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Teatrionline > Blog > Concerto > IUC, Omaggio a György Kurtág all’Accademia d’Ungheria
ConcertoRoma

IUC, Omaggio a György Kurtág all’Accademia d’Ungheria

Redazione Roma
Ultima modifica: 28 Maggio 2026 15:07
Redazione Roma
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Il Quartetto Sincronie
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Giovedì 28 maggio i concerti del Quartetto Sincronie e di Erik Bertsch

Seminario introduttivo di Marica CoppolaConcerti (Sala Liszt, Palazzo Falconieri)Quartetto Sincronie | ore 18.00Erik Bertsch pianoforte | ore 19.30Posto unico 5 euro (+1 euro di prevendita)vivaticket.comL’Istituzione Universitaria dei Concerti e l’Accademia d’Ungheria di Roma insieme in occasione del centenario della nascita del compositore ungherese György Kurtág, fra le più autorevoli voci musicali del secondo Novecento.L’Omaggio a György Kurtág si terrà giovedì 28 maggio 2026 presso l’Accademia d’Ungheria (Sala Liszt) e sarà articolato in un seminario introduttivo a cura di Marica Coppola e da due concerti, del Quartetto Sincronie (alle ore 18.00) e del pianista Erik Berstch (alle ore 19.30).

Kurtág, che ha compiuto 100 lo scorso 19 febbraio, è stato di recente insignito della laurea honoris causa dall’Accademia di Musica Franz Liszt di Budapest dove è stato studente e docente di pianoforte e musica da camera dal 1967, ma sono numerosi i concerti e le rappresentazioni di opera in tutta Europa in occasione del centenario del compositore.

Presso la prestigiosa Accademia Liszt, Kurtág ha studiato composizione con Sandor Veress e Ferenc Farkas e dopo lo scoppio della rivoluzione ungherese del 1956, si è trasferito a Parigi, per un solo anno, decisivo però nel suo percorso di compositore. A Parigi ha seguito i corsi con Darius Milhaud e Messiaen. Se i suoi primi lavori risentono dell’influenza di Bartók, l’anno parigino ha immediatamente inciso sul suo linguaggio musicale che si colloca al di fuori delle linee guida dell’avanguardia, considerato spesso un outsider per la scelta di continuità con il passato e la sua intuitiva espressività.
Kurtág crea delle preziose miniature delle grandi forme classiche, e gioca sulle strutture frammentarie, realizza una monumentale serie pianistica degli Játékok (giochi) giocando sugli stili e le forme tratte dalla storia della musica, ottiene la concentrazione espressiva con l’essenzialità dei mezzi, mostrando un rapporto profondo e originale con la storia della musica, da Bach e Schumann a Bartók e Webern, orientandosi anche nella ricerca delle possibilità espressive e drammatiche della voce umana o nei (rari) lavori orchestrali, fino al capolavoro, l’opera Fin de partie, rappresentata al Teatro alla Scala di Milano nel 2018, tratta dall’omonimo atto unico di Samuel Beckett.
Nato nel 1926, il compositore ungherese György Kurtág è una delle voci più autorevoli del panorama musicale contemporaneo internazionale. In un percorso creativo che attraversa il secondo Novecento fino ai nostri giorni, la sua esperienza compositiva si colloca nel territorio complesso e fecondo del dialogo tra tradizione e avanguardia. Come ha scritto il critico musicale Alex Rossi «Ogni tentativo di descrivere la musica di Kurtág dev’essere fatto con riserva: compressa ma non densa, lirica ma non dolce, cupa ma non tetra, quieta ma non calma».
A partire da una contestualizzazione storico-musicale della figura del compositore, il seminario introduttivo proposto da Marica Coppola, Dottoressa di ricerca in “Musica e Spettacolo” presso la Sapienza Università di Roma, autrice di saggi e articoli sulla musica del Novecento, proporrà una guida all’ascolto delle opere di Kurtág eseguite durante i concerti del Quartetto Sincronie (ore 18.00) e del pianista Erik Berstch (ore 19.30) ponendole in relazione con i lavori di altri autori presenti in programma, tra cui Schubert, Janáček, Ligeti, Feldman e Scodanibbio.

Il Quartetto Sincronie (Houman Vaziri violino, Agnese Maria Balestracci violino, Arianna Bloise viola Elide Sulsenti violoncello) accosta a Officium Breve in memoriam Andreae Szervànsky op.28 di Kurtág, Structures for String Quartet composta nel 1951 dallo statunitense Morton Feldman e Mas Lugares (2003) del contrabbassista e compositore italiano Stefano Scodanibbio. Nel loro insieme, i tre brani delineano tre modalità complementari di superamento della forma musicale tradizionale: la concentrazione estrema del gesto in Kurtág, la sospensione del tempo in Feldman, la spazializzazione del suono in Scodanibbio. Al centro di questa costellazione, la figura di Kurtág non appare isolata, ma come punto di intensità in cui si concentrano e si rifrangono diverse possibilità dell’ascolto contemporaneo
Il Quartetto, nato nel 2011, perfezionatosi presso la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia “W. Stauffer”, ha all’attivo numerosi concerti in prestigiosi Festival e Teatri in Italia e all’estero. Il suo debutto discografico “Malipiero-Monteverdi” ha ricevuto la nomination ICMA 2025.

Note di sala
Trame del Silenzio, geometrie della memoria
“Il concerto esplora l’estetica della sottrazione e della micro-struttura nel secondo Novecento attraverso tre capolavori che ridefiniscono il tempo e lo spazio acustico. L’Officium Breve op. 28 di György Kurtàg (1989) si articola in 15 fulminee miniature per quartetto d’archi. Concepito come una liturgia funebre condensata in memoria di Andràs Szervanszky, il brano riunisce il rigore del canone di A. Webern a laceranti contrasti espressivi, dove il silenzio si fa materia sonora drammatica. In Structures (1951) di Morton Feldman, invece il suono viene svuotato da ogni intento narrativo. Il Quartetto fluttua costantemente su dinamiche microscopiche (pianissimo estremo). Eventi isolati, accordi fragilissimi e suoni armonici creano una tela espressionista astratta dal tempo sospeso. Mas Lugares (2003) di Stefano Scodanibbio chiude il cerchio fondendo la memoria dei Madrigale di C. Monteverdi con tecniche tese al limite. Il Quartetto si trasforma in uno strumento ibrido e vitreo: una polifonia antica filtrata da una moderna camera dell’eco”.Quartetto Sincronie

Erik Bertsh, pianista italiano di origini olandesi che si dedica con curiosità e spirito di ricerca al repertorio contemporaneo, propone un itinerario poetico fra una selezione di Játékok (“Giochi”), la raccolta di pezzi per pianoforte e brani che ce dialogano con autori da lui evocati, Franz Schubert, Leoš Janáček, Modest Mussorgsky, György Ligeti e Domenico Scarlatti. Intensa l’attività concertistica di Bertsch che lo porta a esibirsi in Italia, Europa e Nord America e a collaborare con artisti come Monica Bacelli, Alvise Vidolin, Marco Angius, e come solista con l’Orchestra di Padova e del Veneto.

Note di sala
“Il recital propone un itinerario nell’universo poetico di György Kurtág attraverso una selezione di Játékok (“Giochi”), la raccolta di pezzi per pianoforte che il compositore ungherese iniziò a scrivere nel 1973 senza più fermarsi fino ai nostri giorni. Si tratta di brani di estrema brevità, quasi aforistica, nati dall’interesse verso l’approccio giocoso dei bambini alla tastiera del pianoforte, in cui risalta l’affascinante sintesi espressiva che è tratto distintivo dell’opera di Kurtág. Nel corso dei decenni – la seria conta ormai undici volumi pubblicati – i Játékok hanno accompagnato l’evoluzione artistica di Kurtág passando dall’iniziale semplicità a una scrittura più densa e complessa, pur mantenendo l’idea del frammento, del pensiero fugace annotato su un diario personale. Spesso troviamo omaggi a amici, a compositori del passato o del presente, e questo recital ci accompagna in un viaggio di riflessi e risonanze in cui i brani dialogano con le musiche degli autori evocati. Franz Schubert, Leoš Janáček, Modest Mussorgsky, György Ligeti e Domenico Scarlatti compaiono così come presenze vive, filtrate attraverso lo sguardo intimo e frammentario di Kurtág, mentre le pagine di Játékok trasformano il pianoforte in uno spazio di allusioni, ricordi e gesti essenziali: pochi suoni, sospesi e rarefatti, capaci di evocare interi mondi espressivi. Il programma disegna così un continuo intreccio tra passato e presente, tradizione e memoria personale”. Erik Bertsch

________________________________________________________________________________

György Kurtág
Nato a Lugoj (Romania) nel 1926 da genitori ungheresi, il compositore György Kurtág si trasferì in Ungheria nel 1946. Rappresenta una delle voci più originali e autorevoli del panorama musicale contemporaneo. Dopo aver intrapreso gli studi a Timișoara, si è perfezionato a Budapest sotto la guida di maestri quali S. Veress, F. Farkas e P. Kadosa, completando la sua formazione a Parigi con Darius Milhaud e Olivier Messiaen. Se nelle opere giovanili è evidente l’influenza del modello di Béla Bartók, è a partire dal 1959 che la sua produzione rivela una cifra stilistica del tutto personale. Kurtág ha saputo operare una sintesi magistrale tra il rigore delle ricerche post-weberniane e una sensibilità espressiva che non rinuncia a polarità tonali né a raffinati richiami ai materiali del folklore. Docente di lungo corso a Budapest, si è imposto all’attenzione internazionale per la capacità di condensare in forme spesso aforistiche una drammaticità intensa e profonda. Tra le sue composizioni più significative si annoverano: I detti di Péter Bornemisza (1963-1968), per canto e pianoforte; 4 Capricci op. 9 (1971), per soprano e strumenti; I messaggi della defunta R. V. Trussova (1976-1980), per voce e 14 strumenti. Il suo linguaggio, contraddistinto da un’estrema economia di mezzi e da una precisione millimetrica, ne consacra l’assoluto rilievo tra i grandi maestri della musica del nostro tempo.

BIOGRAFIA | Erik Bertsch
Pianista italiano di origini olandesi, Erik Bertsch si dedica con curiosità e spirito di ricerca al repertorio contemporaneo, collaborando con molti dei più importanti compositori di oggi. Le sue incisioni del Primo Libro delle Miniature Estrose di Marco Stroppa (Kairos, 2020) e dell’opera completa per pianoforte di George Benjamin (Piano Classics, 2024) ricevono unanime apprezzamento dalla critica internazionale, ottenendo il riconoscimento di Disco del mese per Classic Voice, una nomination ICMA e recensioni a 5 stelle per le riviste Diapason, Classica, Musica. L’attività concertistica lo porta a esibirsi in Italia, Europa e Nord America. Ha collaborato con artisti come Monica Bacelli, Alvise Vidolin, Marco Angius, e come solista con l’Orchestra di Padova e del Veneto. Formatosi al Conservatorio di Firenze con Maria Teresa Carunchio, si è perfezionato con Alexander Lonquich, Enrico Pace, Maria Grazia Bellocchio, Pierre-Laurent Aimard e Tamara Stefanovich.

BIOGRAFIA | Quartetto Sincronie
Il Quartetto Sincronie, fondato nel 2011, si è formato presso la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia “W. Stauffer” di Cremona. Ha preso parte a importanti accademie internazionali in Francia, Austria e Finlandia, oltre a workshop di alta formazione sulla musica contemporanea presso la Fondazione Cini di Venezia. Premiato al Concorso Internazionale F. Mencherini (2013), si è esibito in numerosi festival e istituzioni, tra cui il Festival Pontino, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, l’Auditorium Parco della Musica di Roma. È stato protagonista di eventi di rilievo internazionale, tra cui la cerimonia per il Premio Nobel per la Fisica a Giorgio Parisi (2021), e ha collaborato con l’American Academy in Rome e il Teatro dell’Opera di Roma come quartetto in scena per lo spettacolo “Cacti” di A. Ekman. Attivo anche in ambito radiotelevisivo, ha partecipato a produzioni Rai e trasmissioni di Rai Radio3 e Classica HD. Con l’uscita del primo disco “Malipiero e Monteverdi” ed. Stradivarius, ha ottenuto la nomination ICMA 2025. È stato selezionato dalla Fondazione Accademia Musicale Chigiana di Siena per prendere parte al progetto Giovani Talenti Musicali Italiani nel Mondo iniziativa istituita in collaborazione con il MAECI e con il CIDIM.

BIOGRAFIA | Marica Coppola
Dottoressa di ricerca in “Musica e Spettacolo” presso la Sapienza Università di Roma, si è laureata in Musicologia nella stessa università e in violino al Conservatorio di Napoli. Dopo aver vinto una borsa di studio residenziale della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, nel 2025 è stata assegnista di ricerca presso l’Istituto Storico Germanico di Roma, dedicandosi allo studio delle musiche composte all’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo. Ha collaborato con numerose istituzioni musicali, come la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro di San Carlo e il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, curando note di sala, introduzioni all’ascolto e presentazioni di concerti. Le sue pubblicazioni comprendono saggi e articoli sulla musica del Novecento, tra cui il volume di prossima pubblicazione Nuove prospettive del quartetto per archi in Italia. Ricostruzione di un genere dal 1989 al primo ventennio del Duemila. Attualmente è docente di Storia della Musica per Didattica presso il Conservatorio di Salerno.
Accademia d’Ungheria

L’Accademia d’Ungheria in Roma è una delle istituzioni culturali straniere più antiche e prestigiose della Capitale. Fondata alla fine dell’Ottocento per iniziativa di Vilmos Fraknói, l’Accademia funge oggi da ponte strategico tra la cultura ungherese e quella italiana.
L’Accademia si occupa, attraverso l’Istituto Storico Fraknói, di promuovere lo studio dei documenti d’archivio vaticani e romani, curando pubblicazioni accademiche di rilievo internazionale. Ospita annualmente borsisti, artisti e studiosi, offrendo una vetrina d’eccellenza per l’arte contemporanea ungherese attraverso mostre nella propria Galleria, concerti e rassegne cinematografiche. Organizza convegni e tavole rotonde in collaborazione con università e istituzioni italiane, favorendo il dialogo diretto tra gli intellettuali e i ricercatori dei due Paesi. Oggi l’Accademia si configura come un moderno centro di eccellenza, impegnato a valorizzare il patrimonio comune e a promuovere l’innovazione culturale nel cuore di Roma. Palazzo Falconieri è dal 1927 sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma. In quanto tale, esso è l’immobile di maggior pregio dello Stato ungherese all’estero e, allo stesso tempo, caposaldo all’estero della cultura ungherese, di valore simbolico per gli intellettuali d’Ungheria. Nel corso dei suoi cinquecento anni di storia il Palazzo Falconieri è stato più volte modificato, fino a trasformare un palazzetto rinascimentale nella sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma, uno degli istituti culturali esteri più eleganti della Città Eterna. Sebbene ogni epoca del suo passato abbia lasciato traccia sull’edificio, l’impronta dell’ampliamento Francesco Borromini è, sopra tutte, quella che ne determina la fisionomia attuale. In seguito alle numerose ristrutturazioni, le parti cinque-seicentesche sono sostanzialmente scomparse o hanno subìto alterazioni, sostituite talora da nuovi elementi architettonici o decorativi, mentre degli arredi e delle collezioni d’arte precedenti il XX secolo nulla è rimasto in via Giulia.

In occasione dell’omaggio a Kurtág sarà possibile visitare presso l’Accademia d’Ungheria le mostre a ingresso libero:
“Alla ricerca del tempo perduto – mostra d’arte contemporanea” (info)
“Melancolia Universalis & Come una diga” (info)

Per informazioni
Tel. 06.3610051-52
www.concertiiuc.it

Orbita|Spellbound, Nostalgia di Giovanni Insaudo
Schola Romana Ensemble, lo spettacolo Canticum Canticorum
Piattaforme Coreografiche, Ballo! Taranta d’Amore
Fondazione Atena assegna i premi 2023
Moisai 2022. Voci contemporanee in Domus Aurea, il programma della terza settimana

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