula XI con due nuovi gruppi. Le sette opere di Xíng Tiān (2021–2022) reinterpretano il leggendario eroe mitologico noto per il suo spirito indomito, metafora di una forza spirituale latente insita nell’esistenza umana, riapparendo in diversi territori di luce e colore che evocano geografie e temporalità mutevoli. Attingendo alle tradizioni visive dell’arte dell’antica Grecia e di Roma, le quattro opere di The Eternal Cycle – Running Through the Seasons (2024–2025) raffigurano figure che corrono in avanti con vitalità dinamica, incarnando la trasformazione ciclica delle stagioni e lo scorrere del tempo.
Le sculture della serie Invisible Faces (dal 2019) nell’Aula XIbis, in vetro soffiato a mano realizzate dall’artista presso Berengo Studio, sembrano creature di un altro pianeta ma anche reliquie di antichi miti che aleggiano nel mondo umano. La trasparenza del materiale cattura metamorfosi di luce e di angolazione visiva creando un senso di movimento all’interno del materiale.
Fino al 17 maggio 2026
Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano
Via Enrico de Nicola, 78 – Roma
Aperto da martedì a domenica, ore 9.00 – 19.00
L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto del Museo
www.museonazionaleromano.beniculturali.it

