Grande successo di "Pane, olio e vino sound" al parco archeologico Scolacium di Borgia (Catanzaro) per uno spettacolo unico nel suo genere
“La regione Calabria è l’unica regione d’Italia dove ci sono più suonatori che ascoltatori”. Ambrogio Sparagna lo dice convinto sia a concerto appena iniziato che alla fine della performance, affiancato dai componenti dell’Orchestra popolare italiana dell’auditorium del parco della musica di Roma. C’è trepidazione da parte del pubblico del parco Scolacium di Borgia che attende l’arrivo sul palco della “band” per un altro grande ed imperdibile appuntamento di “Armonie d’arte” ideato ed organizzato dalla sua infaticabile direttrice artistica ed il suo staff Chiara Giordano.
Ma poi quando i musicisti guadagnano le proprie postazioni lo spazio è tutto per loro e per la loro musica. Sparagna si pone al centro e dirige la sua squadra. Racconta e si racconta colui che è uno tra i massimi esperti al mondo di musica popolare del Mediterraneo che, insieme ad altri musicisti di rango, sono riusciti a “tradurre” la tradizione orale di canti, ballate e ritmi tipici in un’esperienza sonora moderna.
Gli ingredienti ci sono tutti e le possibilità di venire “travolti” da sonorità tipiche del Mare Nostrum, pure. La musica è incalzante con una, due danzatrici a ballare a ritmo e gli spettatori invitati più volte a battere le mani a tempo. E’ il tempo delle tamurriate, delle nacchere, della tambora, della zampogna, della chitarra battente. Sparagna mette in luce e fa diventare protagonisti suoni di un tempo lontano che rischia di essere perduto. Cosicché in un ideale “ponte” con la Tunisia dà spazio a Ziad Trabelsi con il suo caratteristico strumento: un liuto arabo di undici corde tenuto abbracciato a mò di chitarra con cui ha cantato tre pezzi della tradizione del suo Paese d’origine. Ecco dunque come i suoni dell’Italia meridionale diventano tutt’uno con quelli degli altri Paesi dall’altra parte del Mediterraneo. E non è finita qui.
Subito dopo è la volta del greco Theodoro Melissinopoulos da 36 anni in Italia e che ha incontrato l’amore proprio in quel di Catanzaro Lido. Melissinopoulos ha elogiato la “nobiltà dell’accoglienza” del popolo calabrese e la sua mission è un po’ diventata anche questa oltre a preservare la musica del suo paese d’origine. Melissinopoulos con Sparagna racconta dell’arrivo in Italia dei monaci basiliani e “da cui tutto partì”, della musica bizantina cantando pezzi frutto di un accurato studio che arriva fino ai nostri giorni.
E’ un po’ la riscoperta delle nostre origini, dei popoli grecanici come quello “sperduto” di Gallicianò, una frazione di Condofuri in provincia di Reggio Calabria. Insomma, Sparagna e la sua orchestra cantano l’orgoglio dell’appartenenza. Sparagna ha ritrovato e rinnovato la dignità della cultura musicale del popolo calabrese con la sua continua e costante ricerca musicale; di una cultura musicale – va precisato – che c’è sempre stata ma di cui forse le genti di Calabria, forse, non ne sono state pienamente consapevoli. Se poi il tutto si associa da sempre al “pane, olio e vino sound” così come ha titolato – e non a caso – il suo bel spettacolo con tanto di degustazione al seguito, il resto è fatto. Infine, – mentre tanti spettatori, nel frattempo, si sono radunati davanti al palco a ballare – il bis è un pezzo che diventa una sorta di dedica verso il pubblico il cui ritornello è composto dalle parole del grande Dante Alighieri: “L’amore che move il sole e le altre stelle”… Gli applausi convinti di un pubblico entusiasta hanno così concluso una serata strepitosa.

