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Teatrionline > Blog > Monologo > Teatro Argentina, Massimo Popolizio in Furore
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Teatro Argentina, Massimo Popolizio in Furore

Redazione Roma
Ultima modifica: 11 Marzo 2026 13:22
Redazione Roma
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17 - 29 marzo 2026 a Roma

Dopo aver conquistato il pubblico fin dal suo debutto nel 2019, Massimo Popolizio torna a incarnare con vibrante intensità i personaggi immortali di Furore di John Steinbeck, dal 19 al 29 marzo sul palcoscenico del Teatro Argentina.

Il potente capolavoro della narrativa americana, scritto nel 1939 e subito divenuto un best-seller premiato con il Pulitzer nel 1940, rivive ancora una volta nell’adattamento per la scena di Emanuele Trevi, emozionando e scuotendo il pubblico con la sua cruda attualità.

Lo spettacolo continua ad affascinare per la sua capacità di raccontare la dignità umana di fronte alle avversità, la lotta per la sopravvivenza e il bisogno di giustizia sociale, attraverso l’arte sapiente di Massimo Popolizio, cuore pulsante dell’opera, che dà voce alle sofferenze e alle speranze della famiglia Joad, restituendone una lettura che risuona oggi con una urgenza sconcertante. Steinbeck, infatti, è stato tra i primi a narrare gli effetti devastanti di quello che chiamiamo cambiamento climatico: la siccità e le tempeste di sabbia che spinsero migliaia di persone verso una California che, anziché accoglierle, le travolse con alluvioni e cinismo. Una parabola che richiama a sua volta la spirale di violenza, diffidenza e cattiveria che attraversa tuttora la nostra società contemporanea, evocando in modo inquietante le tensioni che stanno lacerando gli Stati Uniti.

In questa coproduzione Teatro di Roma e Compagnia Umberto Orsini, Massimo Popolizio lascia riscoprire un classico che, parlando del passato, ci costringe a guardare in faccia il nostro presente, attraverso un one-man show epico e lirico che condurrà il pubblico all’interno della dolorosa crisi agricola, economica e sociale che colpì gli Stati Uniti tra il 1929 e l’attacco a Pearl Harbor.

Il romanzo, consacrato anche dal cinema con il film di John Ford interpretato da Henry Fonda, nasce da un’inchiesta giornalistica che Steinbeck condusse nell’estate del 1936, quando il San Francisco News gli chiese di indagare sulle condizioni di vita dei braccianti sospinti in California dalle regioni centrali degli Stati Uniti, soprattutto dall’Oklahoma e dall’Arkansas, a causa delle tempeste di sabbia e dalla conseguente siccità che avevano reso sterili quelle terre coltivate a cotone. Il risultato di quell’indagine fu una serie di articoli da cui l’autore americano generò, tre anni dopo, il romanzo Furore, trasformando quella decisiva esperienza giornalistica, umana e politica in grande letteratura.

Raccontando le sventure dei Joad e i motivi di una delle più devastanti migrazioni della storia moderna, Massimo Popolizio porta in scena un affresco realista e visionario: «E un’operina sonora – racconta l’attore – in cui leggo, recito, dico Furore all’interno di immagini, suoni, voci dal vivo. Gli articoli che furono scritti da Steinbeck sul San Francisco news denunciavano la drammatica situazione della crisi agraria. E io in scena do quindi voce a un cronista che osserva l’epopea epica della migrazione di migliaia di persone verso la California, sperando di trovare una terra che le accolga, che possa dare loro lavoro e una condizione di vita dignitosa. Invece, questi poveretti appena arrivavano venivano sistemati in tendopoli, in campi di assistenza, con tutto ciò che comportava. Oltretutto loro fuggivano dalla polvere, dalla siccità che rovinava i raccolti, ma in California trovano le alluvioni e morivano affogati! Steinbeck è stato il primo a parlare di cambiamento climatico… Ed è inutile negare che la parabola dei migranti di quell’epoca fa venire in mente ciò che avviene oggi. Per di più, il cinismo, la diffidenza e la cattiveria che alcuni cittadini americani di allora, in particolar modo californiani, nutrivano verso i connazionali meno fortunati che arrivavano dagli stati depressi dell’est ricorda in modo spaventoso la spirale di violenza che attraversa oggi gli Stati Uniti. Il Paese che ha insegnato al mondo la libertà, la tolleranza e l’inclusione oggi come allora protegge e tutela chi si accanisce contro i più fragili che dovrebbero invece essere accuditi e soccorsi».

A connettere questa visione con la struttura drammaturgica è Emanuele Trevi, che sottolinea la modernità di questa figura di narratore: «E forse non c’è un attore, nel panorama teatrale italiano, più in grado di Massimo Popolizio di prestare a questo potentissimo, indimenticabile “story-teller” un corpo e una voce adeguati alla grandezza letteraria del modello. Leggendo Furore, impariamo ben presto a conoscerlo, questo personaggio senza nome che muove le fila della storia. Nulla gli è estraneo: conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma a differenza di loro conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche ineluttabili dell’ingiustizia sociale, le relazioni che legano le storie dei singoli al paesaggio naturale, agli sconvolgimenti tecnologici, alle incertezze del clima. Tutto, nel suo lungo racconto, sembra prendere vita con i contorni più esatti e la forza d’urto di una verità pronunciata con esattezza e compassione. Più che a una «riduzione», riteniamo che un progetto drammaturgico su Furore debba tendere a esaltare le infinite risorse poetiche del metodo narrativo di Steinbeck, rendendole ancora più evidenti ed efficaci che durante la lettura. Raccontando la più devastante migrazione di contadini della storia moderna, Massimo Popolizio darà vita a un one man show epico e lirico, realista e visionario, sempre sorprendente per la sua dolorosa, urgente attualità. Il controcanto è affidato al caleidoscopio di suoni realizzati dal vivo dal percussionista Giovanni Lo Cascio.»

 

FONDAZIONE TEATRO DI ROMA _
TEATRO ARGENTINA_ Largo di Torre Argentina, 52 – 00186 Roma _ www.teatrodiroma.net
Biglietteria: tel. 06.684.000.311 _ email biglietteria@teatrodiroma.net _ Biglietti: da € 40 a € 25
Orari spettacolo: martedì, venerdì e giovedì 26 marzo ore 20; mercoledì e sabato ore 19; giovedì 19 marzo e domenica ore 17 I Durata spettacolo: 1 ore e 20 senza intervallo

 

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