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Teatrionline > Blog > Prosa > Teatro Argentina, Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller
ProsaRoma

Teatro Argentina, Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller

Redazione Roma
Ultima modifica: 7 Maggio 2026 11:01
Redazione Roma
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13 – 24 maggio 2026

 

Morte di un commesso viaggiatore, la celebre opera di Arthur Miller, si fa specchio delle inquietudini contemporanee con la regia di Carlo Sciaccaluga, in scena dal 13 al 24 maggio al Teatro Argentina.

Quando, nel 1949, lo spettacolo debuttò a Broadway, l’America era immersa in quel paradossale slancio ottimistico del dopoguerra, tra ricostruzione materiale, boom economico, fiducia cieca nella promessa di un’ascesa sociale illimitata, ma Arthur Miller seppe cogliere fin da subito il volto oscuro di quel mito: la brutalità nascosta sotto la superficie del successo, la solitudine di chi misura il proprio valore sul metro della competizione, la disperazione di chi non può permettersi il fallimento. Oggi, in un mondo in cui il capitalismo è diventato non soltanto un sistema economico, ma una forma di vita interiore, Morte di un commesso viaggiatore non parla più soltanto dell’America, ma dell’intera umanità globalizzata.

La regia di Carlo Sciaccaluga è uno scavo doloroso nel nostro presente. Il Willy Loman, interpretato da Luca Lazzareschi, non è un relitto, è il nostro contemporaneo. È l’uomo che cerca ancora, ostinatamente, di esistere in un mondo che non conosce più il valore dell’errore, della lentezza, della fragilità. Il grido d’allarme lanciato da Miller più di settant’anni fa è rimasto inascoltato, e ciò che nel 1949 sembrava già intollerabile oggi si è fatto regola, sistema, normalità. Eppure, anche in questo paesaggio di fratture, resta la traccia, inconfondibile, di un legame, di un amore che resiste, di una voce che chiama, di uno sguardo che, pur nel fallimento, cerca l’altro.
A rendere quest’opera rivoluzionaria fu anche la sua struttura formale. Miller spezza la linearità del tempo, abolisce ogni netta separazione tra realtà e memoria, presente e passato, sogno e coscienza. Le scene si fondono, si sovrappongono, si contraddicono.

Con una scena votata alla crudezza dei sentimenti più che alla ricostruzione naturalistica, e una recitazione che punta al cuore nudo dei personaggi – interpretati da Luca Lazzareschi, Pia Lanciotti, Sergio Basile, Andrea Nicolini, Giovanni Arezzo, Silvia Biancalana, Domenico Bravo, Giovanni Cannata, Michele De Paola, Eletta Del Castillo, Riccardo Livermore, Chiara Sarcona – lo spettacolo propone un viaggio dentro la disgregazione degli affetti familiari, la perdita della dignità personale, la tragedia quotidiana di chi, pur avendo dato tutto, si trova a mani vuote. È una scrittura scenica che affonda nella mente del protagonista, seguendo i suoi scarti, i suoi vuoti, i suoi deliri. In un’epoca come la nostra, in cui il concetto stesso di realtà si fa sempre più sfumato — e resta da interrogarsi se sia un bene o un male — Morte di un commesso viaggiatore si impone come una delle opere fondanti di quel lungo attraversamento della coscienza che è gran parte della letteratura occidentale del secondo Novecento.

«Rileggerla oggi significa interrogarsi su cosa ancora possiamo intendere per verità – dichiara Carlo Sciaccaluga – Morte di un commesso viaggiatore non parla più soltanto dell’America, ma dell’intera umanità globalizzata. Walter Benjamin, nel descrivere il mondo moderno, parlava della perdita d’aura: la dissoluzione dell’unicità dell’opera, e con essa dell’individuo, nell’epoca della riproducibilità tecnica. Anche Willy Loman, in fondo, è una figura senza aura: replicabile, intercambiabile, superflua. La sua tragedia è quella dell’uomo ridotto a funzione economica, che non trova più nella propria esistenza un valore intrinseco, ma solo un prezzo di mercato. Nel figlio primogenito, Willy proietta tutte le sue speranze di riscatto: un futuro migliore, la promessa di un’affermazione che a lui è stata negata. Ma il figlio stesso, pur desiderando una vita diversa, non riesce davvero a liberarsi di quella visione, non trova il coraggio di abbattere il totem paterno. Morte di un commesso viaggiatore è anche, come lo stesso Miller ha scritto, una storia d’amore tra un padre e un figlio. Ed è, come molte storie d’amore dolorose, una storia fatta di fantasie, illusioni, allucinazioni. Willy non riesce ad accettare la realtà per quella che è: inizia a crearne versioni alternative, deformate dal desiderio e dalla frustrazione. Il passato si trasfigura in un’età dell’oro perduta, il futuro proietta l’ombra di case-dormitorio affollate da un’umanità disperata e feroce, contro la quale competere senza tregua. Ma l’illusione della realizzazione di sé, del successo, sopravvive nei sogni, o meglio: negli incubi.

Accanto a lui, Linda Loman rappresenta la silenziosa, potentissima presenza dell’amore che resiste. In un testo dominato dalle voci maschili, è lei il contrappunto costante alla disperazione del protagonista: un amore reale, quotidiano, ricambiato, che non redime Willy ma lo accompagna fino all’ultimo istante, riconoscendone la dignità anche quando il mondo intero gliel’ha negata. In Linda, Miller affida alla scena una figura femminile complessa e radicale, ben lontana dalla retorica della moglie devota, e ancora oggi, nella sua semplicità, di straordinaria forza tragica. Nel suo Salesman in Beijing, Miller sottolinea come la vicenda di Willy Loman fosse immediatamente comprensibile e toccante anche per il pubblico cinese: un pubblico lontano, diverso, eppure pronto a riconoscersi nel dramma di un uomo che misura il proprio valore in base alla sua produttività. È la prova che quel “sogno americano”, con la sua promessa e il suo inganno, parla ancora al cuore ferito di ogni società che abbia fatto della competizione e dell’efficienza il perno dell’esistenza umana. Morte di un commesso viaggiatore non è un’opera che ci insegna a capire. È un’opera che ci spinge, ancora, a sentire. A non dimenticare che, prima di ogni ruolo, di ogni prestazione, di ogni aspettativa, siamo esseri umani. E che solo nelle relazioni tra esseri umani si gioca, davvero, la nostra possibilità di esistere».

personaggi e interpreti
Willy Loman Luca Lazzareschi
Linda Loman Pia Lanciotti
Biff Loman Michele De Paola
Happy Loman Giovanni Cannata
Bernard Riccardo Livermore
La donna Silvia Biancalana
Charley Andrea Nicolini
Zio Ben Sergio Basile
Howard Wagner Giovanni Arezzo
Stanley Domenico Bravo
Miss Forsythe / Segretaria Eletta Del Castillo
Jenny / Letta Chiara Sarcona

FONDAZIONE TEATRO DI ROMA _ www.teatrodiroma.net
TEATRO ARGENTINA_ Largo di Torre Argentina, 52 – 00186 Roma
Biglietteria: tel. 06.684.000.311 _ email biglietteria@teatrodiroma.net _ Biglietti: da € 40 a € 25
Orari spettacolo: mercoledì 13 maggio ore 20, venerdì, martedì ore 20; mercoledì, sabato e giovedì 21 ore 19;
domenica e giovedì 14 maggio ore 17 _ Durata spettacolo: durata 3 ore più un intervallo

Teatro Argentina
13 – 24 maggio 2026

Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller
traduzione Masolino D’Amico
regia Carlo Sciaccaluga
con Luca Lazzareschi, Pia Lanciotti
e Sergio Basile, Andrea Nicolini
e con (in o.a.) Giovanni Arezzo, Silvia Biancalana, Domenico Bravo, Giovanni Cannata,
Michele De Paola, Eletta Del Castillo, Riccardo Livermore, Chiara Sarcona
scene Anna Varaldo
costumi Anna Verde
musiche Andrea Nicolini, Leonardo Nicolini
luci Antonio Sposito
aiuto regia Marta Cirello
direttore di scena Angelo Grasso
coordinamento dei servizi tecnici Giuseppe Baiamonte
produzione Teatro Biondo Palermo

orari spettacoli: mercoledì 13 maggio ore 20, venerdì, martedì ore 20;
mercoledì, sabato e giovedì 21 ore 19; domenica e giovedì 14 maggio ore 17

Teatro Vittoria, Stand Up Family di Chiara Bonome e Mattia Marcucci
La valle della paura
Misura per misura
Accademia di Santa Cecilia, Beatrice Rana e Jakub Hrůša. in concerto
Teatro Sala Umberto, Il giocatore di Carlo Goldoni

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