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ConcertoFestival/RassegnaSpoleto

69° Festival dei Due Mondi di Spoleto, Radici al centro dell’edizione

Redazione Roma
Ultima modifica: 13 Maggio 2026 13:06
Redazione Roma
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Dal 26 giugno al 12 luglio 2026

Dal 26 giugno al 12 luglio 2026, il 69° Festival dei Due Mondi di Spoleto: la prima edizioneguidata dal nuovo Direttore Artistico Daniele Cipriani rilancia lo spirito menottiano con uncartellone di prime mondiali ed europee.

La manifestazione, in programma dal 26 giugno al 12 luglio 2026, è pronta ad animare uno dei
più longevi palcoscenici internazionali d’arte e cultura con un palinsesto ricco di prime assolute,
eccellenze mondiali e giovani talenti. Ampliando la missione multidisciplinare e la vocazione
globale che il Festival ha sempre promosso, quest’anno opera, musica, danza, teatro e arte
dialogheranno insieme spaziando tra culture diverse e linguaggi contemporanei in una nuova
dimensione condivisa, che nel tema delle “Radici” trova il valore del passato e la forza del
cambiamento. 17 giorni di programma, 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni
originali per il Festival, con più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi, per un totale di 16.508
minuti complessivi di manifestazione, pari a 275 ore e cioè a circa 11 giorni e mezzo di arte non-
stop: spettacoli in esclusiva, debutti mondiali ed europei, creazioni commissionate
appositamente per il Festival, performance site specific, per offrire un’esperienza di spettacolo
dal vivo unica e irripetibile.
“La 69ª edizione del Festival dei Due Mondi rappresenta un momento di rinnovamento e di
slancio per la nostra città – spiega il Presidente Andrea Sisti. Con l’arrivo del nuovo Direttore
Artistico Daniele Cipriani, Spoleto si conferma ancora una volta luogo di incontro, di
sperimentazione e di dialogo tra linguaggi e culture diverse.
Il tema Radici richiama l’identità profonda della manifestazione, capace di una costante ricerca
nella contemporaneità nel segno della straordinaria eredità del Maestro Gian Carlo Menotti.
Come Presidente della Fondazione, esprimo pieno sostegno a una visione che si arricchisce
rafforzando il ruolo internazionale di Spoleto”. Aggiunge la Presidente della Regione Umbria
Stefania Proietti: “Il Festival dei Due Mondi di Spoleto, giunto alla 69esima edizione, è una delle
più prestigiose manifestazioni internazionali che sa coniugare musica, teatro, danza e arti visive,
in una location straordinaria che inorgoglisce l’Umbria. Quest’anno, con la direzione affidata al
Maestro Daniele Cipriani, la kermesse si focalizza su bellezza e inclusione con il claim “In the bel
mezzo of everything”: una trovata geniale e ibrida che punta a individuare l’equilibrio fra
tradizione e innovazione, con la volontà di creare un dialogo tra le culture e le arti. Un filo
conduttore che tiene conto dell’importanza dell’incontro-confronto tra mondi diversi. L’Umbria
è grata a chi organizza il Festival, alla direzione artistica, alla Fondazione e a tutti coloro che si
impegnano per la riuscita degli spettacoli e degli eventi ospitati in luoghi storici e incantevoli
della nostra Spoleto”.
La nuova direzione artistica di Daniele Cipriani si impegna infatti sin dal tema scelto, “Radici”, a
guardare al futuro ripartendo dalle origini. Al centro di questo bilanciamento tra storia e
contemporaneità c’è la convinzione che il valore esperienziale della cultura risieda nella
condivisione, nella sua capacità di far dialogare le arti, gli artisti e i fruitori: il cartellone, pur
vantando un profilo di altissimo pregio, si apre al grande pubblico e all’esigenza di un’arte
accessibile, di cui gli spettatori possano sentirsi parte integrante. L’obiettivo è rendere Spoleto
un ecosistema culturale vivo e condiviso, che chiede e offre partecipazione: un luogo in cui le
radici continuano a generare futuro e in cui il Festival torna a parlare alla città e al mondo con la
stessa intensità. Anche da questo motivo deriva l’impegno di ricostruire una nuova geografia
culturale e urbana: ripartire dalle radici significa anche riscoprire quelle di quei luoghi storici che
ora tornano al centro della kermesse. Oltre al Teatro Romano, a Piazza Duomo, al Teatro Caio
Melisso, l’arte arriverà anche negli indirizzi meno frequentati come il Giardino di Palazzo
Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO
che riapre al pubblico dopo dieci anni. A rinforzare l’idea di un festival diffuso e accogliente, si
aggiunge il nuovo ritmo della programmazione: grandi spettacoli anche nei giorni
tradizionalmente meno frequentati, il ritorno dell’opera lirica inaugurale prodotta dal Festival, il
forte slancio internazionale, la presenza di performance in più lingue, l’inserimento di progetti
che estendono l’esperienza del Festival ben oltre il momento della rappresentazione.
“Questa edizione del Festival – dichiara il Direttore Artistico Daniele Cipriani – è un nuovo
inizio, una scommessa: abbiamo puntato sulla qualità del programma e sulla sua internazionalità,
coinvolgendo le punte di diamante del panorama mondiale. Ogni spettacolo ha una sua identità
precisa, e un suo valore fondamentale anche nel dialogo tra artisti e discipline. Abbiamo
costruito un cartellone di altissimo livello di spettacoli in esclusiva, che dà grande risalto a
prime assolute, debutti e anteprime, affinché la proposta di nuovi talenti possa incontrarsi con il
prestigio di eccellenze già affermate. Raccogliendo la preziosa eredità culturale e
imprenditoriale di Menotti, vogliamo che il Festival si faccia abbraccio tra arte e pubblico,
affiancando al suo primato artistico anche una dimensione profonda di condivisione”.
Il Festival fa sua la Weltanschauung di Menotti, di cui non dimentica né la visione strategica né
la genialità artistica: sarà il suo libretto a inaugurare il programma con l’opera più famosa di
Samuel Barber. L’inaugurazione, il 26 giugno, vedrà in scena Vanessa in un nuovo allestimento
prodotto dallo stesso Festival in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e la
Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera che valse a Barber il Pulitzer rivive sul libretto di Menotti,
con la regia di Leo Muscato e la direzione – al suo debutto italiano per l’opera – della
sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna,
insieme al Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Spiega Leo Muscato: “Abbiamo
scelto di inaugurare il Festival di Spoleto 2026 con Vanessa di Samuel Barber perché incrocia in
modo naturale il tema di questa edizione, Radici. È un’opera che tiene insieme due mondi: la
tradizione europea e la cultura americana, e li fa dialogare senza mai separarli davvero. Questo è
già nella sua origine: nel libretto di Gian Carlo Menotti, che guarda all’immaginario di un’altra
illustre europea, Karen Blixen, e nel legame con Spoleto, dove l’opera ha trovato il suo debutto
europeo, nel 1961, in una traduzione italiana del libretto. Tornarci oggi, dopo sessantacinque
anni nella versione originale inglese, non è un’operazione filologica: è un modo per riattivare
quel movimento, rimettere in circolo un’idea di teatro aperto, attraversato da più culture.
Vanessa è una delle poche opere americane entrate stabilmente nel repertorio statunitense, ma
resta raramente rappresentata sulle scene europee, e forse proprio per questo necessaria. È
un’opera che scava in zone scomode – l’attesa, il desiderio, l’identità – senza cercare soluzioni
facili. La messa in scena nasce da qui: non come celebrazione, ma come attraversamento. Un
lavoro costruito insieme a una direttrice e a interpreti internazionali che conoscono
profondamente questo repertorio, e a una grande artista italiana chiamata a misurarsi con uno
dei personaggi più ambigui e sfuggenti del Novecento operistico”.
Si riparte dunque dal solco tracciato dal fondatore Gian Carlo Menotti, al quale il Festival rende
onore con una serie di omaggi – tra i molti tributati al grande compositore, anche la Maratona
Menotti, un concerto di quasi 24 ore in occasione del 115° anniversario della nascita – che non
è solo formale, ma indice di un indirizzo identitario preciso, capace di valorizzare l’eredità e al
contempo di innovarla. Un ritorno decisivo, in questa edizione, sarà quello della Maratona
Internazionale di Danza, ideata da Alberto Testa e Vittoria Ottolenghi, che chiamerà a raccolta
sul palco le étoiles della danza internazionale. Nel segno di una continuità con l’attenzione di
Menotti verso lo scouting e la formazione di giovani talenti, nasce la Festival dei Due Mondi
Academy, il programma di formazione e ospitalità rivolto a giovani musicisti under 35
provenienti da tutto il mondo, selezionati per merito e coinvolti in un percorso intensivo gratuito
nei giorni della kermesse. Gli stessi allievi avranno la possibilità di esibirsi con i protagonisti dei
Concerti di Mezzogiorno, gli appuntamenti quotidiani con i grandi nomi della musica classica,
da Bach a Ravel, da Rossini a Gershwin.
“È per me un onore e un’emozione profonda – afferma Beatrice Rana – contribuire a un
palcoscenico che Gian Carlo Menotti ha saputo costruire con straordinaria visione quasi
settant’anni fa, e che oggi torna a essere il luogo dove il futuro della musica prende forma. Il
cartellone del Festival dei Due Mondi di Spoleto di quest’anno è incredibilmente ricco: accanto
ai grandi nomi della musica classica internazionale – Yannick Nézet-Séguin, Gianandrea Noseda,
Arcadi Volodos, Yuja Wang, Mario Brunello, Giovanni Sollima fra gli altri – trovano spazio
giovanissimi artisti destinati a segnare il panorama musicale dei prossimi decenni. Spoleto si
conferma capitale della musica e, soprattutto, palcoscenico dove nascono le carriere: molti di
questi nomi sono al loro debutto italiano”.
Il palinsesto musicale si apre e si chiude con due Maestri indiscussi del panorama
internazionale. Yannick Nézet-Séguin (direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e
della Philadelphia Orchestra, protagonista del Concerto di Capodanno ‘26 a Vienna) guiderà la
London Symphony Orchestra e la stella del pianoforte Yuja Wang in una versione originale e
suggestiva di Rachmaninov e Prokof’ev; il concerto finale di chiusura, il 12 luglio, sarà affidato
alla bacchetta del Maestro Gianandrea Noseda, che con la Filarmonica Teatro Regio Torino farà
delle note di Menotti, Bernstein e Dvořák i pentagrammi di un ponte capace di omaggiare la
cultura europea e quella americana, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza
degli Stati Uniti. La musica da camera illuminerà i Concerti di Mezzogiorno con le esibizioni dei
musicisti e cantanti più brillanti della scena mondiale: a omaggiare i maestri del passato arrivano
quelli del presente come Nicolas Altstaedt, il Quartetto Indaco, Quatuor Arod, Julia Bullock e
Bretton Brown. A completare le proposte della sezione musicale, in un mosaico di generi e di
note, il pianismo trascendentale di Arcadi Volodos, lo sperimentalismo di Laurie Anderson con
Eyvind Kang e Martha Mooke, i brani originali del compositore estone-americano Lembit
Beecher, il concerto mistico di Mario Brunello e Giovanni Sollima.
“Questa edizione del Festival – commenta Cipriani – è stata pensata per tutti: le varie discipline
devono riuscire a parlare a ogni tipo di pubblico, nella consapevolezza che l’esperienza artistica
sia un filo diretto tra chi dà e chi riceve, tra chi crea e chi si pone in ascolto. Perciò abbiamo
voluto costruire un cartellone ampio, eclettico e vario, che potesse ospitare danza classica e
danza contemporanea, il teatro di prosa e quello sperimentale, i grandi compositori del passato
e i cantanti più amati e rappresentativi del nostro tempo”.
Accanto al repertorio classico e ai progetti di musica sperimentale (a cui sono dedicati tre
concerti a Casa Menotti) il Festival affianca, in uno spirito di relazione e non di
contrapposizione, due amate icone di successo della scena pop: lo spettacolo esclusivo MIKA
Symphonique, in programma il 30 giugno, vedrà sul palco la star britannico-libanese in un
concerto inedito diretto dal Maestro canadese Simon Leclerc con l’Orchestra del Teatro
Comunale di Bologna e il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto; mentre la voce d’oro
di Arisa approderà per la prima volta a Spoleto il 9 luglio, anche lei in Piazza Duomo, per
incantare il pubblico con un programma in esclusiva per il Festival.
Prosa: Alla prima assoluta del Platonov di Čechov il compito di inaugurare il palco della prosa: il
nuovo adattamento, contemporaneo e visionario, allestito dal grande regista e fondatore dello
Schaubühne di Berlino Peter Stein alza il sipario su quello che lui stesso definisce “un uomo
dotato di talento e fascino, ma incapace di trovare un posto nel mondo”. Di tutt’altro genere è
la parabola esistenziale del protagonista di Educazione sentimentale, la pièce di Ivan Cotroneo
in prima assoluta con Giuseppe Fiorello che riflette sulla formazione e la crescita emotiva
maschile; mentre la dissacrante commedia nera di Dan Fante Don Giovanni e il suo pitbull,
indaga le criticità della famiglia americana di fine millennio, riattualizzando la vena disincantata
dell’autore di Chiedi alla polvere. Il mondo della fantasia accompagna il debutto della
compagnia norvegese-statunitense Wakka Wakka che con Dead as a Dodo – pièce dalle tinte
burtoniane che il New York Times non ha esitato a definire “geniale” – conduce gli spettatori in
un viaggio irriverente tra ossa e scheletri, mettendo l’innovazione a servizio dell’immaginazione;
l’universo del mito trova invece una nuova dimensione con il tributo a Eschilo Eumenidi Oreste
è salvo firmato da Serena Sinigaglia e con Venus and Adonis, la rilettura della storia di Venere
e Adone da parte della compagnia sudafricana Isango Ensemble. La letteratura trova posto con
l’omaggio a Beckett dei #SIneNOmine della Casa di Reclusione di Spoleto e con la prima
europea dell’audace adattamento del Kohlhaas di Heinrich von Kleist – produzione Brighton
Festival in coproduzione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto – diretto da Omar Elerian che
vede protagonista l’attore nigeriano Arinzé Kene; la realtà si moltiplica con gli interrogativi della
prima italiana di Esencia scritta da Ignacio García May e diretta da Eduardo Vasco,
direttamente dal Teatro Español di Madrid, interpretata da Juan Echanove e Joaquín Climent, e
si avvita su sé stessa in modo grottesco con la rappresentazione del testo di Max Frisch, The
Arsonists Biedermann e gli incendiari, diretto da Fritzi Wartenberg e interpretato dagli attori
del Berliner Ensemble; la religione diventa un viaggio nei Vangeli in cinque spettacoli con Le
radici di mezzo mondo, per la regia di Michele Santeramo e le musiche di Sergio Altamura. I
talenti emergenti saliranno sul palco con le proposte dell’Accademia Nazionale d’Arte
Drammatica Silvio d’Amico, tra cui Atti segreti per persone anonime di Claudio Tolcachir.
Danza: Il mondo della danza si apre sulle coreografie della prima europea di This is Rambert, lo
spettacolo con cui la compagnia di danza contemporanea più longeva del Regno Unito celebra
il suo centenario in un trittico di espressioni: dal gesto collettivo di (LA)HORDE con
Hop(e)storm al movimento metaforico di Emma Evelein con Gallery of Consequence fino alle
nuove connessioni relazionali e ritmiche create da Bobbi Jene Smith. A celebrare un altro
centenario, quello di Robert Rauschenberg, sono la Trisha Brown Dance Company e il Merce
Cunningham Trust, che in Dancing with Bob rendono omaggio all’interdisciplinarietà dei
linguaggi artistici con una performance tra danza e arti visive, con le coreografie di Trisha
Brown e Merce Cunningham. L’incontro intimo e complementare di musica e danza è affidato
invece a Seven Ages, il progetto site specific con cui il compositore Kirill Richter e il coreografo
Marco Goecke firmano una performance ispirata alle sette età dell’uomo secondo Shakespeare,
mentre in Sons of Echo un collettivo di primi ballerini, tra cui l’étoile Daniil Simkin, che è anche
direttore creativo del progetto, affronta il tema della mascolinità nel mito e nel presente sulle
coreografie di quattro stelle femminili della danza contemporanea come Lucinda Childs, Drew
Jacoby, Tiler Peck e Anne Plamondon, con la partecipazione straordinaria del due volte
Grammy Award Gregory Porter. Alla chanson francese è ispirata la prima italiana della creazione
di Benjamin Millepied Du bout des lèvres e alla reinterpretazione del flamenco la performance
Ejercicios hacia el alivio che vede in scena la bailaora Leone d’Argento alla Biennale di Venezia
2022 Rocío Molina insieme con il bailaor e percussionista José Manuel Ramos Oruco. Il grande
ritorno della Maratona Internazionale di Danza riunirà sullo stesso palco le stelle più talentuose
del balletto, tra cui Tiler Peck, Roman Mejia, Maia Makateli, Madoka Sugai, Alessandro Frola e
Sergio Bernal (protagonista di un’inedita versione flamenca del capolavoro di Stravinskij The
Rite of Spring in prima mondiale, con un ensemble di 16 bailaores sulle coreografie di Albert
Hernández e Irene Tena di La Venidera insieme a Eduardo Martinez).
Arte: Si ispira al rapporto tra uomo e natura il gesto artistico di Giuseppe Penone, eccellenza
italiana che firma il manifesto della 69° edizione del Festival con l’opera in bronzo e vegetazione
Le foglie delle radici, installazione di quasi 10 metri che svetterà in Piazza Pianciani. Al maestro
dell’Arte povera è dedicata una mostra diffusa, in collaborazione con lo studio dell’artista e
Gagosian, che si completa con l’esposizione Anafora, a Palazzo Collicola, e con l’installazione –
nell’Ex Battistero della Manna d’Oro – a cura di Saverio Verini con i sette video del ciclo
Epheměris, presentata dalla Fondazione Carla Fendi. La visione surreale e dirompente di David
Szauder, per la prima volta in Italia con un’opera completa, popolerà la città di “evocazioni”
confermando la vocazione del Festival a farsi vetrina di talenti internazionali: le facciate dei
palazzi storici, animate dalle proiezioni spirituali dell’artista ungherese, si faranno segno
tangibile delle eredità immateriali di chi ha attraversato Spoleto e il suo Festival, contribuendo
alla costruzione della sua identità. L’esposizione digitale Evocation of Spirits, in mostra durante
il giorno per 7 spettatori alla volta nell’Ex Museo Civico, coinvolge 7 palazzi simbolo della città,
che il videomapping renderà schermi a cielo aperto anche di notte. Notte che sarà illuminata
anche dalle note del Lincoln Centre di New York: a partire dalle 23, nella sede di Palazzo
Collicola, il Jazz Club avvolgerà le serate con la sua atmosfera conviviale ed elegante, propria
dello spirito e dello stile della City that never sleeps.
Eventi: Il Festival non si ferma alle discipline storicamente rappresentate dalla kermesse, ma si
espande fino a farsi contenitore di esperienze, incontri ed eventi. Arrivano le Lezioni di cinema
con Antonio Monda, per spaziare da I Vitelloni a Mean Streets; gli Incontri condotti da
Leonetta Bentivoglio, Simone Caltabellota e Antonio Gnoli, ad accogliere le voci più
autorevoli della contemporaneità tra cui il Cardinale Matteo Maria Zuppi e il Premio Strega
Emanuele Trevi; il tributo alla giornalista Franca Sozzani Franca’s Legacy, composto di due
documentari (uno inedito) e di un talk con Francesco Carrozzini, Carla Sozzani e Sara Sozzani
Maino, Paolo Roversi ed Emanuele Coccia. Poi, la rassegna al femminile I Dialoghi a Spoleto
curata da Paola Severini Melograni focalizzata sul coraggio delle donne, l’esposizione di Marco
Nereo Rotelli dedicata a Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini PPP Pound Poesia Pasolini, le
produzioni multidisciplinari della residenza artistica La Mama Spoleto Open.
____________________________________________________________
Il Festival dei Due Mondi ringrazia Palazzo Barberini per la gentile concessione della prestigiosa
sede del Salone Pietro da Cortona. Thomas Clement Salomon, Direttore delle Gallerie Nazionali
di Arte Antica, evidenzia il legame tra le due realtà in uno spirito di collaborazione e
complementarità.
“Siamo felici di collaborare alla presentazione della sessantanovesima edizione del Festival dei
Due Mondi di Spoleto, un appuntamento culturale di rilevanza internazionale strategico per il
Paese. La collaborazione assume ancor più significato qui a Palazzo Barberini, in virtù dello
stretto legame tra Spoleto e la famiglia Barberini. Il Cardinale Maffeo, futuro papa Urbano VIII, fu
Vescovo di Spoleto dal 1608 al 1617 e proprio in questi mesi nelle nostre sale è esposto, tra i
capolavori in arrivo da tutto il mondo per la grande mostra dedicata a Gian Lorenzo Bernini, il
Busto di Urbano VIII commissionato dal pontefice come offerta destinata alla Cattedrale di
Spoleto”.

I biglietti sono disponibili per l’acquisto su Vivaticket e sul sito del Festival: festivaldispoleto.com
Sono previste riduzioni per gli Under 30, per i Residenti del Comune di Spoleto, per i Gruppi e i
soggetti convenzionati con il Festival. Con il Carnet a tre spettacoli e l’abbonamento libero Easy
Card sarà possibile assistere a tutti gli spettacoli del Festival con speciali benefit e agevolazioni.

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Teatro Regio di Parma, Enrico Onofri in concerto speciale alla Filarmonica Toscanini
IUC, Bomsori Kim e Julia Okruashvili in concerto
JAZZ&WINE presenta “Around Gershwin”, progetto dedicato a George Gershwin
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