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Teatrionline > Blog > Opera > Teatro dell’Opera di Roma, l’Inferno contemporaneo secondo Lucia Ronchetti
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Teatro dell’Opera di Roma, l’Inferno contemporaneo secondo Lucia Ronchetti

Redazione Roma
Ultima modifica: 11 Marzo 2026 12:33
Redazione Roma
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Un viaggio in otto scene fra i noti personaggi danteschi nel viaggio della psiche secondo Ronchetti/Hermann

“Sono convinta che per ogni pubblico ascoltare la musicalità dei versi di Dante possa possa essere una grande scoperta” il commento di Lucia Ronchetti su Inferno, sua rilettura contemporanea della prima Cantica della Divina Commedia, un breve e intenso viaggio fra le più significative terzine dantesche.
Opera per soli, attori, ensemble vocale maschile, coro misto, quartetto d’archi, ensemble di ottoni, ensemble di percussioni, Inferno è stata proposta nella versione italiana commissionata dal Teatro dell’Opera di Roma (dall’originale teatrale di Francoforte del 2021): otto scene (forse a tratti qualche taglio avrebbe giovato) con un epilogo finale (Lucifero che parla con la parole del Premio Strega Tiziano Scarpa all’insegna del nichilismo) in cui Tommaso Ragno, attore di riferimento della scena teatrale, interpreta Dante. Un Dante smarrito e moderno che si sposta in ascensore incontrando i dannati pronti a rievocare la loro storia e la loro miseria restando sempre ancorati ai loro peccati. Dalle terzine dantesche (dunque interamente in italiano) emerge tutta la musicalità dei versi, fra percussioni e timpani, di un Inferno stridente e aspro, accompagnati da un profluvio di suoni e impressioni sonore, dal terremoto ai fiumi che scorrono, ai lamenti dei dannati evocati dal malinconico e straziante coro, sempre impeccabile di Ciro Visco, reinterpretati sul podio dallo specialista Tito Ceccherini.

La selezione di scene e di personaggi fra i più noti dell’Inferno prendono vita accompagnati da vocalizzi e musica seguendo il loro animo e le loro passioni mentre l’Ensemble Neue Vocalsolisten rappresenta la voce interiore di Dante.
Nel mettere in scena l’Inferno il regista Davide Hermann, al debutto romano, si affida alle scene di Jo Schramm e alle luci di Fabrice Kebour, abiti glamour firmati da Maria Grazia Chiuri, offrendo un allestimento di carattere molto realistico (evitato l’effetto stridente e ridicolo dell’ambientazione trecentesca con la musica contemporanea) ambientando il viaggio di Dante in un ascensore, fra il primo, il secondo piano e il seminterrato di un palazzo/casa, fra bagno, salotto, camera da letto, cucina e garage. Un viaggio nella psiche proposto come un viaggio quasi reale però
La carta della rappresentazione realistica offre in effetti spunti di rivisitazione con qualche reinterpretazione fin troppo audace, come Caronte (Fabio Ulleri) in bagno con con un asciugamano che insulta le anime brandendo uno sturalavandino fino a un Minosse urlante (Carlo Guglielminetti) o un po’ gratuita, come Brunetto Latini (Eugenio Krauss) condannato fra i sodomiti che che si presenta seminudo in una sauna (presumibilmente gay).
Si alternano momenti in cui alla vocalità dolorosa del soprano Laura Catrani che interpreta Francesca da Rimini che rievoca l’amore per Paolo e che si presenta discinta in camera da letto, la rabbia furiosa di Filippo Argenti (Alessandro Onorati), il ricordo di Pier delle Vigne (Aurelio Mandraffino) trasformato in delicato albero, l’ira del Conte Ugolino della Gherardesca (Patrizio Cigliano) che brandisce fra i denti ringhiando le ossa dell’arcivescovo Ruggeri, la sete di conoscenza di Ulisse (Leonardo Cortellazzi). Uno spettacolo apprezzato dal pubblico sempre piuttosto numeroso nel corso delle recite che infonde nuova contemporaneità a Dante.

Fabiana Raponi

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