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Teatro dell’Opera di Roma, Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Händel

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 2 Aprile 2026 14:48
Fabiana Raponi
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Dal 7 al 14 aprile 2026 in prima italiana lo spettacolo firmato da Robert Carsen con Gianluca Capuano sul podio

Sembra incredibile, ma è vero: Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Georg Friedrich Händel arriva per la prima volta al Teatro dell’Opera, in scena dal 7 al 14 aprile.
Un appuntamento veramente speciale anche perché l’oratorio, nella sua prima versione composto proprio a Roma nel 1707 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, debutta nella Capitale nella forma scenica di Robert Carsen, pluripremiato regista canadese spesso ospite al Costanzi con spettacoli di grande fascino visivo, tra cui Idomeneo, re di Creta (2018/19), Evgenij Onegin (2019/20), la prima mondiale di Julius Caesar di Giorgio Battistelli (2021/22).

L’allestimento dell’oratorio di Händel, realizzato nel 2021 per il Festival di Salisburgo è un capolavoro allegorico della giovinezza che racconta proprio il dilemma interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe effimere di di Piacere e la guida coscienziosa di Tempo e Disinganno.

“Quando abbiamo cominciato a lavorare con le quattro allegorie in scena, scena sembrava imprudente ambientare la vicenda nel nostro secolo che è un secolo che inneggia alla leggerezza, alla bellezza eterna – spiega Carsen in occasione della presentazione dello spettacolo – Siamo sempre costretti a negare la vera natura della vita e ad avere paura della morte, che ci distrae dai nostri desideri interiori. Ma il lavoro di Händel è veramente fantastico, non moralistico, ma veramente fantastico, perché insegna che è necessario imparare a capire che cosa sia veramente l’eternità. . La lirica è un’espressione individuale, mentre la musica è diversa, ma questa è una vera e proprio riflessione sull’universo”.

Il regista riesce a trasformare questa suadente allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, dove ogni elemento, luci, gesti e simboli, vanno a creare un ponte tra la vanità del Settecento romano e il presente della società dei mass media ossessionata dalla bellezza: da una parte il piacere fugace e transitorio del consumismo che viene contrapposto alla verità e alla consapevolezza.

“Nella nostra epoca, non siamo capaci di concentrarci a causa dei social media e quest’opera rappresenta un monito sui pericoli che ci circondano – prosegue il regista – In questo mondo super moderno, abbiamo deciso di iniziare in un modo molto concreto intorno alla bellezza ambientando la vicenda in uno studio e poi, gradualmente, abbiamo voluto mostrare la bellezza vincitrice di questo talento che inizia a godere di ogni tipo di bellezza e capisce che tutto ciò di cui gode non può renderla felice. Quando arriva Disinganno, la Bellezza inizialmente è molto irritata, ma poi capisce lei stessa che deve cambiare interiormente”.

Simbolo del successo effimero che viene affidato al gradimento del pubblico e da cui deve fuggire la Bellezza, sono grandi schermi (scene diecostumi di Gideon Davey,  light designer Peter van Praet, luci insieme a Carsen, coreografie di Rebecca Howell, presenti i videoartisti di RocaFilm) che proiettano anche la dissoluzione dell’io nella sua immagine patinata causata dalla seduzione dello showbiz rappresentano da Piacere.

Lo spettacolo firmato da Carsen offre la direzione musicale del direttore musicale Gianluca Capuano (che lo aveva diretto già a Salisburgo), che guida da anni Les Musiciens du Prince – Monaco, ensemble creato da Cecilia Bartoli, che aveva diremo a Roma anche Orfeo ed Euridice di Gluck.
“Non si sa se il “Trionfo” sia stato rappresentato a Roma, ma Händel lo scrive per consegnarlo a Pamphilj – commenta Capuano – il “Trionfo” che sentiamo non è un autografo unitario, ma è una sorta di recupero degli studiosi, ma sembra simile a come il compositore lo avesse realmente pensato. Händel porta uno stile all’ijnsegns del sincretismo, prima con le influenze tedesche e poi italiane e lo fa a soli 22 anni”.

Il cast include grandi voci barocche tra cui la protagonista Johanna Wallroth, soprano svedese che debutta nel ruolo di Bellezza al Costanzi e che ha già cantato all’Opernstudio della Wiener Staatsoper, all’Opernhaus Zürich, al Glyndebourne Festival Opera.
Anna Bonitatibus, tra le più apprezzate interpreti italiane di Händel che nel 2015 ha vinto l’International Opera Awards nella categoria CD (Operatic Recital) per Semiramide – La Signora Regale interpreta Piacere.
“Piacere è come il diavolo tentatore, ma come restituire l’aspetto edonistico nella musica e nel canto? Questo oratorio non ha nulla di operistico o di religioso, a chi era destinato un lavoro del genere? – commenta la cantante – probabilmente era destinato a tutti coloro che si occupavano di bellezza e quindi anche agli artisti per evitare la tentazione di rincorrere piacere e bellezza. Con ogni probabilità il ruolo di Piacere era stato scritto per un castrato, ma la voce del sottolineare la seduttività del personaggio”.

Torna al Costanzi il controtenore Raffaele Pe, specialista del repertorio händeliano, che interpreta Disinganno. Pe torna all’Opera di Roma dopo aver interpretato il Giulio Cesare di Händel nel 2023 con la regia di Damiano Michieletto.
“Disinganno è un personaggio granitico che resta simile al Tempo, ma nel libretto viene indicato come il Buon Consiglio – spiega Pe – Disinganno lascia capire a Bellezza che l’eternità già le appartiene: il teatro del vero non ha nulla a che fare con il teatro del piacere e dell’edonismo”.

Completa il cast Ed Lyon, tenore britannico, nel ruolo del Tempo: in carriera ha vorato con ensemble come Les Arts Florissants e Orchestra of the Age of Enlightenment, diretto da maestri quali William Christie, Emmanuelle Haïm e René Jacobs.

l-trionfo-del-Tempo-e-del-Disinganno_Cecilia-Bartoli-Piacere_2021-ph-SF-Monika-Rittershaus
Salzburger Festspiele 2021/Il Trionfo del Tempo e del Desinganno/Wiederaufnahme am 4.August 2021/Musikalische Leitung:Gianluca Capuano/Regie:Robert Carsen/Bühne und Kostüme: Gideon Davey// Regula Mühlemann:Bellezza, Cecilia Bartoli:Piacere, Lawrence Zazzo:Desinganno, Charles Workman:Tempo

L’oratorio di Handel a Roma viene accompagnato anche dall’uscita del nuovo numero di Calibano, la rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma che torna in libreria con il nono numero. Nel numero sono presenti, fra gli altri, i contributi del filosofo della scienza Mauro Dorato che riflette sul rapporto tra il tempo della fisica e il tempo della nostra esperienza cosciente, dello scrittore Vanni Santoni con una ricognizione dei romanzi che, da Proust agli autori contemporanei, hanno fatto del tempo il loro principale laboratorio narrativo, della compositrice Lucia Ronchetti modella il tempo per professione.
“Nonostante la sua inconsistenza, il tempo controlla le nostre vite – spiega il direttore della rivista Paolo Cairoli – Lo riempiamo ossessivamente con l’illusione di renderlo infinito, senza perciò sentirci onnipotenti, né tantomeno immortali. Si parte da Händel per osservare il comportamento del tempo nell’epoca dei media digitali, nella fisica, nel cinema, nella letteratura, nell’arte; e naturalmente nella musica, che lo ha rappresentato innumerevoli volte nelle sue ‘divine lunghezze’, ma anche nella sua impermanenza”.

Lo spettacolo andrà in scena martedì 7 aprile 2026, ore 20:00. Poi in replica giovedì 9 aprile (ore 20:00); sabato 11 aprile ore 18:00; domenica 12 aprile ore 16:30; martedì 14 aprile ore 20:00. Info e biglietti: www.operaroma.it

Fabiana Raponi

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