Un’angoscia strisciante, quasi impercettibile, si annida nei salotti ben arredati e nelle routine domestiche. Il Teatro Gobetti, elegante incubatore delle tensioni performative della nostra Torino, ospita un lavoro che seziona questa angoscia con spietata lucidità: Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti. Il testo, nato dalla penna del giovane drammaturgo Diego Pleuteri e concertato con nitore registico da Leonardo Lidi, compie un ribaltamento prospettico ardito. L’umanità viene messa alla porta, relegata al ruolo di “padrone” misteriosamente scomparso, mentre il centro della scena è conquistato da Briciola (una cagnolina), Luna (una gatta) e Wanda (un pesce rosso). Non c’è trucco, non c’è maschera carnevalesca o rassicurante antropomorfismo. Le tre formidabili interpreti in scena (Maria Teresa Castello, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti) non scimmiottano l’animale, ma ne assorbono l’essenza emotiva e istintuale. Sono carne nuda, esposta al vuoto dell’abbandono. Lidi, regista residente del Teatro Stabile e voce tra le più interessanti della scena italiana contemporanea, orchestra i movimenti – curati con precisione clinica da Riccardo Micheletti – per destrutturare la prossemica borghese. Il salotto, delimitato dalle scene rigorose di Fabio Carpene, muta pelle: da rifugio accogliente si trasforma progressivamente in una prigione asfissiante, dove il tempo si dilata all’infinito nell’attesa dell’unico essere in grado di conferire significato a quello spazio. Mentre le protagoniste abbaiano, miagolano, girano in tondo, dormono ed esplorano le gerarchie del branco, emerge prepotente il sottotesto metaforico dell’opera. Pleuteri utilizza l’isolamento animale per scandagliare la nostra stessa dipendenza emotiva e sociale. Quanta violenza silente si nasconde nell’amore incondizionato? Quanto del nostro stare al mondo è dettato dal bisogno disperato di un’autorità (affettiva, politica o sistemica) che ci definisca e ci dia uno scopo? È proprio in questo scarto che il testo di Pleuteri colpisce più duro: ci costringe a guardare il lato oscuro dell’attaccamento, quell’istante limite in cui la mancanza dell’Altro smette di essere semplice nostalgia per trasformarsi in pura negazione di sé. Lo spettacolo, pur omaggiando simbolicamente l’attesa vana di Aspettando Godot, se ne distacca per declinare il tema in una chiave contemporanea e squisitamente legata alla dipendenza relazionale. Lidi e Pleuteri confermano il valore di un sodalizio artistico che non teme di affrontare le derive di una società fintamente empatica, regalando alla platea un’esperienza disturbante, lucida e, al contempo, dolorosamente vera.
Visto il 17 aprile 2026
Teatro Gobetti – Torino
Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti
di Diego Pleuteri
con (in o.a.) Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti
regia Leonardo Lidi
scene Fabio Carpene
movimenti scenici Riccardo Micheletti
assistente alla regia Nicolò Tomassini
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

